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Harry Potter senza Williams? Zimmer deve inventare una nuova magia

Hans Zimmer fa bene a non imitare John Williams: la serie di Harry Potter ha bisogno di una voce propria. Per riuscirci, però, dovrà regalarci un tema che sappia evocare Hogwarts con la stessa immediatezza delle prime note di Hedwig’s Theme.

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Harry Potter senza Williams? Zimmer deve inventare una nuova magia
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a cura di Redazione

Redazione @SpazioGames

Pubblicato il 20/09/2026 alle 12:14
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Schermo buio, Privet Drive illuminata dalla luna e quelle poche note di celesta che sembrano arrivare da una stanza proibita di Hogwarts. Il primo film di Harry Potter non ha ancora mostrato un incantesimo, eppure John Williams ci ha già fatto entrare nel mondo magico. Da allora Hedwig’s Theme è diventato riconoscibile quanto la cicatrice sulla fronte di Harry, il binario nove e tre quarti o il profilo del castello.

Proprio per questo Hans Zimmer fa bene a cercare una strada lontana da Williams. La nuova serie ha bisogno di una voce propria, altrimenti passerà anni a sembrare una costosissima imitazione dei film. Prendere le distanze, però, è soltanto metà del lavoro: Zimmer dovrà trovare una melodia capace di farci pensare a Harry Potter dopo poche note. L’asticella è lassù, quasi appesa a una scopa.

HBO ha scelto Zimmer insieme a Kara Talve e Anže Rozman. Il lavoro coinvolge Bleeding Fingers Music, il collettivo fondato dallo stesso compositore, per accompagnare un adattamento destinato ad attraversare tutti i romanzi. La serie arriverà nel periodo natalizio del 2026: abbastanza presto perché la musica debba ormai avere una forma precisa, abbastanza tardi perché il pubblico continui a immaginare la nuova Hogwarts con il suono della vecchia.

  • Hedwig’s Theme è diventato più grande di Hedwig
  • I film hanno già cambiato musica senza perdere Hogwarts
  • Zimmer ha già sfidato Williams, con risultati istruttivi
  • La serie deve trovare un tema capace di crescere con Harry

Hedwig’s Theme è diventato più grande di Hedwig

Williams scrisse la melodia inizialmente per del materiale promozionale, prima ancora di vedere il film completo. La celesta, con quel timbro a metà fra un carillon e qualcosa che tintinna dietro una porta chiusa, introduceva la meraviglia e insieme un piccolo disagio. Poi entravano gli archi, la musica prendeva il volo e il mondo di Harry Potter e la pietra filosofale diventava più vasto della cameretta nel sottoscala.

Il titolo trae quasi in inganno. Quelle note non appartengono davvero alla civetta: accompagnano Hogwarts, il viaggio, la magia e perfino il lato oscuro che aspetta Harry fuori dall’infanzia. Williams costruì anche altri temi splendidi, da Leaving Hogwarts ad A Window to the Past, e con Il prigioniero di Azkaban cambiò suono ancora una volta, inserendo cori, colori medievali e l’inquietudine di Double Trouble. Hedwig’s Theme rimase comunque la porta d’ingresso.

La nuova Hogwarts dovrà farsi riconoscere a occhi chiusi, proprio come quella di Williams.

È questo che rende comprensibile la diffidenza di una parte dei fan. Togliere quella melodia sembra quasi come cambiare il disegno della cicatrice o spostare la Sala Grande fuori dal castello. Eppure i romanzi esistevano già prima che Williams componesse una sola nota. Harry Potter può vivere senza quel tema; la serie deve dimostrare di saperlo fare senza apparire improvvisamente meno magica.

I film hanno già cambiato musica senza perdere Hogwarts

La saga cinematografica offre un indizio importante. Williams compose le colonne sonore dei primi tre capitoli, mentre gli altri musicisti conservarono soltanto alcuni richiami alla sua opera. Patrick Doyle, arrivato per Il calice di fuoco, usò Hedwig’s Theme per meno di un minuto. Cambiò le armonie per adattarle a una storia più cupa e riempì il film di materiale nuovo: il tema di Voldemort, Harry in Winter, le marce del Torneo Tremaghi e i valzer del Ballo del Ceppo.

Quella scelta funzionava perché Harry era cresciuto. Il quarto film parlava di innamoramenti goffi, scuole straniere, competizione e paura; riproporre continuamente il candore musicale della Pietra Filosofale avrebbe tenuto il protagonista fermo a undici anni. Doyle lasciò il vecchio tema all’ingresso e poi seguì la storia. È una lezione che la serie dovrebbe tenere bene a mente.

