Conglomerate 451, cyberpunk Made in Italy – Recensione

Conglomerate 451 sembra un titolo di nicchia, ma strizza l'occhio anche ai neofiti del genere roguelike.

Recensione
A cura di Marino Puntorieri - 21 Febbraio 2020 - 10:14

Negli ultimi anni, il genere cyberpunk è tornato alla ribalta nel mondo videoludico grazie alle sempre maggiori informazioni disponibili per l’ultimo e omonimo titolo in sviluppo presso CD Projekt Red, capace di catalizzare l’attenzione di critica e pubblico con facilità disarmante. Occasione propizia anche per i team più piccoli per tuffarsi in questa ramificazione del genere fantascientifico, cercando di ottenere discreto consenso con qualche piccolo stratagemma nell’ottica di un gameplay funzionale, diversificato, ma che permetta al titolo di cavalcare l’onda dell’entusiasmo generale sopra descritto. Ne è l’esempio più lampante Conglomerate 451, progetto sviluppato da Runeheads, minuto team nostrano composto da tre sole persone, che sembra aver molto da dimostrare al panorama videoludico degli indie e non solo.

Tu ancora non sai cos’è il dolore

Narrativamente, Conglomerate 451 permette di individuare già nella sua nomenclatura, rispettivamente alla prima e seconda parola, la città è il settore specifico nel quale dovremo operare, come agenzia, per cercare di riportare l’ordine e la pace. Il settore 451 è il più violento e pericoloso dell’intera città e ospita quattro corporazioni che gestiscono tutte le più classiche attività illegali possibili e immaginabili, ovviamente servendosi di corruzione e forza bruta come metodi coercitivi e l’ausilio di gang malfamate locali per raggiungere i propri fini a qualunque costo.

Conglomerate 451, cyberpunk Made in Italy – Recensione

Nella modalità storia, dopo aver creato la nostra agenzia con tanto di nome e logo, saremo chiamati a sgomberare tutte le attività illecite presenti, missione dopo missione, con difficoltà crescente, nell’arco temporale di settantacinque settimane e con l’alternarsi di alcune piacevoli cutscene volte a prender maggior confidenza con il mondo di gioco.

Si segnala la presenza anche di una modalità “infinita”, senza limiti temporali, che continua a creare obiettivi da completare anche dopo aver sconfitto le quattro corporazioni, giusto per concentrarsi maggiormente sui progressi ai livelli più alti e aumentare la longevità generale. Avremmo preferito una maggior identificazione delle forze presenti in gioco sia alleate sia nemiche, ma, tranne pochi elementi, molte volte si cade nell’anonimato; un peccato, perché comunque si notano gli sforzi degli sviluppatori e, in generale, si riesce a reggere il tutto discretamente bene.

Il gameplay vero e proprio è ciò che maggiormente caratterizza Conglomerate 451 e riesce ad attirare l’attenzione del videogiocatore. Parliamo di un titolo che amalgama piuttosto bene elementi da dungeon crawler e roguelike, senza dimenticare la presenza di un curato sistema di progressione capace di rendere ulteriormente personale ogni esperienza di gioco.

Conglomerate 451, cyberpunk Made in Italy – Recensione

E allora, come nei più classici generi appena citati, ecco una successione di missioni da dover superare esplorando ambientazioni che cambiano in modo del tutto procedurale e impediscono uno studio mnemonico ex-ante. Di missione in missione l’evoluzione della planimetria riguarda ovviamente anche la disposizione delle risorse, dei nemici e degli obiettivi, anche se questi ultimi peccano in varietà. Uno stratagemma che risolve solo in parte il problema legato alla ripetitività delle quest, che rischia di aleggiare sulle teste dei videogiocatori dopo una manciata di ore.

La strategia è l’unica cosa che conta

Ciò che riesce in generale a tenere ben salda la produzione nell’ottica del gameplay è la presenza di numerosi scontri imbastiti con un combat system a turni studiato per favorire un approccio più ragionato. Adoperando una squadra di tre agenti (suddivisi in otto classi ben differenziate per abilità offensive e difensive), ci si ritrova spesso a combattere con nemici anche più numerosi e, considerando la buona varietà di quest’ultimi – non solo estetica ma anche con punti di forza e debolezze precisi – cercare di sfondare sempre a testa bassa non viene quasi mai premiato, se non con la perdita delle proprie unità, anche ai livelli intermedi.

