Fallout 76: Wastelanders, un appagante ritorno nel West Virginia – Recensione

Abbiamo sviscerato la prima, gigantesca espansione di Fallout 76, un DLC che strizza l'occhio al singleplayer.

Recensione
A cura di Pasquale Fusco - 25 Aprile 2020 - 10:47

Inutile girarci intorno: Fallout 76 è l’episodio più controverso – e, indubbiamente, il più difettoso – che i fan della serie Bethesda abbiano mai giocato. Nella nostra recensione, risalente al novembre 2018, il titolo in questione non aveva raggiunto neanche la sufficienza, a causa delle gravi lacune che presentava sul fronte contenutistico e per l’indigesto comparto tecnico, semplicemente disastroso. Insomma, l’Appalachia ci aveva regalato più di qualche amara delusione, ma anche un paio di gradite sorprese.

L’ambientazione ispirata alla Virginia Occidentale e al suo peculiare folklore si è rivelata una delle più affascinanti e complesse dell’intero franchise: nelle oltre 300 ore della nostra run abbiamo esplorato ogni singolo angolo dell’Appalachia, restando talvolta colpiti dalla cura riposta nel level design e nella scrittura di alcune quest. La natura co-op del titolo si è fatta sentire e dobbiamo soprattutto ad essa, e ai costanti update, la nostra prolungata permanenza nel West Virginia. Peccato solo per un paio di passi falsi (Fallout 1st) che tutt’oggi faticheremmo a giustificare.

Oggi, nel 2020, l’intricato viaggio di Fallout 76 ha finalmente trovato un punto di svolta. L’espansione Wastelanders ha portato una ventata d’aria fresca nella Zona Contaminata, facendo piovere contenuti gratuiti e nuove meccaniche che alterano l’intera formula di gioco, migliorandola sensibilmente. È il primo, significativo passo verso la “redenzione” dell’RPG post-apocalittico.

Wastelanders: coloni, predoni e tesori appalachiani

In quel dell’Appalachia è ormai trascorso un anno dall’apertura del Vault 76, il rifugio anti-atomico da cui siamo emersi per riedificare un mondo trasfigurato dalla guerra nucleare. In questi mesi gli abitanti del Vault hanno affrontato innumerevoli minacce, come le aberranti mostruosità generate dalle radiazioni o le orde di robot poste a difesa delle poche strutture rimaste ancora in piedi. Il pericolo più grande è tuttavia rappresentato dagli Ardenti, creature portatrici di un terribile morbo che ostacolerebbe ogni tentativo di ricostruzione.

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Mentre continuiamo a lavorare duramente per plasmare il futuro del West Virginia, lo stato americano viene presto ripopolato da nuovi, inattesi abitanti: sono i Coloni e i Predoni, approdati in Appalachia per reclamare le sue vaste lande. Con la presentazione di queste due fazioni, Bethesda Softworks compie un brusco dietrofront implementando per la prima volta gli NPC umani, la cui assenza era stata ferocemente criticata dal pubblico di 76.

Dalle nuove fazioni derivano due distinte storyline, ciascuna caratterizzata dai suoi eccentrici protagonisti e da imprevedibili colpi di scena. Nell’Appalachia si fanno sempre più rumorose le voci riguardanti un ipotetico tesoro nascosto chissà dove, ma non si può fare a meno di notare cosa sta accadendo dietro le quinte: Predoni e Coloni si contendono il controllo della Virginia Occidentale, dando inizio a un violento conflitto che coinvolgerà inevitabilmente ogni abitante della regione. Decidere da che parte schierarsi sarà una scelta tutt’altro che scontata e, come vedremo nel prossimo paragrafo, ciò è dovuto a un egregio lavoro di scrittura che ha consentito a Fallout 76 di regalarci momenti di rara epicità – almeno per i recenti standard della serie.

Abbiamo quindi fatto visita all’avamposto di Crater per fare la conoscenza dei Predoni e del loro leader, Meg, una delle figure più carismatiche di quest’avventura. Prendendo parte alle adrenaliniche scorribande di questa fazione ci siamo lasciati conquistare dal gentiluomo Johnny Weston e dall’improbabile duo formato dal supermutante Gail e dalla piccola Ra-Ra, personaggi che resteranno facilmente impressi nelle menti dei fan di Fallout.

Nonostante i dissidi con i loro “selvaggi” rivali, i Coloni non sono poi tanto diversi in termini di organizzazione. Il burbero Paige protegge il nutrito gruppo di Foundation e lo guida in alcune spedizioni volte al recupero delle principali risorse necessarie alla sopravvivenza. La sfaccettata questline dei Coloni ci ha condotti in nuove e inesplorate zone dell’Appalachia e, anche in questo caso, ci ha presentato altri stravaganti soggetti, come la folle e geniale Penelope ‘Penny’ Hornwright.

