Catherine: Full Body è ancora più intimo su Nintendo Switch – Recensione

Il sensuale Catherine: Full Body arriva anche su Nintendo Switch: l'avventura horror-romantica di Vincent Brooks è una grandissima aggiunta per il catalogo della console ibrida della Casa di Kyoto.

Recensione
A cura di Valentino Cinefra - 3 Luglio 2020 - 15:00

Il gioco di parole con full body, la corposità di un buon vino che si accosta alla formosità di una donna avvenente, è oltremodo perfetto per descrivere Catherine: Full Body su Nintendo Switch. A ben vedere, un videogioco del genere non poteva non presentarsi sull’ibrida di Nintendo, console eclettica così come il lavoro di Atlus. Un puzzle game cervellotico – talmente tanto che tra la release nipponica ed occidentale ci sono stati degli aggiustamenti sulla difficoltà – accompagnato ad una trama profonda, una vera e propria visual novel con pochi elementi di gameplay al di fuori dei citati puzzle, che sviluppa un horror romantico singolare e, ancora oggi, inedito.

Non esiste un gioco come Catherine: Full Body, non c’era all’epoca e non c’è più stato. Talmente tanto l’affetto del pubblico che la rimasterizzazione in questione è stato un lavoro molto più complesso del previsto, con un interesse amoroso inedito e relativa storia, così come tanti aggiustamenti al gameplay rispetto all’originale del 2011 uscito sulla scorsa generazione di console. L’inserimento del lato aggiuntivo del triangolo, per così dire, non ha lasciato tutti i fan esattamente entusiasti. Rin è un personaggio che per molti è sembrato un’aggiunta troppo forzata, ed il racconto della storia legata ad essa scostante rispetto al resto dell’intreccio dell’originale Catherine delle altre due ragazze di Vincent.

La versione Nintendo Switch è quindi il porting 1:1 del suddetto remaster, la cui unica aggiunta inedita è la possibilità di impostare tre diverse voci narranti di altrettanti personaggi dalla serie Persona: Kana Hanazawa, Ayana Taketatsu e Marina Inoue. Per quanto riguarda i contenuti, quindi, non possiamo che rimandarvi alla nostra recensione della versione PlayStation 4, mentre in questa sede analizzeremo esclusivamente la versione per la console Nintendo dal punto di vista prettamente tecnico ed… esperienziale.

catherine full body recensione

Vincent e le sue Q/C/Katherine

La fortuna di Catherine è che già all’epoca non fosse un gioco esattamente all’avanguardia dal punto di vista tecnico. Se fosse un film sarebbe una produzione indipendente a basso budget girata tutto in una sola location, ma il pregio del titolo Atlus è quello di avere avuto fin da subito un grande carisma. Per ciò che racconta, solo apparentemente una commedia sentimentale ma nel profondo una grande ed importante riflessione sui rapporti di coppia e la natura umana nei confronti di questa dinamica, e per come lo mette in scena.

Mettersi nei panni di Vincent Brooks è un’esperienza molto particolare, difficilmente replicata con questa puntualità nei videogiochi, che mette a nudo tutte le contraddizioni della psicologia maschile. Soprattutto quelle di un personaggio indolente come il nostro protagonista, diviso tra la voglia di ottenere una vita tranquilla con l’amore di sempre Katherine, ed il brivido della novità e della libido con la disinibita, prorompente, ed incredibilmente sensuale Catherine. Il tutto condito da una serie di simbolismi, metafore e situazioni che lasciano il giocatore con il compito di interrogarsi su cosa significhi, secondo lui, la vita di coppia.

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L’idea di ambientare le parti narrative del gioco allo Stray Sheep, un localetto a metà tra la tavola calda e il pub, tutto cocktail, noccioline, chiacchierate tra amici, sguardi fugaci alla cameriera Erica e musica d’ambiente, fa sì che Catherine: Full Body non abbia così tanto bisogno di mostrare al giocatore chissà quale potenza muscolare in termini grafici. Anche perché i personaggi sono animati nell’ormai classico stile Atlus, ovvero a voler riproporre quello che potrebbe essere un anime poligonale (le cutscene, tra l’altro, sono sempre animate alla giapponese), e non c’è bisogno quindi di donare ai personaggi chissà quale tecnologia avanzatissima per il motion capture e similari.

Questo fa sì che Catherine: Full Body sia incredibilmente affascinante ancora oggi e su Nintendo Switch lo sia allo stesso modo, ancora di più per quanto riguarda il fatto di poter portare l’avventura sempre con sé. È una cosa che si legge spesso nelle recensioni dei porting dei multipiattaforma sull’ibrida Nintendo, e dopo tre anni verrebbe da pensare che sia una lode da mettere tra le cose scontate ma, onestamente, ogni volta che ci si ritrova davanti ad un’operazione del genere non si può non sottolineare quanto la portabilità di Switch sia un valore aggiunto.

