Recensione 6 min

Dolmen | Recensione – Chi troppo vuole, nulla stringe

Prime Matter fa il passo più lungo della gamba

Sull’onda lunga dello strabiliante successo di Elden Ring, il genere dei soulslike continua la sua espansione multipiattaforma, trascendendo l’età dei giocatori coinvolti e persino la loro abilità pad alla mano, così da tentare il salto da categoria da giochi di nicchia a fenomeno di massa.

Dolmen

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, XONE, XSX
Genere:
gioco-di-ruolo, soulslike
Data di uscita:
20 Maggio 2022
Sviluppatore:
Massive Workd Studio
Distributore:
Koch Media

Prime Matter, etichetta di Koch Media di recente fondazione dedicata a produrre IP originali per il publisher teutonico, si cimenta allora con il genere proponendo Dolmen, action RPG fantascientifico nel quale riponevamo discrete speranze, nonostante già dai primi trailer apparisse evidente come il budget non fosse dei più cospicui e molte delle idee fossero prese dalla concorrenza.

Andiamo a vedere com’è andata, allora.

Vincere un viaggio a Revion Prime

Differentemente dal filone dei giochi FromSoftware e da molti dei titoli ad essi ispirati, Dolmen (che potete trovare anche su Instant Gaming) aderisce maggiormente al genere fantascientifico per quanto concerne la sua narrazione, che peraltro si rivela assai più chiara e lineare di quanto non sia quella, perlopiù opaca e misteriosa, di tanti congeneri.

Anche qui la narrativa ambientale, nella forma di appunti e memo opzionali rinvenibili in molte delle location, svolge un ruolo primario, ma come appoggio alla lore piuttosto che come attore principale delle vicende, che si sviluppano in maniera comprensibile per tutta la durata della campagna.

Il giocatore è chiamato ad esplorare Revion Prime, un pianeta ostile sul quale, in seguito alla scoperta di un cristallo alieno dalle capacità straordinarie, denominato proprio Dolmen, sembra essersi scatenato il putiferio: l’avamposto precedentemente insediatosi non risponde più ad alcun tipo di comunicazione, e solamente un uomo riesce a passare attraverso un teletrasporto danneggiato per andare a verificare cosa sia effettivamente successo.

Inutile dire che quell’uomo sarà l’alter ego del giocatore: privo ricordi della terra, apparentemente capace di spostarsi agilmente tra linee temporali differenti (ma è lui o il pianeta ad aprirgli questa possibilità?), il nostro avatar sarà in perenne contatto radio con una voce femminile che proverà a guidarlo da remoto, non sempre in maniera impeccabile.

Già dopo pochi passi appare evidente come quasi tutto sia andato terribilmente storto: corpi dilaniati a destra e a manca, appartenenti a diverse razze, terrestri e non, un silenzio assordante rotto solamente dai versi gutturali delle creature che popolano il pianeta e, soprattutto, uno strano loop per il quale il nostro, pur cadendo vittima dei colpi delle bestie che lo circondano, torna in vita in pochi secondi, alimentando un ciclo senza fine che però sembra non aver coinvolto gli sfortunati che giacciono a terra o decorano le pareti della base spaziale di Revion Prime.

Infondere l'arma di potere elementale sarà spesso utilissimo

Sebbene non si possa dire che la narrativa sia il punto forte della produzione, abbiamo apprezzato tanto l’ambientazione quanto la costante sensazione di pericolo e di imminente catastrofe che permea certe fasi del gioco, soprattutto durante la prima decina di ore, quando le abilità imparate sono ancora poche ed ogni nemico è potenzialmente letale.

Come vedremo anche in seguito, il team di Prime Matter ha pescato a piene mani da alcuni dei migliori esponenti della categoria per tutti gli aspetti della sua produzione, dal gameplay alla direzione artistica, e se dovessimo citare un nome per quanto concerne l’incipit e parte della storia probabilmente nomineremmo Dead Space di Electronic Arts, in particolare il primo ed il terzo episodio.

Prestito senza interessi

Quando si parla di gameplay, invece, le fonti di ispirazione più palesi sono due, ovvero quella, già citata più volte, dei Souls di FromSoftware ma anche la reinterpretazione a base di polvere da sparo e armi da fuoco che del genere hanno dato in Gunfire Games con Remnant from the Ashes.