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Non solo Coloni e Predoni, il West Virginia ha dato il benvenuto ad altri aspiranti appalachiani: c’è chi è arrivato per seminare morte e distruzione, come le Aquile Sanguinarie, e chi per importare squisiti distillati e un’ulteriore manciata di quest secondarie.

Parliamo allora dell’allegra combriccola del Wayward, guidata dalla sfrontata Duchessa e da altri singolari elementi. Saranno questi ultimi a introdurci alla fantomatica caccia al tesoro che sta smuovendo l’intera Appalachia, così come saranno sempre loro a regalarci siparietti a dir poco memorabili: concorderete con noi quando vi toccherà collaborare con un ghoul logorroico e un Assaultron (letteralmente) fuori di testa.

Il cuore della campagna di Wastelanders è proprio qui, incarnato da questi NPC capaci di aggiungere quell’importante strato narrativo che tanto avremmo desiderato trovare nel concept originale. Le storyline delle due fazioni sono destinate a intrecciarsi in un finale tanto esplosivo quanto soddisfacente, il quale spalanca le porte al rinnovato endgame e alle impegnative attività destinate ai giocatori più esperti. Prima di poter raggiungere tale soglia, però, occorrerà spendere tra le quindici e le venti ore per portare a termine la maggior parte delle quest proposte; una durata che, naturalmente, varierà in base all’approccio scelto per affrontare le dozzine di missioni disponibili.

Un ritorno alle origini, ma si guarda anche al futuro

La ritrovata presenza di altri esseri senzienti – che non siano robot o sofisticate IA – giustifica l’aggiunta di un’altra meccanica alquanto attesa.

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Wastelanders introduce un sistema di dialogo in puro stile Fallout, che permette ai giocatori di 76 di interagire con i “nuovi arrivati” e di instaurare un rapporto amichevole o conflittuale: le numerose opzioni dialogiche rivelano una profondità sorprendente e ci offrono diverse occasioni per sfruttare i tratti S.P.E.C.I.A.L. del nostro alter ego, al fine di sbloccare scenari altrimenti inaccessibili. A tal proposito, i fan di vecchia data troveranno diversi punti di contatto con Fallout 3 e New Vegas, non solo per quanto concerne l’elevata qualità della scrittura o il marcato black humor, ma anche in merito alle conseguenze (più o meno evidenti) delle scelte effettuate.

Scelte che determineranno anche la nostra reputazione agli occhi delle due fazioni. È qui che entra in gioco un ulteriore sottosistema che gestirà i rapporti con le principali fazioni di Wastelanders: progredendo nei sette livelli previsti guadagneremo la fiducia di Coloni e Predoni e accederemo ad esclusive ricompense provenienti dai rispettivi arsenali. Un alto grado di reputazione ci permetterà inoltre di sbloccare nuove opzioni di dialogo, alterando il consueto atteggiamento che alcuni NPC assumerebbero nei nostri confronti.

I dialoghi coinvolgeranno anche un’altra categoria di PNG presentataci da Wastelanders: parliamo degli Alleati, personaggi che incontreremo casualmente durante il nostro viaggio e che ci coglieranno alla sprovvista con assurde richieste, innescando un’altra serie di missioni aggiuntive. Oltre ad arricchire la longevità complessiva del DLC, gli Alleati diverranno un vero valore aggiunto per i giocatori di 76: potranno stabilirsi presso i C.A.M.P., contribuendo alla difesa del nostro rifugio personale e interagendo amichevolmente con gli utenti che verranno a farci visita.

Si potrebbe quasi dire che Wastelanders abbia trasformato Fallout 76 in un gioco singleplayer, una metamorfosi “forzata” anche da qualche problema piuttosto insolito. L’ossatura multiplayer permane, come testimonia la doppia possibilità di accedere a ogni quest in solitaria o in compagnia di un amico, ma c’è un intoppo: partecipando a una sessione co-op non potrete prendere parte ai vari dialoghi e, pertanto, sarete semplici spettatori della missione avviata dal vostro compagno; come se ciò non bastasse, in tal modo si corre il rischio di perdere i progressi associati alla missione cooperativa, il che vi costringerà a rigiocare la medesima quest in solitaria – che si tratti di un bug o di una discutibile scelta di design, il risultato finale non è affatto piacevole.

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Chiudendo questa (prima) parentesi sui nei di Wastelanders, tocca spendere qualche parola sul “nuovo” endgame di Fallout 76, o almeno su quanto abbiamo visto finora.

