Book of Demons: caccia ai demoni, ma in base agli impegni – Recensione

Come se la cava su console e, soprattutto, su Nintendo Switch l'autoironico hack n' slash che vuole emulare Diablo?

Recensione
A cura di Stefania Tahva Sperandio - 30 Aprile 2020 - 15:15

Era dicembre 2018 quando i giocatori PC poterono mettere le mani per la prima volta su Book of Demons, eccentrico hack n’ slash che, senza nemmeno fare troppo per nasconderlo, si piazzava a metà tra l’omaggio e lo scimmiottamento del leggendario Diablo.

Il titolo sviluppato da Thing Trunk è da oggi disponibile anche su PS4, Xbox One e Nintendo Switch: proprio su quest’ultima piattaforma ci siamo intrattenuti per la nostra recensione, che ci ha messo di fronte a un gioco ideale da fruire su una console portatile.

Pretesti per tirare mazzate ai mostri

Nei panni di un eroe selezionabile all’inizio dell’avventura – che potrà essere solo un guerriero, ma più avanti potrà anche essere una ladra o uno stregone, ciascuno con abilità specifiche – il giocatore si ritroverà con addosso un ingrato compito: affrontare dei dungeon, uno dopo l’altro, per raggiungere le profondità che ospitano l’Arcidemone, un essere malvagio che sta turbando la quieta vita dei locali.

La premessa narrativa dice abbastanza chiaramente che non è la sceneggiatura il punto su cui gli sviluppatori hanno voluto puntare tutto: anzi, la scrittura si pone fin dal primo momento con toni auto-ironici, che scherzano sui dungeon crawler e i loro paradigmi. Non aspettatevi riflessioni sull’eterna lotta tra bene e male, ma un protagonista che, entrato in un dungeon, inizia invece a canticchiare «hello darkness, my hold friend…» in una delle poche (e di tanto in tanto geniali) battute doppiate (in inglese).

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Rest in pieces

Come accennavamo, inizialmente potrete optare solo per il guerriero, che sarà dotato di una spada e potrà anche armarsi di uno scudo per parare alcuni colpi. Una delle nostre preoccupazioni, per quanto riguarda il sistema di gioco, risiedeva nel come sarebbe stato adattato il tradizionale click alle console: per farvi affrontare i tanti nemici che troverete ad attendervi nei dugeon gli sviluppatori hanno optato per un sistema che consente, premendo A su Switch, di attaccare rapidamente quello più a tiro. Inoltre (ma è disattivabile) il nostro eroe colpirà già da sé, in automatico, il nemico più prossimo, anche se lo farà molto lentamente qualora non intervenissimo.

Nel complesso il sistema è abbastanza godibile e, seppur meno immediato e meno preciso di quanto accade solitamente su PC, consente di sferrare mazzate più che altro indistinte, colpendo qualsiasi cosa sia a tiro – anche da distanze a volte considerevoli. Sottolineiamo questo aspetto perché una delle peculiarità del ladro dotato di arco e del mago risiede nella loro possibilità di attaccare dalla distanza: provando tutte le classi, abbiamo rilevato che la differenza non sia poi così marcata, considerando che anche il guerriero può sferrare fendenti da una distanza di sicurezza. Sul lato dell’approccio al combattimento delle classi, insomma, si poteva fare qualcosa di più, anche se l’arciere è probabilmente il più “complicato” da padroneggiare, considerando che le sue frecce possono essere deviate dagli ostacoli – al contrario delle magie dello stregone – e che non potrà più scoccarne se i nemici dovessero essere troppo vicini.

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A proposito di nemici, il gioco ne propone di sette diverse tipologie e non nascondiamo che avremmo apprezzato un uso più fantasioso delle loro varianti: considerando che le vostre spedizioni constano di dungeon suddivisi in due mappe distinte – prima di passare al successivo e arrivare al boss finale delle tre macro-sezioni del gioco – vi troverete per un po’ di ore consecutive ad affrontare sfide abbastanza simili tra loro. Gli zombie si faranno così esplodere per avvelenarvi, a un certo punto avrete a che fare costantemente con ragni che si moltiplicano divenendo sempre più piccoli, oppure con fantasmi capaci di congelarvi.

L’uso dei mostri è insomma suddiviso per intervalli prevalenti a seconda della zona, il che rende abbastanza prevedibile capire cosa vi troverete davanti e in certi momenti può stancare: sarebbe stato forse più interessante garantire una miglior alternanza e mescolanza, anziché incentrarsi soprattutto sulla loro quantità per rendervi il cammino più complicato.

Con lo stick destro si può sempre spostare il cursore su schermo, che consente di guidare un po’ meglio i propri colpi – che possono anche essere indirizzati verso le numerose giare contenenti oro presenti nei dungeon. Considerate, inoltre, che l’esplorazione è estremamente lineare: non potete muovervi liberamente per la mappa, ma solo lungo i percorsi su binari già segnati dal camminamento, che spesso si biforcano in scenari comunque mai labirintici, ma che potrebbero nascondere tesori e abilità da scoprire sotto forma di carte.

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Giocare le proprie carte

Il fiore all’occhiello del sistema di combattimento risiede nel sistema di deck building delle carte. Per equipaggiare delle abilità specifiche, usate in automatico o a piacimento consumando mana, troverete infatti di tanto in tanto delle carte, che sceglierete di attivare o meno. Si hanno così capacità tra le più disparate – recuperare energia ogni tot secondi, lanciare bombe incendiarie, avere oggetti curativi più potenti e così via – che aiutano ad aggiungere un po’ di personalità al vostro approccio al combattimento, altrimenti incentrato sulla pressione instancabile del tasto attacco per spaccare tutto e tutti.