Fondamentale risulta capire quali attacchi possano danneggiare maggiormente un cyborg o un androide e in quale parte del corpo, scelta da fare tenendo conto delle differenti percentuali di riuscita del colpo e degli effetti che possono suscitare, un po’ come visto in passato in altri titoli più blasonati.

Conglomerate 451, cyberpunk Made in Italy – Recensione

A fare da collante tra una missione e l’altra ci pensa una ricca interfaccia legata alla gestione minuziosa di ogni aspetto della propria azienda; in missione si possono guadagnare crediti e risorse da poter investire per il progresso scientifico in diversi rami, per clonare nuovi agenti a seconda delle abilità e per avere skill da poter impostare oltre alle classi (e considerando la morte permanente a missione fallita, è un azione che capiterà spesso), per curare le unità rimaste ferite in battaglia, potenziarle, e scegliere come pianificare l’incarico successivo a seconda dei propri obiettivi.

L’interfaccia risulta semplice e ordinata nonostante la mole di informazioni disponibile. Varrà la pena impiegare qualche minuto in più per prendere confidenza con i menù di navigazione e capire dove e come investire il denaro guadagnato.

Menzione speciale va fatta la personalizzazione degli agenti, stratificata su più livelli, con le scelte di progressione che possono orientarsi su un approccio offensivo, difensivo o di supporto, con tutti i bonus e i malus del caso. Trovare particolari chip (suddivisi per qualità) tra le varie aree permette di ottenere nuove modifiche per armi o eventuali arti cibernetici, da utilizzarsi cercando di non causare troppi danni sul piano psicologico al soggetto in questione. Insomma, tante le possibilità sotto quest’ottica e ammettiamo come sia la parte meglio riuscita a 360°.

Conglomerate 451, cyberpunk Made in Italy – Recensione

Il linguaggio sta alla mente più di quanto la luce stia all’occhio

Tecnicamente parlando, Conglomerate 451 è un prodotto piuttosto soddisfacente. La varietà estetica delle ambientazioni generate proceduralmente è buona, anche se c’è il rischio che dopo qualche ora subentri la sensazione di già visto. Il colpo d’occhio rimane comunque positivo, nonostante alcune vistose sgranature in cui incapperete cercando di inquadrare qualche angolo specifico nei corridoi al chiuso.
Da premiare senza “ma”, invece, la realizzazione estetica dei nemici, proposta in combinazioni sempre diverse e variegate per arginare il rischio ripetitività che potrebbe invece affliggere gli scenari.

Solo i volti dei personaggi presenti nella schermata di gestione generale per ogni settore non brillano particolarmente e mancano di espressività, ma capiamo come con risorse evidentemente limitate sia difficile ottenere un risultato migliore a tutto tondo. Buono il comparto sonoro per quantità e qualità, anche se non si segnala la presenza di arrangiamenti di particolare spicco, mentre va premiata la completa localizzazione di sottotitoli in italiano, atta a rendere il gioco più immediato anche per i meno agili con l’inglese.

Conglomerate 451, cyberpunk Made in Italy – Recensione

+ Sistema procedurale delle ambientazioni ben implementato...
+ Combat system a turni variegato
+ Curato sistema di sviluppo e gestione degli agenti
- ...ma il rischio ripetitività è dietro l'angolo
- Su diversi elementi pecca di personalità

7.6

Conglomerate 451 è un ibrido che riesce a prendere due generi teoricamente di nicchia e a mescolarli in una soluzione approcciabile anche dai neofiti in cerca di qualcosa di diverso dal solito. Il gioco realizzato da Runeheads presenta una difficoltà generale più altra rispetto alla media, ma non è mai frustrante grazie a vari tutorial e a sezioni che dispensano consigli in ogni momento utile.

Lo schema procedurale di missioni e ambientazioni risolve però solo parzialmente il rischio di ripetitività man mano che sale il contatore delle ore. Il mondo di gioco realizzato da un così piccolo team è comunque da premiare, soprattutto per la stratificazione legata alla gestione completa degli agenti – in attesa di nuovi progetti che permettano di alzare ulteriormente l’asticella qualitativa di Runeheads.




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