Assassin’s Creed Odyssey Recensione | Il miglior capitolo della serie?

By |01/10/2018|Categories: IN EVIDENZA, RECENSIONE|Tags: |

Ci è voluto un anno di stop e un primo tentativo di ambientamento, ma quando tutta la community ti chiede di rinnovare la tua serie più importante dopo dieci anni di continuità forse è giunto il momento di fare qualche sacrificio. Ubisoft non si è tirata indietro. Sa quanto importante sia la saga di Assassin’s Creed e non serviva un esperto per capire che il modo di giocare sta cambiando e si sta via via evolvendo.

Così, dopo Origins e il nuovo gameplay in piena deriva GDR, quest’anno arriva il titolo che forse era nella mente dei producer sin dall’inizio di questo percorso, quel nuovo Assassin’s Creed che tutti i fan hanno chiesto per lungo tempo: Assassin’s Creed Odyssey ha superato un reveal di grande impatto ma accolto male, tacciato di reskin, accusato di non portare alcuna novità e ritenuto incoerente dopo che Ubisoft aveva definito Origins il capitolo zero, quello da cui il credo degli Assassini ha inizio. Quella di Odyssey però potrebbe essere proprio un’altra storia, perché per cercare vendetta e giustizia e spodestare un gruppo di oligarchi non bisogna per forza far parte di una confraternita; bastano due spartani.

AC Odyssey 01

453 a.C, antica Grecia, Guerra del Peloponneso, Sparta contro Atene. Ai tempi di Pericle, Socrate ed Erodoto, quando il mondo Ellenico rappresentava a tutti gli effetti la civiltà d’Occidente. Layla Hassan, assassina ed ex impiegata Abstergo che abbiamo già conosciuto in Origins, è alla ricerca della Lancia di Leonida, a quanto pare uno degli oggetti dell’Eden dall’enorme potere in possesso di uno dei due personaggi tra cui si può scegliere il proprio protagonista: Kassandra o Alexios, guerrieri spartani cresciuti a Cefalonia, una scelta puramente estetica perché entrambi vivono di fatto la stessa identica storyline.

Vogliamo sbilanciarci e dire che qualunque sia la vostra scelta vi troverete di fronte a un degno concorrente di Ezio Auditore in quanto a caratterizzazione e carisma, con dialoghi di livello più alto rispetto ai precedenti capitoli e una personalità forte e “spartana” appunto, che tuttavia è possibile personalizzare in base alle proprie scelte, uno dei punti cardine di Assassin’s Creed Odyssey.

Se l’evoluzione della trama finora era sempre stata lineare, stavolta Ubisoft preferisce puntare su finali multipli e lasciare al giocatore la libertà di decidere il proprio cammino, che sia una truce e spietata vendetta o un viaggio alla ricerca della propria famiglia, passando per minacce e sangue o compassione e amicizia. Non solo gli archi narrativi principali, ben tre e profondamente intrecciati tra di loro, ma anche le missioni secondarie spesso pongono il giocatore di fronte a scelte difficili e tutte influenti nel breve o lungo periodo, con ripercussioni talvolta drastiche e irrimediabili.

AC Odyssey 02

Superficialità e scarsa attenzione rischiano di essere pagate care, anche a causa di diverse missioni dove per avere successo è essenziale utilizzare informazioni ottenute in dialoghi di contorno.
Missioni secondarie che tra l’altro tendono a farci viaggiare, esplorare, scoprire luoghi e indagare, tutto per mettere in risalto la nuova modalità esplorazione, dove è il giocatore a dover trovare destinazione e obiettivo in base agli indizi raccolti, in quello che tra l’altro è il mondo più vasto e vario mai visto in un Assassin’s Creed, con una mappa circa il 60% più grande rispetto a quella già estesa di Origins. Se poi si considera che le numerose distese di sabbia sono state sostituite da villaggi, monumenti, grotte montuose e innumerevoli isole diventa evidente come Assassin’s Creed Odyssey abbia più che raddoppiato la quantità di gioco a disposizione, oscurando di gran lunga l’ampiezza di Origins.

Tanta qualità ma anche profondità quindi, perché per quanto rimangono le classiche quest riempitive banali e ripetitive, la maggior parte dell’offerta di AC Odyssey è concreta, curata, corposa, innescando nel giocatore un meccanismo di scoperta costante e smanioso.