Le carte sono in totale una quarantina e possono anche essere potenziate, in maniera tale che abbiano effetti migliorati. Per farlo, dovrete recarvi presso l’hub della mappa di gioco, raggiungibile al completamento di ogni dungeon: qui troverete una cartomante che, facendovi investire delle carte-risorsa, potenzierà il vostro deck, facendo ad esempio in modo che un attacco speciale sia molto più potente, che uno curativo recuperi più energia e via dicendo.

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Non è l’unica attività disponibile presso questo hub, che è una piazza statica popolata da quattro personaggi: il Saggio consentirà, in cambio di un po’ dell’oro ricavato nelle vostre scorribande – la saggezza si paga, dopotutto – di scoprire carte misteriose che prima non avevate identificato, oltre che di sbloccare ulteriori slot per equipaggiarne un numero più ampio. Il Guaritore non ha bisogno di essere spiegato, mentre la Locandiera vi consentirà di approfittare del particolare sistema di avanzamento di livello del vostro protagonista.

Le uniche statistiche del vostro eroe risiedono infatti in Salute e Mana. Ogni volta che salirete di livello, potrete decidere se sviluppare una o l’altra, con quella scartata che vedrà il suo punto finire in un calderone. Il calderone, disponibile presso la Locandiera, continuerà ad accumulare scarti a ogni vostro level up, ma si svuoterà qualora doveste morire. In qualsiasi momento, quindi – e sperando non esageriate con la fiducia in voi stessi – potrete decidere di andare all’hub cittadino e pagare moneta sonante per riscattarne il contenuto, che costerà sempre di più di volta in volta, a prescindere da quanti punti ci siano all’interno.

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Si tratta di una meccanica che consente in qualche modo di giocare “d’azzardo”: aspettare per pagare la stessa cifra un calderone più ricco sarebbe un’ottima idea, se non fosse che morendo nel prossimo dungeon si finirebbe con il perdere gli arretrati accumulati.

Il piacere del Flessiscopio

Il motivo per cui Book of Demons è particolarmente adatto alla fruizione su Nintendo Switch è il suo Flessiscopio. Sbloccabile dopo aver completato i primi livelli, questa meccanica consente di impostare la durata delle due prossime sezioni del dungeon che dovrete affrontare.

A seconda del tempo a vostra disposizione, insomma, potrete decidere se giocare un dungeon più piccolo (con tanto di stima su schermo dei minuti che serviranno per completarlo, calcolati via via in base al vostro passo di gioco) o uno invece più esteso, con differenze significative: a seconda della vostra preferenza, una sezione potrebbe durare dai nove ai quarantacinque minuti, ad esempio.

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Si tratta di un sistema curioso che funziona: chi vuole un’esperienza più lunga potrà averla, mentre gli altri potranno andare più spediti senza troppe remore. Certo, per incoraggiare ad affrontare sezioni più lunghe non avrebbe guastato una maggior varietà, come accennavamo già per quanto riguarda la presenza dei nemici: il sistema di gioco si limita a farvi raccogliere oro/carte e a farvi gonfiare di botte i servitori dell’Arcidemone, ma già dopo cinque-sei si iniziano ad avvertire le prime avvisaglie di stanchezza – per cui difficilmente selezionerete con costanza la durata più lunga proposta dal Flessiscopio.

La longevità, che si aggira intorno alla decina di ore per le tre sezioni complessive (ciascuna con dieci dungeon a loro volta divisi in due parti), può essere ulteriormente arricchita dal fatto che potrete comprare delle chiavi dorate, con valuta in-game, per tornare in aree precedenti, qualora lo vogliate. Inoltre, mentre i normali livelli prevedono di scegliere tra “casual” per giocatori inesperti e “normale” per tutti gli altri, è disponibile anche la difficoltà roguelike: selezionando quest’ultima, la sfida – altrimenti sempre abbastanza accessibile a Normale – diventerà più complessa, considerando che morto il personaggio direte addio alla vostra discesa e dovrete ripartire dalla superficie.

+ Interessante uso delle carte per le abilità...
+ Si adatta molto bene a sessioni mordi e fuggi su Nintendo Switch
+ Atmosfera che non si prende mai sul serio e strappa più di un sorriso
- ... anche se non sono bilanciate benissimo e trovato il vostro deck ideale potreste non cambiarlo più
- Si poteva variare un po' di più per evitare la ripetitività evidente
- Spostare il cursore su console è (ovviamente) meno agile che cliccare con il mouse

7.3

Dotato di uno stile grafico deliziosamente paper-like, Book of Demons fa bene quello che deve fare: partito come un Diablo wannabe ne esce invece come un gioco che ha una sua curiosa personalità, che non si prende troppo sul serio e che sa intrattenere. Nel complesso, parliamo di un hack n’ slash che si lega benissimo a Nintendo Switch grazie al Flessiscopio, gradevole nell’uso del sonoro e nell’aver adattato alle console un’interazione che solitamente ha nei click la sua ragion d’essere. Presta però sicuramente il fianco a delle critiche in termini di varietà, dal momento che già a metà percorso potreste sentire le prime avvisaglie di stanchezza legate alla ripetitività – anche e soprattutto perché trovato il proprio equilibrio con le carte nel deck difficilmente si andrà a rivoluzionarle troppo, e perché le tipologie di nemici vengono proposte con costanza fin troppo reiterata.




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