Dry Drowning recensione | L’insopprimibile peso della scelta

Italian do it better (?)

Recensione
A cura di Marino Puntorieri - 1 Agosto 2019 - 15:00

Nonostante le scarse doti investigative, la prima prova su Dry Drowning, di circa un mese fa, mi aveva lasciato parecchio soddisfatto ed incuriosito sulla bontà del lavoro nelle mani di Studio V. Il team italiano era riuscito fin da subito a toccare le giuste corde e risvegliare quel senso di curiosità tipica della figura del detective fino ad allora rimasta in me latente, proponendo un assaggio che mi ha completamente stregato e lasciato con l’acquolina in bocca di sapere come sarebbero potute continuare le peripezie del nostro tormentato e astuto protagonista. Finalmente ho messo le mani e letteralmente divorato la versione completa del titolo, precisamente su pc, e sono pronto a raccontarvi quanto sono rimasto soddisfatto.

Nova Polemos  is watching you

Ubicata nel Nord Europa del 2066, Nova Polemos è una città tecnologicamente avanzata e indipendente, restia dallo scambio di informazioni con l’esterno se non in casi estremamente rari e minuziosamente controllati dalle forze dell’ordine. Al suo interno le giornate scorrono apparentemente con tranquillità, non fosse che questa viene garantita nella maggior parte dei casi limitando, anche con prepotenza, i diritti dei cittadini. Una metropoli cresciuta in poco meno di un secolo con numerosi bagni di sangue e diversi esponenti politici pronti a sporcarsi le mani per raggiungere i propri scopi.

In questo mondo verosimilmente instabile, fin da subito presentato come cinico, spietato e crudele, impersoniamo il detective privato Mordred Foley, all’estenuante ricerca di un serial killer nominato Pandora famoso per “agghindare” le scene del crimine con evidenti  rimandi alla cultura greca. Il protagonista è tormentato dall’aver mandato sulla sedia elettrica due innocenti durante l’ennesima indagine sul folle omicida, ma all’inizio dell’avventura ha una nuova possibilità di redimersi agli occhi dei cittadini, e non solo, grazie ad un nuovo incarico legato ad una nuova scia di morte con evidenti rimandi scenografici proprio a Pandora. Da qui comincia l’avventura assieme alla fidata assistente  Hera Kairis ed altri numerosi personaggi dove è fondamentale cercare fin da subito capire di chi è possibile fidarsi e chi no.

Tua la scelta ed il peso delle conseguenze

In Dry Drowning ogni scelta ha delle pesanti conseguenze sia nell’immediato sia nel futuro; i ragazzi di Studio V hanno realizzato un titolo dalle forte natura investigativa a tinte noir dove ogni momento è propizio per far sentire sulle spalle dei videogiocatori tutto il peso di una decisione, fondamentale per tessere rapporti tra i personaggi e soprattutto decretare chi vive e chi muore. Il team italiano ha enfatizzato e fatto proprio il concetto di “Butterfly effect” in ambito videoludico, creando numerosi bivi narrativi e una storia incalzante fin dai primi minuti. Sensazioni già provate, insomma, nella demo passata, ma che qui hanno trovato più di un positivo riscontro definitivo.

Nel corso delle otto ore necessarie per completare la prima run risulta impossibile non immedesimarsi nella frustrazione psicologica del detective davanti a situazioni dove le responsabilità delle proprie scelte gravano sul futuro di persone, partiti politici e intere nazioni. La sensazione è proprio quella di avere una Spada di Damocle fluttuante poco sopra la testa pronta a cadere in ogni momento e destabilizzarci psicologicamente alla prima insicurezza. Arrivati ai titoli di coda, il gioco presenta già dal lancio anche una saggia funzione NG+ che, riprendendo gli avvenimenti dalla fine del primo capitolo, ci permette di cambiare l’intera storia e sbloccare altri due finali che stravolgono completamente le forze in gioco e gli avvenimenti, valorizzando la longevità finale per un totale di anche 20 ore ed oltre per i più impavidi, intenzionati a scoprire tutti i segreti celati nel mondo di gioco. Un risultato niente male considerando il genere.

Indagini al chiar di Luna

Il gameplay  della versione finale di Dry Drowng conferma le buone sensazioni dell’anteprima: scovare la verità, risolvendo i vari casi, necessita di un meticoloso lavoro di ricostruzione, con sequenze suddivise tra la raccolta di indizi e l’effettivo smascheramento dell’accusato di turno.  La prima fase è quella forse un po’ più semplice e lineare, forse troppo se non per qualche indovinello qua e là ben più stratificato andando oltre la raccolta di prove con il semplice click di oggetti in bella vista, mentre le seconde rappresentano il fiore all’occhiello dell’intera produzione; in queste bisogna ricostruire l’intera vicenda ribattendo sulle vacillanti difese dell’indiziato e facendo leva sulle visibili paure.

Le sessioni appena citate risultano estremamente incalzanti; il detective Mordred riesce per qualche strano motivo a capire subito chi tra i vari personaggi incontrati ha qualcosa da nascondere, e, a causa del proprio passato che lo ha destabilizzato psicologicamente, vede comparire sul volto del personaggio bugiardo di turno una vera e propria maschera della vergogna a forma di animale, senza disdegnare qualche leggera tinta horror. Smascherare un criminale o un bugiardo in Dry Drowning assume quindi una doppia connotazione psicologica e visivamente cupa che da un forte senso di coinvolgimento al videogiocatore che riesce subito ad apprezzarne la meccanica man mano che si prosegue con la storia, differenziandola positivamente dalle analoghe sessioni di titoli simili.

Tecnicamente il titolo di Studio V si porta dietro le stesse considerazioni  positive della breve demo con qualche piccolo appunto ulteriore. Se solo un layout forse troppo scarno per alcuni pannelli, come la mappa che ubica i diversi luoghi tra i quali spostarsi, continua a far storcere il naso, Dry Drowning rimane a conti fatti una piccola perla per occhi ed orecchie. Stilisticamente traspira personalità da tutti i pori ed i disegni dei personaggi sono colmi di dettagli, con enfasi su alcune sessioni e primi piani grazie ad una palette cromatica sulle diverse sfumature del grigio che valorizza le rare volte in cui si usano i più classici ed accesissimi colori per qualche panorama. Il mondo di gioco riesce a prendere vita comunque grazie alla mole sorprendente di documenti e testi , anche tradotti interamente in italiano, volti a caratterizzare ambientazioni e personaggi, il tutto accompagnato da tracce, principalmente di pianoforte, estremamente azzeccate per ogni occasione ed ispirate. Da segnalare, infine, la quasi assenza di bug o problemi di sorta, permettendomi di completare l’esperienza senza mai dover riavviare qualche salvataggio.

+ Storia incalzante con diversi bivi narrativi
+ Stilisticamente ha personalità da vendere
+ Buona longevità generale
+ Il giocatore è costantemente sotto pressione per ogni decisione intrapresa...
- ... forse troppo
- Alcune semplificazioni per indagini e layout su schermo

8.5

Dry Drowning riesce a far breccia nel cuore dei videogiocatori grazie ad una storia ricca di espedienti efficaci, merito anche di alcuni colpi di scena da dover sottolineare e la presenza di finali multipli che ne impreziosiscono la longevità senza minimamente abbassare l’asticella della qualità generale. Una grapich-novel capace di far sentire il peso schiacciante delle scelte e far vacillare al netto delle responsabilità che ne conseguono, dalla più piccola alla più grande.  Peccato per qualche piccolezza qua e là, ma rimane comunque una piccola perla tutta italiana da giocare e godersi su pc, in attesa della versione console.




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