Mentre i novizi saranno alle prese con le innumerevoli missioni della campagna, i veterani di 76 avranno modo di mettere le mani su una nuova valuta in-game. Parliamo dell’Oro, che torna a essere la risorsa più preziosa e ambita, al punto da spingere i giocatori più navigati a ripercorrere i propri passi e a focalizzarsi nuovamente su eventi pubblici e missioni giornaliere. Attraverso queste attività otterremo speciali coupon con cui riscattare la moneta aurea: con i lingotti d’oro potremo accedere a una ghiotta selezione di ricompense inedite, in cui troveremo costosi progetti per il proprio arsenale e per il C.A.M.P., così come formidabili corazze, armature atomiche e, naturalmente, nuove bocche da fuoco.

È in questo modo che Wastelanders eleva la caccia al loot a un nuovo livello, conquistando l’attenzione di quei giocatori che, dopo centinaia ore di gioco, si erano ormai abbandonati alla monotonia delle solite missioni. Per il momento, gli eroi dell’Appalachia dovranno accontentarsi di due nuovi eventi pubblici che aggiungeranno un pizzico di pepe all’intero mix, ma solo il tempo saprà dirci se Bethesda Softworks sarà in grado di sfruttare al meglio il rinnovato endgame di Fallout 76.

Il nuovo Fallout 76: pregi e (ancora) troppi difetti

Sì, è giunto il momento di parlare del comparto tecnico e, dunque, delle principali note dolenti della produzione targata Bethesda Softworks.

Non ripeteremo quanto già detto fino allo sfinimento: Fallout 76 era ed è tutt’oggi uno dei titoli più problematici disponibili su PC e console, in particolare su queste ultime piattaforme, dove l’esperienza offerta può risultare molto frustrante.

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È evidente che il Creation Engine tanto caro a Howard e colleghi abbia ormai raggiunto il suo limite – da un po’ di anni, oseremmo dire – eppure, da Wastelanders, ci saremmo aspettati un lavoro di ottimizzazione che avrebbe migliorato, anche di poco, la giocabilità di Fallout 76 su PlayStation 4 e Xbox One. Non è stato così e, al contrario, l’introduzione degli agognati NPC sembra aver portato con sé nuovi ostacoli: durante la nostra prova su PS4 Pro, il frame-rate ci ha schiaffeggiati con notevoli drop anche nelle situazioni meno concitate, mentre una nuova serie di bug (legati prettamente ai PNG) ci ha regalato una sana dose di imprecazioni nel bel mezzo della campagna.

Un vero peccato, dal momento che l’espansione gratuita avrebbe anche introdotto nuove e sensazionali location, tra le più belle che l’Appalacchia possa offrire. Parliamo ad esempio dei colossali avamposti delle fazioni (Crater e Foundation), di veri e propri mondi sotterranei ricchi di segreti – che ci hanno portato alla mente il buon vecchio Skyrim – e di vecchie strutture della mappa rivisitate e ripopolate dai nuovi abitanti del West Virginia. Tutto questo regalerà ai giocatori alcuni dei momenti visivamente più spettacolari dell’intero gioco.

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Dalle note dolenti del comparto tecnico passiamo a quelle certamente più gradevoli del sonoro. Su questo fronte la produzione ha compiuto un lavoro a dir poco eccellente, ampliando la soundtrack orchestrale con inediti arrangiamenti dal grande impatto emotivo e, soprattutto, donandoci un doppiaggio italiano di ottima fattura, ben al di sopra di quanto ci era stato proposto in Fallout 4 (2015).

+ Una valanga di contenuti gratuiti
+ Gli NPC umani hanno soddisfatto le nostre aspettative
+ Sistema dialogico che richiama le brillanti origini della serie
+ L'endgame promette faville
- La nuova campagna non si adatta benissimo al contesto co-op di 76
- Soverchiante per i nuovi giocatori
- Ottimizzazione ancora insufficiente su console

7.8

Wastelanders segna l’ambiziosa ripartenza di Fallout 76, un gioco noto ai più per la sua incalcolabile mole di difetti, piuttosto che per le poche vette qualitative raggiunte. L’espansione cambia finalmente le carte in tavola: c’è una nuova, corposa campagna da giocare in compagnia degli amici o – preferibilmente – in solitaria; ci sono i dialoghi, coinvolgenti e ben strutturati; infine c’è un endgame rinnovato, che trae vantaggio dalla nuova valuta virtuale per soddisfare i veterani più esigenti. Bethesda ha dunque centrato il bersaglio, ma nulla le vieterebbe di correggere il disastroso tiro del comparto tecnico, ancora insufficiente per gli standard di una generazione giunta ormai al suo culmine.




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