Il preferito della fanbase e il guerriero più potente del clan Uchiha non coincidono necessariamente. Nel sondaggio mondiale NARUTOP99, Itachi ha raggiunto il secondo posto assoluto con 505.014 voti, staccando nettamente Sasuke, ottavo con 170.665, Madara, nono con 144.947, e Obito, undicesimo con 132.252. Il risultato fotografa il fascino del personaggio, il suo peso emotivo e la forza della sua tragedia; stabilire chi vincerebbe al massimo delle capacità richiede però parametri diversi.
La classifica considera il picco canonico mostrato entro il finale di Naruto: la potenza complessiva pesa per il 50%, i risultati ottenuti in battaglia per il 35% e l’impatto narrativo per il restante 15%. Nel primo criterio rientrano chakra, resistenza, velocità, dōjutsu e capacità offensive e difensive; i feats devono inoltre dimostrare tale potenza contro avversari di livello paragonabile. L’impatto narrativo, infine, distingue i personaggi più vicini, premiando chi ha cambiato più profondamente il mondo shinobi attraverso le proprie azioni.
Vengono valutate anche le forme temporanee, purché il personaggio riesca davvero a controllarle: il Decacoda per Obito e Madara, il Potere delle Sei Vie e il chakra dei Cercoteri per Sasuke, l’Edo Tensei liberato dal controllo di Kabuto per Itachi. Ne emerge una gerarchia precisa, nella quale intelligenza, popolarità e pericolosità individuale restano fattori importanti, senza però cancellare le enormi differenze di scala.
4. Itachi Uchiha: il combattente più letale, entro limiti fisici decisivi
Itachi è il più difficile da giudicare con un semplice conteggio delle vittorie. Assiste alla Terza Grande Guerra Ninja a quattro anni, si diploma all’Accademia a sette, risveglia lo Sharingan a otto e diventa chūnin a dieci. Una crescita tanto eccezionale spiega la sua capacità di leggere lo scontro in anticipo e di costruire condizioni in cui una sola tecnica può decidere tutto. Tsukuyomi, Amaterasu e Susano’o gli consentono così di colpire la mente, bruciare il bersaglio e difendersi dagli attacchi più devastanti.
La Spada di Totsuka rende il suo Susano’o particolarmente pericoloso: sigilla Orochimaru durante il duello con Sasuke e, in seguito, neutralizza Nagato reincarnato. Izanami gli garantisce invece una vittoria di natura diversa: intrappolando Kabuto in un ciclo mentale, Itachi ottiene lo scioglimento dell’Edo Tensei e risolve una crisi che coinvolge l’intero campo di battaglia. Anche la liberazione dal controllo di Kabuto nasce da una preparazione precedente: il corvo affidato a Naruto, contenente l’occhio di Shisui, attiva Koto Amatsukami e sovrascrive l’ordine imposto dalla resurrezione.
Il confronto con Sasuke ne mostra insieme la grandezza e i limiti. Itachi combatte pur essendo gravemente malato, spinge il corpo oltre ogni riserva, sopravvive a Kirin grazie al Susano’o e usa le ultime forze per sigillare Orochimaru, emerso quando Sasuke non riesce più a sopprimerlo, liberando così il fratello dal Marchio Maledetto. Aveva però già scelto di morire per mano sua, quindi quella battaglia non costituisce un confronto neutrale. Resta il problema della resistenza: Mangekyō, Susano’o e malattia consumano rapidamente il suo chakra, mentre gli altri tre raggiungono livelli capaci di coinvolgere eserciti, Cercoteri e divinità shinobi. Itachi conquista il quarto posto: genio tattico e capacità di sigillo gli offrono possibilità concrete contro quasi chiunque, ma la scala distruttiva lo colloca sotto i mostri delle Sei Vie.
3. Obito Uchiha: dal Kamui al controllo inizialmente instabile del Decacoda
Obito possiede una delle tecniche più destabilizzanti della saga. Kamui altera le normali regole del contatto, permettendogli di evitare gli attacchi e trascinare i bersagli nella propria dimensione. Ancora giovane, estrae Kurama da Kushina, lo domina con lo Sharingan e lo scatena contro Konoha. Minato riesce a spezzare quel controllo e lo costringe alla ritirata, ma l’episodio rivela già un Uchiha capace di minacciare contemporaneamente il Quarto Hokage e l’intero villaggio.
Il suo picco arriva nel volume 67, quando assorbe il Decacoda. Da jinchūriki distrugge con facilità la barriera eretta dagli Hokage reincarnati e sopraffà gli stessi Hokage; le tecniche ordinarie di Naruto e Sasuke risultano inefficaci, mentre il senjutsu apre la prima breccia nelle sue difese. Per separarlo dal Decacoda servono Naruto, Sasuke, gli shinobi di Konoha e l’Alleanza, oltre alla crisi interiore provocata dalle parole di Naruto. La sua potenza fisica supera dunque quella di Itachi per quantità di chakra, rigenerazione, resistenza e ampiezza degli attacchi.
Il terzo posto dipende dal controllo incompleto di quel potere. Obito rischia inizialmente di perdere la propria identità nel Decacoda e ritrova coesione aggrappandosi ai ricordi del Team Minato, gli stessi legami che aveva tentato di cancellare. Quella determinazione incrinata diventa una vulnerabilità concreta durante lo scontro. Il suo impatto narrativo resta enorme: dà forma al Progetto Occhio di Luna, manipola la storia recente del mondo ninja e continua a incidere persino dopo la morte, quando trasmette temporaneamente il Mangekyō a Kakashi e gli permette di usare il Susano’o contro Kaguya. Obito raggiunge una forza divina, ma la conserva con minore stabilità rispetto ai primi due classificati.