Nicholas Hooper fece qualcosa di simile con L’Ordine della Fenice e Il principe mezzosangue. Conservò Hedwig’s Theme nei momenti che avevano bisogno di riallacciare il filo, arrivando a modificarne una nota all’inizio del sesto film per suggerire che qualcosa non andava. Intorno costruì la marcetta leziosa di Dolores Umbridge, la musica dell’Esercito di Silente e il dolore trattenuto di Dumbledore’s Farewell. Hogwarts era ancora Hogwarts, anche quando la celesta taceva.

Immagine tratta da Harry Potter
Harry Potter — © Brontë Film & TV, via TMDB

Infine Alexandre Desplat partì da una tavolozza nuova per i due capitoli dei Doni della Morte. Lily’s Theme, con la sua voce solitaria, apre l’ultimo film senza chiedere il permesso alla nostalgia. Hedwig’s Theme torna in punti scelti e acquista forza proprio perché Desplat non lo usa come carta da parati. Nei titoli finali, quando la saga chiude il cerchio, Williams può riprendersi la scena. Dopo otto film, quella citazione suona come un ritorno a casa.

Zimmer ha già sfidato Williams, con risultati istruttivi

Intervistato da Collider, Zimmer ha ammesso di non poter scrivere come Williams e di voler restare il più lontano possibile da lui. Ha ricordato il panico provato davanti a Man of Steel, quando doveva dare un nuovo suono a Superman dopo la fanfara del 1978. Per tre mesi si sentì bloccato; fu Zack Snyder a liberarlo con una frase disarmante: era soltanto un film.

Zimmer rispose con pianoforte, chitarre d’acciaio e una poderosa orchestra di percussionisti. La sequenza del primo volo di Superman appartiene a quella musica quanto la corsa accanto al treno apparteneva alla fanfara di Williams. Il nuovo tema ha conquistato molti spettatori e ha dato al Superman di Henry Cavill un’identità precisa, anche se la vecchia marcia continua a essere quella che mezzo mondo canticchia appena vede il mantello rosso.

Per Harry Potter, dunque, Man of Steel è insieme un incoraggiamento e un avvertimento. Zimmer sa staccarsi da un modello intoccabile e creare qualcosa che funzioni dentro immagini diverse. Sa anche che un grande accompagnamento musicale non diventa automaticamente il suono definitivo di un personaggio. La sfida di Hogwarts richiede una melodia che possa essere fischiettata, trasformata e riconosciuta anche quando viene affidata a un solo strumento.

La serie deve trovare un tema capace di crescere con Harry

La televisione offre a Zimmer e agli altri compositori più spazio di quanto ne avessero i film. Possono assegnare motivi distinti alle case, ai professori, alla famiglia Weasley, a Diagon Alley e ai segreti del castello. Possono far maturare il tema di Harry stagione dopo stagione, partendo dalla meraviglia di un bambino che scopre di essere un mago e portandolo verso le ferite degli ultimi romanzi. Sarebbe uno spreco limitarsi a un grande boato orchestrale piazzato sotto le scene d’azione.

Ci aspettiamo anche un suono capace di conservare la stranezza britannica di questo mondo. Hogwarts contiene candele sospese, fantasmi permalosi, scale che cambiano direzione e professori che si trasformano in animali: serve spazio per il gioco, per il mistero e per quel pizzico di paura che nei primi libri arriva sempre dietro una battuta. Zimmer ha scritto le musiche di Sherlock Holmes, Il re leone e Dune; ridurlo al compositore dei bassi fragorosi sarebbe ingeneroso. Ma la tentazione di rendere tutto enorme esiste, e Harry all’inizio della storia è ancora un ragazzino con una valigia troppo pesante.

Le reazioni dei fan mostrano già la frattura: c’è chi considera Hedwig’s Theme parte del DNA della saga e chi vuole finalmente ascoltare qualcosa di nuovo. Entrambe le posizioni hanno senso. Noi preferiamo correre il rischio di una nuova melodia, perché una serie nata per rileggere gli stessi libri deve guadagnarsi il diritto di esistere in ogni reparto, musica compresa.

La scelta sarà riuscita quando vedremo il nuovo Harry avvicinarsi per la prima volta a Hogwarts e non sentiremo la mancanza della celesta. Vorremmo uscire da quella scena con poche note nuove in testa, magari ancora imperfette, già legate a quel castello e a quei ragazzi. Zimmer deve farci venire voglia di canticchiarle. Il suo vero incantesimo comincia da lì.

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Fonte dell'articolo: collider.com

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