Alla fine del capitolo 235, Atsuya Kusakabe pronuncia il verdetto che molti lettori aspettavano: Satoru Gojo ha vinto. Eppure, nel capitolo 236, Gojo appare in un aeroporto insieme ai compagni morti e, quando la narrazione torna alla realtà nelle pagine finali, il suo corpo giace diviso in due. Questo ribaltamento racchiude tutta la difficoltà del confronto con Ryomen Sukuna: per lunghi tratti Gojo sembra superiore, costringe l’avversario a soluzioni estreme e conclude lo scontro ancora convinto di avere il controllo. Sukuna, però, trova l’attacco capace di superare definitivamente Infinity e trasforma una situazione disperata nella vittoria.
Il duello del 24 dicembre 2018 occupa quattordici capitoli consecutivi e mette alla prova ogni componente del sistema di combattimento di Jujutsu Kaisen: tecniche innate, domini, energia maledetta, guarigione, adattamento e binding vow. Per stabilire chi sia davvero il più forte, occorre quindi valutare lo scontro disputato, le condizioni concrete e le qualità mostrate dai due contendenti. Il risultato offre una risposta netta, anche se alcune ipotesi amate dalla fanbase restano inevitabilmente aperte.
Il punto di partenza: due idee diverse di forza
Sukuna è il più forte della storia; Gojo è il più forte dell’epoca moderna. Queste definizioni distinguono due supremazie nate in contesti differenti. Gojo rappresenta il vertice raggiunto dalla società degli stregoni contemporanei grazie alla combinazione rarissima di Six Eyes e Limitless; Sukuna proviene invece da un’era in cui il jujutsu era più feroce e conserva una conoscenza tecnica capace di trasformare quasi ogni regola in un vantaggio operativo.
Gojo esprime la forza come dominio assoluto dello spazio. Infinity arresta ciò che tenta di raggiungerlo, Blue attrae, Red respinge e Hollow Purple nasce dalla collisione delle due applicazioni, devastando ciò che incontra. I Six Eyes riducono al minimo lo spreco di energia maledetta e gli garantiscono una precisione irraggiungibile per quasi tutti gli altri personaggi. Sukuna, al contrario, esprime la forza come comprensione totale del combattimento: osserva un fenomeno, ne ricava il principio utile e lo integra nel proprio arsenale. Se il primo criterio premia Gojo per la perfezione del talento, la capacità di trovare una risposta in condizioni estreme assegna il vantaggio iniziale a Sukuna.
Potenza offensiva e difesa: Gojo impone il ritmo
Gojo apre lo scontro con un Hollow Purple al 200%, preparato attraverso il rituale di Utahime Iori, l’accompagnamento di Yoshinobu Gakuganji e la barriera di Kiyotaka Ijichi. L’attacco resta nascosto fino all’ultimo momento e dimostra subito che Sukuna può subire danni enormi. Anche nelle fasi successive Gojo domina spesso il combattimento ravvicinato, combinando Blue con i propri colpi e sfruttando Red con traiettorie ritardate. Quando affronta contemporaneamente Sukuna, Mahoraga e Agito, mantiene inoltre la lucidità necessaria per distruggere Agito con Blue alla massima potenza e preparare un nuovo Purple.
Infinity gli garantisce inoltre la migliore difesa individuale della serie. Sukuna può raggiungerlo a contatto attraverso la Domain Amplification, che neutralizza la tecnica innata presente nello spazio circostante, ma a un prezzo rilevante: mentre usa l’amplificazione, deve sospendere l’impiego della propria tecnica innata e interrompe temporaneamente anche il processo di adattamento affidato a Mahoraga. Gojo costringe così l’avversario ad alternare strumenti incompatibili e detta il ritmo di numerosi scambi. Per potenza immediata, pressione fisica e protezione personale, il punto va a Gojo.
Unlimited Void contro Malevolent Shrine
Il confronto tra domini mostra perché Sukuna occupi una categoria a parte. Malevolent Shrine possiede un dominio aperto, privo della consueta barriera chiusa. Nei primi due scontri il suo raggio oltrepassa Unlimited Void e colpisce dall’esterno la barriera di Gojo, distruggendola nel suo lato più vulnerabile. Sukuna sfrutta così una struttura che gli consente di attaccare il contenitore del dominio rivale mentre, al suo interno, i due effetti garantiti si annullano.
Gojo risponde modificando ripetutamente le condizioni di Unlimited Void. Prima inverte la resistenza interna ed esterna della barriera, poi la comprime fino alle dimensioni di una piccola palla, rendendola capace di sostenere l’assalto di Malevolent Shrine per circa tre minuti. Dopo le prime due vittorie di Sukuna, il terzo e il quarto confronto terminano con il collasso simultaneo dei domini. Nel quinto, Gojo apre Unlimited Void con meno di 0,01 secondi di vantaggio; dopo due minuti e quaranta secondi, il dominio di Sukuna cede e l’effetto di Gojo riesce a colpirlo.
Entrambi superano anche l’esaurimento della tecnica innata con una procedura pericolosissima: danneggiano tramite energia maledetta la zona cerebrale in cui la tecnica è incisa e la rigenerano con la Tecnica Maledetta Inversa. Le ripetizioni provocano lesioni che impediscono nuove espansioni. Gojo vince l’ultimo confronto diretto e dimostra una capacità di adattamento eccezionale; Sukuna prevale però nel bilancio iniziale e dispone del dominio strutturalmente più efficace. Il criterio dei domini resta in equilibrio, con un leggero vantaggio complessivo per Sukuna.