AC Odyssey 03

Per fortuna in Assassin’s Creed Odyssey, esplorazione e progresso sono ben equilibrati grazie alla divisione delle regioni per livello: la saga non ha mai preso il level up così seriamente.
Estendendosi così tanto, Ubisoft ha diluito la crescita del personaggio per adattarsi all’esperienza di gioco e adesso un livello di differenza inizia a sentirsi, due possono essere insormontabili quando non si è uno contro uno, e anzi lo sono fino a un certo punto del gioco.

Grazie all’introduzione delle abilità attive infatti è possibile potenziare Kassandra o Alexios con skill speciali da utilizzare consumando adrenalina, una barra caricabile attaccando o schivando i nemici: dall’iconico calcio di Sparta alle lame infuocate, passando per frecce devastanti e attacchi in grado di togliere lo scudo agli avversari.

Questi colpi diventano essenziali in combattimento e soprattutto nei primi passi del gioco sono un’ancora di salvezza. Il bilanciamento della difficolta è difatti tutto a sfavore del giocatore quando in inferiorità numerica.

Il discorso cambia nell’istante in cui si sblocca l’abilità Ultra, un attacco praticamente impossibile da fermare che consuma tre cariche di adrenalina ma anche la salute dell’avversario, rimescolando gli equilibri e riportandoci in grado di fronteggiare anche due mercenari alla volta. I mercenari sono soldati che si mettono sulle nostre tracce nel momento in cui viene messa una taglia su di noi a causa degli scompigli causati in città, come gli assassini o i combattimenti visti da altre persone; più è alta, più mercenari contemporaneamente si mobilitano, ognuno con le proprie peculiarità e davvero ostici da affrontare.

Come già detto, però, l’abilità Ultra riduce drasticamente la sensazione di ansia che si ha a inizio gioco quando un mercenario è nelle vicinanze, soprattutto perché in qualunque momento è possibile riscattare tutti i punti abilità guadagnati e riassegnarli a piacimento, un vantaggio che si fa davvero pesante quando basta avere giusto la skill fiamme e quella Ultra a buon livello per essere quasi imbattibili.

AC Odyssey 04

A parte le abilità, il battle system è rimasto identico a quello di Assassin’s Creed Origins eccezion fatta per l’assenza degli scudi, che costringe il giocatore a puntare su schivata e parata tempestiva anziché arroccarsi in difesa e attendere il momento giusto per attaccare. Sembrerebbe un dettaglio da poco, ma quando due soldati continuano a lanciare frecce da lontano e altri due continuano in un corpo a corpo estenuante diventa complicato schivare senza perdere terreno e rimanendo illesi. La soluzione più efficace rimane quella di godere del tempo rallentato in seguito a una schivata dell’ultimo secondo, utile anche a fare mente locale e a infliggere quei colpi extra per avvelenare o bruciare l’avversario.

Rimane invariato il sistema di equipaggiamento e inventario, mentre spariscono le varietà di arco per far posto ai danni extra: Kassandra e Alexios hanno adesso danno da assassino, da guerriero e da cacciatore, mentre ciascuna arma oltre a livello e parametri ha anche delle incisioni: bonus extra espressi in percentuale che aumentano uno dei tre danni o altri fattori come la probabilità di critico o l’efficacia dei danni elementali e così via. Completando degli obiettivi cumulativi durante il gioco (come uccidi tot arcieri o esegui tot colpi alla testa) si sbloccano anche incisioni aggiuntive che è possibile applicare alle armi dal fabbro in cambio di soldi e risorse, quest’ultime ancora più protagoniste del crafting, costringendoci a non poche ore di grinding e raccolta.

Tornano anche le battaglie navali, dove l’unica novità è che frecce e giavellotti prendono il posto delle palle di cannone, ma il sistema di recruiting è interessante e ci ha spinto qualche volta a pensarci due volte prima di eliminare un soldato che avrebbe potuto diventare un ottimo luogotenente.

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Nell’anteprima di qualche settimana fa invece vi avevamo parlato a fondo del nuovo sistema del potere della nazione, dove distruggendo le risorse, rubando il tesoro della nazione ed eliminando il capo della fazione dominante è possibile rendere disponibile una battaglia campale tra Spartanj e Ateniesi, concedendoci di difendere ciò che abbiamo indebolito fino a poco prima o aiutare gli offensori a sovvertire il dominio sulla regione.