E se da questi apprezzati prodotti Dolmen fosse riuscito a prendere il meglio, la minestra preparata da Prime Matter sarebbe stata poco originale di certo, ma anche piuttosto saporita, perché parliamo pur sempre di prodotti che hanno saputo guadagnarsi talvolta voti altissimi (da Dark Souls a Bloodborne, che trovate in sconto su Amazon), talaltra meritate lodi per aver rifinito e variato la formula base (Remnant from the Ashes).

E invece, come avrete intuito dal voto in calce a questa recensione, qualcosa è andato storto.

Anche sorvolando sulla totale mancanza di idee davvero originali e sull’eccessivo appoggiarsi a soluzioni di gioco già viste più volte nel corso delle ultime due generazioni di console, Dolmen sbaglia a tratti anche i fondamentali, come un guru della medicina che arriva ad un congresso per smettere di fumare tossendo vigorosamente dopo aver appena spento la sua ultima sigaretta.

In certi frangenti, e con certe build, il gioco somiglierà ad un TPS

In un genere dove un frame di animazione in più o in meno può fare la differenza tra una morte repentina (con conseguenti improperi) e una vittoria all’ultimo istante, il gioco distribuito da Koch Media si arrabatta con collisioni a volte imprecise, hitbox difficilmente decifrabili ed una certa indeterminatezza di fondo.

La grande libertà di approccio iniziale, che ci ha spinto, complici le 160 ore appena trascorse con una build melee in Elden Ring, ad optare inizialmente per una classe basata sulle armi da fuoco, si ritorce contro il giocatore già a partire dalla metà della campagna, quando alcuni boss, e ancora più, certi nemici “comuni” risultano quasi impossibili da abbattere se non ricorrendo ai cari, vecchi danni corpo a corpo.

Come nell’ultima, monumentale fatica firmata da Hidetaka Miyazaki, la libertà di scelta deve necessariamente accompagnarsi ad un game design oculato, di ampio respiro, che non precluda (o renda oltremodo frustrante) l’avanzamento ad alcun tipo di personaggio.

Il nostro pistolero, invece, dopo aver fatto a fettine senza troppe difficoltà i primi tre boss proposti dalla campagna, tanto da farci alzare il sopracciglio à la Ancelotti per il bilanciamento generale, si è imbattuto, suo malgrado, in un boss immune alle armi a distanza per lunghi tratti, che si scopriva in frangenti di tempo brevissimi e che ha quindi richiesto un combattimento da quasi cinquanta minuti, giunto al culmine di numerosi tentativi falliti, per essere abbattuto.

Inutile dire che quei cinquanta minuti non siano stati esattamente i più divertenti dei nostri ultimi mesi di (video)gioco.

Il folle spadaccino visto in molti trailer

Certo, avremmo potuto affidarci all’immarcescibile tecnica del grinding, pompando punti in forza e costituzione per modificare in corso d’opera la build inizialmente basata su destrezza ed energia e trasformando, nel processo, un gioco da circa venticinque ore in uno da oltre quaranta, ma ci saremmo davvero divertiti? Probabilmente no.

Perché Dolmen offre sprazzi di buone idee, come la barra dell’energia alla quale si attinge sia per i proiettili sia per curarsi, regolata dall’utilizzo di batterie rinvenibili sul campo di battaglia in numero assai limitato, circondati da tanto gameplay sufficiente, che non restituisce un buon peso dei colpi, non premia (o dovremmo dire non consente?) la ritirata strategica, visto che moltissimi nemici ci rincorreranno fino alla fine del mondo, e non promuove davvero l’alternanza tra colpi a corto raggio e armi da fuoco che i trailer lasciavano intuire.

Tentando di coniugare il viscerale corpo a corpo dei Souls e la gestione strategica degli spazi e dei tempi di ricarica apprezzata in Remnant from the Ashes, Dolmen finisce con il dar vita ad un misto tra i due stili che sembra disomogeneo, e di certo finisce con lo scontentare tanto i fan dell’una quanto dell’altra scuola di pensiero.