Intelligenza tattica e gestione delle risorse
Gojo combatte con creatività costante. Modifica le proprietà della barriera durante una sequenza mai sperimentata prima, usa la guarigione per sopravvivere ai fendenti di Malevolent Shrine e costruisce l’Hollow Purple finale facendo collidere Red e Blue direttamente sul campo. L’esplosione colpisce tutti, compreso Gojo, che ritiene di poterla sopportare meglio perché generata dalla sua stessa energia maledetta. È una soluzione improvvisata sotto la pressione di tre avversari e distrugge Mahoraga proprio quando lo shikigami sembra aver reso inevitabile la sconfitta.
Sukuna pianifica su una scala ancora più ampia. Aveva già affrontato Mahoraga a Shibuya e conosceva personalmente il funzionamento del suo adattamento prima di impossessarsi di Megumi Fushiguro. Durante il duello usa l’anima di Megumi per sostenere l’adattamento a Unlimited Void e alterna con precisione la ruota di Mahoraga alla Domain Amplification. Accetta danni, ritardi e restrizioni perché ogni scambio alimenta una soluzione futura. Gojo risolve i problemi man mano che emergono; Sukuna li trasforma in materiale di studio. Sul piano strategico, il punto appartiene al Re delle Maledizioni.
Mahoraga e il vero significato delle Dieci Ombre
Il Sukuna che affronta Gojo è incarnato nel corpo di Megumi e possiede due arsenali: Shrine e la Tecnica delle Dieci Ombre. Arriva al combattimento dopo aver assorbito diciannove dita e aver mangiato i propri resti mummificati, considerati una compensazione sufficiente per la reliquia mancante. Mahoraga è quindi parte integrante delle condizioni reali dello scontro: la sua ruota deve completare quattro rotazioni per adattarsi a Infinity, mentre Agito aggiunge ulteriore pressione nelle fasi decisive.
L’obiezione più frequente nasce proprio da questo vantaggio: Sukuna avrebbe sconfitto Gojo grazie a una tecnica sottratta a Megumi. Il fatto è corretto, ma la conclusione richiede cautela. Possedere uno strumento e saperne estrarre la soluzione decisiva sono capacità diverse. Mahoraga offre il modello: il suo attacco smette di prendere Gojo come bersaglio diretto ed estende il taglio allo spazio e al mondo che lo contengono. Sukuna comprende il principio, lo applica a Dismantle e crea il fendente capace di oltrepassare Infinity.
Esiste inoltre una potente anticipazione narrativa. Molto prima dello scontro, Gojo racconta che un capofamiglia dotato di Six Eyes e Limitless e un utilizzatore delle Dieci Ombre si uccisero a vicenda. Megumi deduce che il proprio predecessore dovette evocare Mahoraga. Sukuna riprende quella combinazione e la supera, perché sopravvive allo scontro e apprende personalmente il metodo dello shikigami. Per uso dell’arsenale disponibile, versatilità e capacità di apprendimento, il punto va a Sukuna.
Il colpo finale e il prezzo della vittoria
Dopo l’Hollow Purple generato sul campo, Sukuna è gravemente ferito e ha perso Mahoraga. Le sue condizioni gli impediscono di eseguire il normale segno con entrambe le mani richiesto dal nuovo fendente. Per lanciarlo immediatamente, stipula un binding vow: quella prima attivazione viene semplificata, mentre tutte le successive richiederanno il segno delle mani, la formula completa e l’indicazione della traiettoria. Sukuna sacrifica dunque la praticità futura della tecnica per ottenere l’unica finestra utile contro Gojo.
La vittoria deriva da tre elementi inseparabili: l’adattamento di Mahoraga, la capacità di Sukuna di riprodurne il principio e il binding vow che rende possibile l’esecuzione immediata. Gojo non percepisce in tempo il pericolo e viene tagliato insieme allo spazio che occupa. La conclusione può apparire brusca, perché il capitolo precedente lo aveva dichiarato vincitore, eppure segue la logica tecnica preparata durante l’intero combattimento. Sukuna paga un prezzo permanente, esegue la soluzione corretta e resta in piedi. Il criterio decisivo, quello della capacità di chiudere lo scontro, assegna il punto a Sukuna.
Verdetto: Sukuna è davvero il più forte
Il verdetto sul combattimento disputato è netto: Sukuna è il più forte di Jujutsu Kaisen. Vince il duello, sopravvive all’attacco conclusivo di Gojo e conserva persino la reincarnazione completa nella forma dell’era Heian per gli avversari successivi. Le quattro braccia e le due bocche, ideali per mantenere i segni e recitare formule durante il combattimento, restano fuori dalla sfida contro Gojo. La sua vittoria arriva quindi prima di utilizzare quella trasformazione.
Gojo rimane superiore in alcuni criteri specifici. Infinity offre una difesa più assoluta, i Six Eyes garantiscono un’efficienza straordinaria e il suo rendimento nel corpo a corpo costringe Sukuna sulla difensiva. Riesce anche a prevalere nel quinto scontro tra domini e distrugge Mahoraga dopo aver combattuto in inferiorità numerica. La sua sconfitta non ridimensiona la distanza che lo separa da tutti gli altri stregoni moderni: mostra soltanto che Sukuna possiede più vie per raggiungere la vittoria.
Resta aperta l’ipotesi di un confronto contro Sukuna privo delle Dieci Ombre. Il manga non mette in scena quella versione dello scontro. Gojo stesso ammette di ignorare se avrebbe vinto anche senza la tecnica di Megumi: una valutazione significativa, che non equivale a una dimostrazione. Il confronto verificabile comprende Mahoraga, il corpo di Megumi e il binding vow finale. Entro queste condizioni, Sukuna conquista il titolo sul campo: Gojo è il combattente che più di chiunque altro lo porta vicino alla sconfitta; Sukuna è colui che comprende come vincere e riesce a farlo.