Devil May Cry V, Capcom is on fire!

Devil May Cry V è il punto di arrivo di una serie che ha fatto la storia. Sarà all'altezza delle aspettative?

By |25/02/2019|Categories: Anteprima, In Evidenza|Tags: |

I demoni possono piangere?

Probabilmente no, ma è nelle lacrime che si nasconde la loro eventuale umanità. Dante, figlio di Sparda, un mezzo demone, sa bene entrambe le cose. Ed è forse in questo continuo viaggio a suon di spade demoniache, spacconaggine ed epicità compressa tra luce e oscurità che Devil May Cry V ha trovato terreno fertile tra le attese del pubblico. Indipendente dal protagonista utilizzato, il fascino di questa epopea metal ha aumentato il potenziale di attacco di Capcom nel periodo d’oro, e non poteva certo mancare all’appello in questi ultimi due anni di chiaro rinascimento. Dopo il periodo di buio totale, in cui fantasmi del passato erano decisamente più assillanti degli (scarsi) successi del presente, nei piani alti di Capcom ci si è fermati a comprendere ciò che rese quei titoli i grandi capolavori che ricordiamo. Ne sono derivati Resident Evil 7, Resident Evil 2 Remake, un ottimo Monster Hunter, e in queste settimane ci stiamo avvicinando al fatidico momento del nuovo capitolo di Devil May Cry, Devil May Cry V.

L’abbiamo provato in lungo e in largo, per un totale di 4 ore e 11 missioni a disposizione (anche se non siamo riusciti a svolgerle tutte) e, nonostante l’ampia disponibilità della build foriera di una gran quantità di informazioni, ci siamo ritrovati a rimpiangerne la fine. A testimonianza di una altissima qualità e della formula inossidabile e vincente che la serie porta in dote. Non vogliamo svelarvi troppo della storia e, come da prassi, visto che tra l’altro siamo in fase di preview eviteremo di addentrarci nell’intreccio.

Il Devil May Cry fra i Devil May Cry?

C’è un’onda di fedeltà che tratteggia l’esuberanza dei personaggi, il continuo scontro tra ombre e oscurità in questo grande quadro a tinte grigie, la persistenza di una colonna sonora soggiogata ai riff di una chitarra in distorsione. Troviamo quel mix di recupero e restauro dello stile della serie che nei suoi eccessi ha fatto scuola. Nero, V e Dante incarnano tre facce della stessa medaglia e si uniscono nella grande summa di questo capitolo quasi a dare l’idea di essere di fronte al Devil May Cry dei Devil May Cry. Cutscene, ambientazioni, battute, personaggi sono allineati sulla stessa frequenza di stile e si esaltano l’un l’altro, esattamente come l’apice del climax di una sonata.
Devil May Cry V fin da questi primi elementi si vanta di aver incarnato la perfetta forma per il sequel della serie. Non manca di nulla, riuscendo a rimanere ancora più in bilico tra la sua anima epica e quella epicamente trash che lo contraddistinguono. La maturità del medium si mescola con una serie che ha ritrovato in pieno lo spirito con cui è nata e che per il momento ci ha stregato, nonostante solo la recensione saprà darci le risposte definitive che cerchiamo.

Poteva essere da meno il gameplay? Certamente no. Dove il titolo di Capcom trova i maggiori agi è proprio pad alla mano. Ogni personaggio ha un gameplay totalmente diverso, Nero con il Devil Bringer (sostituito dai Devil Breaker), V con i suoi demoni animali, e Dante tra Rebellion, Ebony & Ivory e Force Edge. Li abbiamo provati tutti e tre, e il modo in cui si incastrano nello sviluppo della storia è tale da condurci a una progressione di complessità a partire dal più semplice Nero, per approdare infine a Dante. A unirli è il tipico sistema a combo, che si costruisce sulle mosse a disposizione dei personaggi dopo averle acquistate nello shop. Maggiore è la varietà, più è facile salire di punteggio e raggiungere la tanto agognata valutazione S. Il timing è un fattore chiave in Devil May Cry V, si deve attaccare con il giusto ritmo per concatenare al meglio gli attacchi.

Durante l’utilizzo di V questo aspetto si mostra in maniera ancora più marcata, perché contemporaneamente avremo Griffon e Shadow ad attaccare, e per massimizzare il punteggio sarà opportuno alternare entrambi. V deve poi finire tutti i nemici sul campo, aggiungendosi come terza variabile in gioco.
Ognuno dei due support d’attacco può essere potenziato con una barra dedicata per un massimo di tre volte, aumentando danno, vita e durata della fase “berserk”. Anche V può essere potenziato per un breve lasso di tempo, concedendosi una particolare mossa speciale, particolarmente forte.

Nero, invece ha in dote i Devil Breaker, che sostituiscono il suo Devil Bringer perduto. Essi possono sfoderare dei colpi particolarmente potenti a patto che non siano interrotti. Ciò finirebbe con il distruggere il braccio e attivare così il successivo. Si può anche distruggere volontariamente l’arma per arrecare un ingente danno. Questo strumento apre anche a un minimo di esplorazione lanciando una corda che lo collega alle piattaforme distanti in presenza di opportuni appigli.
Dante infine, investe totalmente nel recupero del passato. Ritornano armi, mosse, Devil Trigger, stili, recuperati dai precedenti capitoli della serie, in un sistema di combattimento frenetico e appagante. C’è la possibilità di passare in tempo reale fra tutti questi, così da ottenere il massimo dinamismo e ambire al massimo degli stylish points.

Di tutto e di più. Tutto incastonato, come se non si fosse capito, nella storica struttura action a livelli. Un richiamo che stacca videogioco da evoluzione tecnologica e mette completamente a servizio del divertimento e della consolidata formula vincente il nuovo capitolo della serie. Talvolta evolvere e rivoluzionare possono servire, per Capcom invece è il legame con il passato a dare forza alla produzione e i risultati a fronte di questa scelta non sono tardati ad arrivare, e si vedono anche nel nuovo Devil May Cry.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi

Devil May Cry V lavora sull’immagine stando attento a risaltare ciò che in un action dovrebbe essere predominante. Qualitativamente possiamo dire che il titolo non compete per un Oscar al fotorealismo, ma i giochi di luce, particellari, e lo stile generale delle ambientazioni vincono sul mero dettaglio. Le animazioni poi, sono un tutt’uno con il gameplay e la fluidità con cui il tutto si incastra a schermo, tra nemici e combo, è tutto a favore del titolo Capcom. Musicalmente parlando, come in apertura, potremmo quasi definire DMC V come un’opera metal moderna. L’attenzione ai particolari della colonna sonora e sull’abbinamento con il gioco è quasi maniacale, ed è approvata su tutta la linea.

Devil May Cry V è il punto di arrivo di una serie action che ha fatto la storia del genere, oltre che di una software house che negli ultimi due anni ha ritrovato se stessa. Il risultato? Per le 4 ore della prova, fenomenale. Fenomenale nello stile, unico e strafottente nei personaggi, concreto e ritmato nel gameplay, genuinamente trash nelle situazioni. Un altro centro? Probabilmente sì, lo scopriremo solo fra pochissimi giorni: l’8 marzo per la precisione.