E sarebbe ancora più facile per noi stroncare il gioco in virtù di questi problemi e della conclamata mancanza di idee davvero uniche, ma forse questo non renderebbe giustizia a quel poco di buono che c’è.

Perché Dolmen, tra tanta sufficienza, riesce di quando in quando ad alzare la testa (e la media), offrendo un discreto level design, un paio di boss fight ben congegnate e una stuzzicante varietà di strumenti di morte, tanto nel breve quanto nel lungo raggio.

Ci sono i prodromi di un buon prodotto, che avrebbe potuto scavarsi una sua nicchia in un genere a sua volta non propriamente per le masse, ma le promesse sono raramente mantenute, e al termine dell’inquietante viaggio su Revion Prime rimane quindi l’amaro in bocca.

Svuotare caricatori dentro buchi viventi è sempre una buona idea

Con PS4 in mente

A suggellare questa processione di occasioni perse c’è un comparto tecnico, questo sì evidente sin dai primi video promozionali, che non solo non rende giustizia alla piattaforma ospite (per l’occasione, PlayStation 5), ma che avrebbe fatto fatica a distinguersi anche sulle macchine di scorsa generazione.

La modellazione poligonale, il set di animazioni, quanto mai fondamentale in un titolo appartenente al sottogenere dei Souls, la varietà e l’originalità del bestiario nemico lasciano tutte a desiderare, con la sola fluidità a fungere da baluardo della buona programmazione.

Tanto in modalità performance quanto in quella che privilegia la risoluzione ed il dettaglio, Dolmen si è mosso sempre a 60 fps, con singhiozzi rari e mai davvero decisivi nell’economia di gioco: duole constatare come la semplicità delle costruzioni poligonali e la limitatezza e legnosità delle movenze tanto del protagonista quanto di molti nemici siano probabilmente una delle ragioni per le quali le performance risultano tra gli aspetti più convincenti della produzione.

I nemici volanti sono frequenti, e purtroppo si assomigliano un po' tutti tra loro

Non manca qualche scorcio interessante, tra aride vallate che richiamano Marte e antri spaventosi dove regnano l’umidità e le ragnatale, ma raramente il prodotto Prime Matter ci ha stupito davvero, e mai ci ha lasciato a bocca aperta, anche solo per il design di una delle mostruosità che ci ha gettato contro.

Con una singola eccezione, quando siamo stati costretti a ricaricare il salvataggio più recente perché il nostro personaggio si era bloccato in un angolo impervio dello scenario, peraltro in totale assenza di nemici, il codice di gioco si è dimostrato pulito sin dai primi giorni di test, quando alla pubblicazione (che, lo ricordiamo, avverrà nella giornata del 20 maggio) mancavano ancora diverse settimane.

Menzione finale per l’audio ed il doppiaggio, non particolarmente presenti ma entrambi di discreta fattura.

Versione recensita: PS5

6,4

Dolmen

Piattaforme: pc, ps4, ps5, xone, xsx
Dolmen è un coacervo di idee finanche valide, ma male amalgamate, che finiscono col generare un prodotto schizofrenico, che tenta, senza riuscirvi, di riunire sotto lo stesso tetto il combattimento all'arma bianca dei Souls e le sparatorie calcolate e rischiose di Remnant from the Ashes. Nonostante non manchi qualche spunto interessante, come la gestione delle batterie energetiche da dosare tra cure e abilità elementali offensive, o la buona varietà di armi ed equipaggiamenti tra cui scegliere, non ci sentiamo di promuovere senza remore un prodotto derivativo e poco coraggioso, a meno che non abbiate già esaurito le opzioni a vostra disposizione e vi sia rimasta una gran voglia di soulslike. Speriamo davvero che Prime Matter e Massive Workd Studio possano riprendere ambientazione e lore per non disperdere quel che di buono c'è in questa nuova proprietà intellettuale.

Pro

  • Originale gestione delle riserve di salute e munizioni...
  • Ambientazione affascinante

Contro

  • ...ma per il resto tutte idee prese altrove
  • Animazioni incomplete e talvolta imprevedibili
  • Penalizza certi tipi di build
  • Visivamente arretrato
6,4