2. Sasuke Uchiha: il vertice tecnico del clan e il potere dei Cercoteri
Il salto decisivo di Sasuke avviene quando riceve il potere di Hagoromo e risveglia il Rinnegan. Da quel momento combatte al fianco di Naruto, anch’egli potenziato dal Saggio delle Sei Vie, contro Madara jinchūriki del Decacoda. Il suo Susano’o protegge il Team 7 dallo Tsukuyomi Infinito mentre il resto dei viventi viene intrappolato: è un’impresa difensiva unica, perché Sasuke scherma il gruppo decisivo per proseguire lo scontro dal genjutsu che avvolge il pianeta.
Dopo la sconfitta di Kaguya, Sasuke dimostra quanto sia cresciuto il suo controllo. Assoggetta tutti i Cercoteri con un solo genjutsu, li imprigiona e ne convoglia il chakra nel Susano’o. Questa forma concentra una quantità di energia immensa in un combattente che possiede già Mangekyō Sharingan Eterno, Rinnegan, Amaterasu e un repertorio affinato durante l’intera serie. Rispetto a Obito, Sasuke gestisce il potere ricevuto con maggiore lucidità tecnica e affronta avversari del livello di Madara e Kaguya senza attraversare una crisi di identità.
Lo scontro conclusivo del volume 72 ne definisce anche il limite. Sasuke dichiara di essere il più forte del mondo e usa contro Naruto il chakra raccolto dai Cercoteri. La battaglia consuma ogni riserva, costa un braccio a entrambi e lascia i due rivali immobilizzati. Sasuke riconosce infine la propria sconfitta, soprattutto sul piano della visione del mondo; su quello fisico, il risultato è vicino alla parità. Il secondo posto nasce dal suo equilibrio fra potenza, versatilità e precisione. La forma più estrema dipende però dall’energia sottratta ai nove Cercoteri, mentre contro Madara delle Sei Vie combatte con il sostegno indispensabile di Naruto. Il suo picco supera Obito per controllo e qualità del dōjutsu, senza però produrre una dimostrazione individuale paragonabile a quella del vincitore.
1. Madara Uchiha: il più forte per potenza, imprese e dominio dello scontro
Madara occupa il primo posto perché presenta la sequenza di feats più ampia e schiacciante fra i quattro. Reincarnato con l’Edo Tensei, affronta da solo l’Alleanza Shinobi alternando combattimento corpo a corpo, Katon, Sharingan, Susano’o e Rinnegan. Fa precipitare enormi meteoriti sul campo di battaglia e, in seguito, sopraffà i Cinque Kage. Crea inoltre venticinque cloni di legno, ciascuno capace di usare il Susano’o, mentre il suo Susano’o Perfetto provoca danni catastrofici con un solo fendente.
Questa versione possiede chakra inesauribile e rigenerazione grazie alla resurrezione, ma Madara dimostra anche una conoscenza tecnica senza equivalenti. Quando Kabuto viene costretto a sciogliere l’Edo Tensei, rescinde autonomamente il contratto dall’interno e impedisce alla propria anima di tornare nell’aldilà. È l’unico dei quattro mostrato mentre neutralizza da solo lo scioglimento della tecnica di evocazione. Il gesto trasforma una condizione di dipendenza in libertà operativa e conferma che la sua superiorità comprende esperienza, preparazione e comprensione dei jutsu.
Dopo il ritorno alla vita, la progressione diventa ancora più impressionante. Madara sconfigge Hashirama, gli sottrae il chakra della Modalità Eremitica, affronta contemporaneamente tutti e nove i Cercoteri, li cattura, estrae Kurama da Naruto e ferisce mortalmente Sasuke. In seguito diventa il jinchūriki del Decacoda, recupera entrambi i Rinnegan e attiva lo Tsukuyomi Infinito. A quel punto rappresenta il nemico più potente incontrato dal Team 7: possiede il chakra delle Sei Vie, rigenerazione estrema, potere oculare completo e un controllo del campo capace di estendersi all’intero pianeta.
Persino Night Guy, il colpo dell’Ottava Porta che piega lo spazio, riesce a ferirlo gravemente senza ucciderlo. Naruto e Sasuke, potenziati da Hagoromo, lo contrastano insieme ma non arrivano a sconfiggerlo direttamente. La sua avanzata termina quando Zetsu Nero lo tradisce e usa il suo corpo per il ritorno di Kaguya. Il dettaglio pesa sul verdetto: Madara viene rimosso dalla battaglia attraverso un tradimento legato al piano millenario di Zetsu, prima che i protagonisti possano dimostrare di aver superato definitivamente la sua forma completa.
Il verdetto è Madara primo, Sasuke secondo, Obito terzo e Itachi quarto. Itachi domina per intelligenza tattica e peso emotivo; Obito raggiunge una potenza divina, ma con una stabilità fragile; Sasuke offre il repertorio più raffinato e il miglior controllo oculare del finale. Madara, invece, unisce distruzione, resistenza, conoscenza, vittorie contro avversari d’élite e dominio su Cercoteri e Decacoda. La popolarità incorona Itachi, il percorso di crescita porta Sasuke alle soglie del primato, mentre i fatti mostrati sul campo assegnano a Madara il titolo di Uchiha più forte di sempre in Naruto.