Il gioco da parte sua ci proporrà missioni che ci chiedono di lavorare talvolta per una e talvolta per l’altra fazione, ignorando l’origine spartana del protagonista, quindi si può decidere di fare i propri interessi e guadagnare drachmae ed esperienza, ma si può anche optare per rifiutare alcune missioni o per concluderle in maniera diversa in base a quanto ci è stato chiesto dal committente. Con il sistema di scelte e conseguenze infatti non sempre portare a termine una missione ha solo riscontri positivi: alcune missioni suonano addirittura un po’ losche e limitarsi a eseguire qualunque richiesta potrebbe finire con il ritorcercisi contro. In altre infine, come quelle di Socrate, sembra non esistere una scelta giusta, ma anzi i discorsi del filosofo greco sono in grado di instillare dubbi su dubbi e non sono mancate le volte in cui siamo rimasti minuti interi a decidere il da farsi.

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Da questo e da molto altro si nota che il lavoro di Ubisoft c’è ed è stato solido, mantenendosi quasi per tutto il gioco a livelli eccellenti. Purtroppo capita di ascoltare un dialogo che non è esattamente coerente con le scelte fatte prima, come se il gioco avesse registrato che anziché risparmiare qualcuno lo avessimo ucciso.
Rimangono anche i classici problemi storici che la saga sembra non riuscire a scrollarsi di dosso, su tutte una IA nemica che, se nel combattimento aperto ha fatto passi da gigante, nelle fasi stealth risulta troppo facile da ingannare, come se gli avversari avessero un campo visivo di 30 gradi e un orizzonte di tre metri, incapaci di accorgersi che stiamo camminando proprio dietro o accanto a loro. A tal proposito rimane una certa ripetitività nell’approccio ai forti, tantissimi e sparsi ovunque nel mondo ma tutti da affrontare allo stesso modo, con pazienza, con i fischi mentre si sta tra i cespugli e magari sfruttando le abilità speciali.

Ripetitività che per i meno accaniti di completismo rischia di diventare tediosa se si considera l’immensità della mappa di gioco, la lentezza di spostamenti e caricamenti e la profondità delle cose da fare, con tante, tante ore da investire anche solo per completare la trama principale.
Per fortuna a rendere il tutto più frizzante c’è un doppiaggio inglese magnifico, attentissimo a rispettare i nomi greci e perfetto almeno per Kassandra, anche grazie a delle animazioni decisamente più realistiche e un lavoro sulle espressioni che adesso le rende davvero eloquenti, anche per i personaggi secondari. Graficamente Assassin’s Creed Odyssey è di ottimo livello e il lavoro artistico di Ubisoft è ormai ben noto, ma non tutte le texture sono curate alla stessa maniera. Non mancano glitch e cali di frame rate rari ma davvero evidenti, che però non incidono eccessivamente su un’esperienza di gioco che è stata confezionata con estrema cura.

+ Longevo e profondo
+ Elementi GDR rifiniti
+ Tantissime scelte e conseguenze
+ Doppiaggio inglese ottimo
- Localizzazione italiana lo snatura troppo
- IA nemica da migliorare
- Qualche texture meno curata
- Alcuni elementi ripetitivi

8.6

Assassin’s Creed Odyssey esagera, si presenta enorme, ricco di cose da fare, curato anche nelle missioni secondarie, con personaggi di carisma, un sistema di scelte con influenze reali a breve e lungo termine, una trama principale profonda, con diversi archi narrativi intrecciati e uno sviluppo non lineare, personalizzabile. Un grandissimo lavoro su animazioni, espressioni e doppiaggio inglese dà una luce diversa a tutta l’atmosfera e coinvolge il giocatore come Origins non era riuscito a fare, mentre le novità introdotte sono tutte interessanti e aggiungono varietà al gioco. Non mancano i problemi storici e su tutti quello dell’IA nemica nelle fasi stealth: il mercato ci ha insegnato che si può fare molto di meglio ma non abbiamo notato passi in avanti in questo capitolo, a differenza della stessa nei combattimenti a viso aperto dove al giocatore non viene data tregua. Un’esperienza davvero longeva, forse troppo per quei giocatori che hanno sempre visto Assassin’s Creed come un’avventura racchiusa in massimo 30-35 ore di gioco, che adesso rischiano di perdersi in mezzo alle numerosissime icone di missioni di un titolo che ha ufficialmente abbracciato il genere GDR; ma se la qualità è questa, allora va benissimo così.

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Questa volta si combatte in Grecia