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Pro
- dietro la lotta fra mecha e kaiju c'è una dolorosa riflessione sulla guerra
- impatto visivo sbalorditivo - vedasi anche la sezione di extra...
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Contro
- qualche passaggio narrativo risulta troppo "sbrigativo"
- ...alcuni combattimenti avrebbero meritato graficamente un approccio meno "compresso"
Il Verdetto di Cultura POP
Dopo l'ottimo Rare Flavours, Edizioni BD continua a proporre al pubblico italiano le opere di Ram V scavando nella sua produzione e pescando questa volta Dawnrunner - miniserie realizzata con Evan Cagle (con cui sta attualmente la serie New Gods per DC) alle matite e Francesco Segala e Dave Stewart ai colori - ispirata all'immaginario dei mecha e dei kaiju nipponici ma che nasconde una riflessione intimata e sentita sulle brutture della guerra.
Di cosa parla Dawnrunner
Dawnrunner è ambientato in un futuro dove, da circa un secolo, un portale si è aperto sull'America Centrale permettendo il passaggio dei Tetza, enormi creature il cui unico scopo sembra la distruzione. Le nazioni si sono sciolte e 5 grandi corporazioni hanno coordinatore gli sforzi economici e tecnologi dell'umanità per costruire gli Iron King, enormi mech guidati da piloti che si battono per la sopravvivenza per respingere le creature come moderni gladiatori.
La guerra è stata quindi trasformata in uno sport e in uno spettacolo mediatico e Anita Marr è la sua star indiscussa. Anita viene scelta per testare un nuovo prototipo di Iron King, il Dawnrunner, la cui tecnologia promette di rendere pilota e mecha una cosa sola.
Tuttavia, dopo la sua prima battaglia insieme alla macchina, Anita comincia a percepire un legame insolito e profondo con il mecha, un ponte tra coscienza e tecnologia che mette in discussione non solo il destino della guerra, ma anche l’identità e le sue stesse motivazioni. Anita se la sua battaglia ha davvero valore e soprattutto chi è davvero Dawnrunner.
La tragedia della guerra negli occhi di un mecha
Senza girarci troppo attorno, Ram V paga un evidente tributo a Gundam e Evangelion. Ma la fa senza rinunciare al suo tocco personale e malinconico. Se il world building è tanto credibile quanto derivativo dalle opere citate, e più in generale da tutte quelle che si iscrivono nei generi mecha e kaiju, è soprattutto nella seconda parte del volume che la lettura diventa estremamente interessante.
L'idea di mecha pilotati tramite una interfaccia neurale infatti diventa per l'autore britannico un gancio perfetto per esplorare la tragedia della guerra intesa come condivisione di una memoria collettiva fatta di esperienze tragiche e dolorose. Un pesante contraltare rispetto alla spettacolarizzazione degli scontri con cui, giustamente, si apre la narrazione.
Il ritmo della narrazione è rapido e avvincente, con un crescendo di tensione che mantiene il lettore coinvolto fino alla fine sacrificando però alcuni passaggi - chi sono i Tetza e perché sembrano attaccare senza motivazione per esempio - anche per lasciare a Ram V lo spazio necessario a passaggi più introspettivi con protagonisti Anita Ichi - il "fantasma" all'interno di Dawnrunner.
È questo il vero nucleo tematico di Dawnrunner. Anita e Ichi si confrontando dolorosamente sui dilemmi morali legati alla guerra e alla sopravvivenza. Sono costretti a fare i conti con le atrocità del conflitto e con le conseguenze delle loro azioni. La guerra viene quindi descritta come una forza totalizzante che cerca di celebrare i suoi eroi nascondendo invece l'angoscia esistenziale e la decadenza della figura dell'eroe.
La potenza visiva di Evan Cagle, Francesco Segala e Dave Stewart
Dawnrunner brilla grazie al talento di Evan Cagle. Il suo stile è caratterizzato da una fusione di linee dinamiche, composizioni audaci e una grande attenzione alla resa emotiva dei personaggi. Ovviamente l'attenzione è catturata dal mecha design: moderno con volumi molto pronunciati. C'è una componente biomeccanica che diventa sempre più prepoderante ma corrisponde anche alle forme biologiche dei Tetza sempre più spinta e "aliena" appunto.
L’uso di prospettive forzate - con tagli obliqui e inquadrature non convenzionali - e di una narrazione per immagini che fa un massiccio suo delle splash page contribuisce a dare a ogni scontro una potenza devastante e una tensione sempre palpabile.
Ad un occhio più attendo non sfuggiranno dettagli come l'uso ricorrente del tema grafico delle ali di farfalla, una metaforma grafica per indicare mutamento soprattutto nella protagonista Anita Marr.
Il segno di Evan Cagle troverebbe però meno forza senza l’intervento cromatico di Dave Stewart e Francesco Segala. Il loro lavoro aggiungono spessore e atmosfera attraverso palette calibrate, un impiego misurato ma incisivo dei retini e passaggi tonali che amplificano la componente emotiva del racconto. Nelle sequenze di combattimento, invece, il colore diventa più aggressivo e luminoso, sfruttando contrasti marcati per accompagnare lo sguardo del lettore e rendere l’azione chiara e travolgente.
L'equilibrio fra un mecha design ispirato, potenza visiva e narrazione emotiva è sicuramente, dal punto di vista grafico, uno dei punti di forza di Dawnrunner. È impossibile però non notare qualche passaggio un po' "compresso" - come, per esempio, alcuni scontri che sembrano stare stretti addirittura in una doppia splash page risultando narrativamente poco chiari.