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Catherine: Full Body è anche un titolo molto particolare che non disdegna un pizzico di erotismo, allusioni sessuali ed alcune scene al limite dell’osé, ha anche un ritmo molto personale per via della possibilità di bighellonare allo Stray Sheep per un quantitativo variabile di tempo. Un gioco intimo oseremmo dire, che giocato su una console che è anche portatile regala un fascino particolare, difficile da descrivere, ma efficace e singolare. Ed infine la sua natura di puzzle game, un genere che si presta perfettamente all’uso medio di Nintendo Switch e, alternato a sessioni di dialogo più lunghe, regala inevitabilmente soddisfazioni.

Quindi ha senso giocare Catherine: Full Body su Nintendo Switch? Assolutamente sì, perché è nato in un’epoca in cui Nintendo pensava a tutt’altro, ma sembra fatto su misura per la console ibrida.

Catherine Full Body recensione nintendo switch

Nella Switch piccola c’è il vino buono

Siamo abituati a porting qualitativamente altalenanti per i multipiattaforma su Switch ma, complice l’età ed i motivi raccontati qui sopra, Catherine: Full Body è fortunatamente un esempio virtuoso di questa categoria di prodotti.

La nostra prova si è svolta su una manciata di ore equamente condivise tra TV e portatile. Nel primo caso l’immagine a schermo è molto definita, sempre fluida, con colori vivi ed una pulizia impeccabile paragonabile alla versione PlayStation 4. Sia nelle sezioni allo Stray Sheep che sono chiaramente meno esose in termini di prestazioni, sia per quanto riguarda i puzze game degli incubi, il titolo è sempre molto solido e fluido.

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Invece la magia dello schermo di Switch fa effetto anche in questo caso, con una immagine allo stesso modo luminosissima, vibrane e pulita, con una fluidità su cui non si può dire assolutamente nulla. D’altronde parliamo pur sempre di un titolo uscito nel 2011, e che già in Catherine: Full Body non era stato rimaneggiato granché dal punto di vista tecnico. Aguzzando bene la vista non si può non notare una certa slavatura generale, soprattutto se paragonata a produzioni odierne realizzate con lo stile da anime giapponese, ma questa è una colpa non imputabile alla versione Switch, che se la porta semplicemente in dote.

Rimane, purtroppo, una saltuaria ma fastidiosa imprecisione nei comandi quando si tratta di effettuare le arrampicate sui blocchi dell’incubo. Ogni tanto Vincent non si muove esattamente dove vorremmo con la levetta analogica: non è niente che invalidi l’esperienza di gioco, ma è qualcosa che dopo l’ennesima revisione ci aspettavamo di non vedere più.

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A proposito di blocchi c’è una cosa che di tanto in tanto chiediamo agli sviluppatori che portano i loro prodotti su Switch, ma raramente viene applicata che sia per impossibilità intrinseche o (forse) pigrizia. Avremmo gradito la possibilità di ingrandire l’immagine, o semplicemente zoomare, nelle sezioni dell’incubo. Giocando in portabilità a volte si rischia di perdere per un istante il colpo d’occhio dell’azione, per le cose che appaiono a schermo in combinazione alle ridotte dimensioni del pannello. Soprattutto giocando ad alte difficoltà può trattarsi di un istante fatale che può portare anche al game over. Non si tratta ovviamente di un’assenza in grado di invalidare la validità di Catherine: Full Body, ma è più una caratteristica che avremmo gradito molto perché simbolo di cura ed attenzione anche nei porting.

Preferite giocare Catherine: Full Body su PS4? Potete farlo approfittando di un prezzo speciale.

+ Porting di ottima qualità
+ Un’esperienza di gioco inimitabile per i giocatori Nintendo
+ In portabilità è forse il videogioco più intimo di sempre
- Nessun contenuto inedito (di rilievo) rispetto alla versione PlayStation 4
- Si poteva inserire uno zoom per le sezioni dell’incubo?

8.1

Catherine: Full Body è un’aggiunta molto importante per il catalogo di Nintendo Switch. In primis perché è un gioco unico e ancora inimitato, e sicuramente un’esperienza che i giocatori Nintendo non hanno mai avuto nella loro carriera di videogiocatori. È ovviamente un porting 1:1 dello stesso rifacimento uscito su PlayStation 4, con tutte le considerazioni conseguenti del caso. Se non avete mai vestito i panni di Vincent Brooks nei sette giorni più difficili della sua vita, questa versione è il modo ideale per conoscere uno dei videogiochi più unici di sempre, con in più la possibilità di godervi Catherine, Katherine e Qatherine in tutto comodità dove e quando volete.




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