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Pro
- Belmiele è una figura femminile forte, magnetica estratificata, lontana dai classici cliché della guerriera imbattibile
- il dualismo del fuoco (distruzione/catarsi) è reso magnificamente sia a livello narrativo sia grafico
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Contro
- l'inizio del terzo atto - lo scontro fra Alano e Belmiele - è un po' troppo frettoloso
- la componente fantasy avrebbe meritato forse un po' più di approfondimento
Il Verdetto di Cultura POP
Dopo aver ridefinito i confini del dark fantasy con Fiaba di Cenere e aver esplorato le dolci e malinconiche derive del cyberpunk con Cuore, Simone Pace si conferma come una delle voci più poliedriche, mature e visionarie del fumetto d’autore italiano. Con Belmiele, sempre edito da Edizioni BD, l'autore reatino compie un ulteriore balzo in avanti, firmando un'opera che scende nuovamente nelle trincee di una guerra resa ancora più sporca dalla polvere di una ambientazione western, rielaborati ancora una volta attraverso la lente di un personalissimo fantasy.
Di cosa parla Belmiele
La Faglia d'Oro è un piccolo paese neutrale stretto fra stati perennemente in guerra fra loro. L'unica motivo per cui non viene invaso è la sua enorme ricchezza distribuita nelle sue molte ed efficiente banche. Proprio le banche perché sono assaltate da una fuorilegge senza scrupoli, Belmiele, la quale, insieme ai suoi 4 complici, è solita lasciare una inconfondibile firma: incendia gli edifici di credito spesso non curandosi di portare via neanche il denaro.
Quando il potente stato di Beeria si offre di catturare Belmiele in cambio di un cospicuo afflusso di soldi per l'infinito sforzo bellico, entra in scena Alano - un soldato geneticamente modificato che sempre vivere solo ed esclusivamente per l'acre odore del sangue e della morte.
Ma chi è davvero Belmiele e perché ha iniziato questa crociata contro le banche di La Faglia d'Oro? Scopriamo che da bambina, Belmiele aveva avuto in regalo da una mendicante una salamandra di nome Saragazath che in qualche modo era stata responsabile della distruzione della sua casa.
Finita in un campo profughi nota come la Penombra, la piccola Belmiele fa la conoscenza dei suoi futuri compagni ma soprattutto degli orrori di un conflitto perpetuo e logoronte di cui nessuno ricorda più le reali cause scatenanti. Per Belmiele non si tratta solo di fermare questa guerra e non creare più profughi e reietti ma soprattutto di rintracciare la mendicante e vendicarsi di colei che le ha fatto quel dono maledetto che le ha cambiato la vita.
In Belmiele la guerra è uno stato esistenziale
Belmiele è un graphic novel decisamente figlio del tempo in cui viviamo. La guerra, nelle mani di Simone Pace, non è un semplice sfondo narrativo o un pretesto per scene d'azione ad alto impatto, ma un vero e proprio ecosistema biologico e psicologico che deforma tutto ciò che tocca. Non ci sono eroi in questa storia, né fazioni che detengano il monopolio della giustizia. In questo scenario desolato, la violenza diventa l'unico linguaggio universale, una forza ordinatrice che azzera le individualità per ridurre l'essere umano a carne da macello o a ingranaggio di una macchina bellica senz'anima. Simone Pace è straordinario nel descrivere il logorio psicologico dei personaggi: la guerra ha cancellato il futuro, costringendo tutti a vivere in un eterno, disperato presente dove la sopravvivenza del singolo coincide quasi sempre con la fine di un altro.
L'autore poi costruisce una protagonista femminile forte, ma evita accuratamente le trappole e i cliché della "guerriera invincibile" priva di sfumature. La forza di Belmiele non risiede solo nella sua letalità o nella capacità di sopravvivere in una terra di nessuno dominata dagli uomini; la sua vera potenza sta nella sua complessità emotiva, nelle sue contraddizioni e, soprattutto, nel suo statuto di "mito vivente".
Si tratta di un "demone" da abbattere, il simbolo del disordine che sabota lo status quo della classe dominante. Per i disperati è una speranza, una forza della natura che si ribella all'assurdità della guerra. Ma è anche e soprattutto un essere umano schiacciato dal peso della propria leggenda, una donna che deve fare i conti con le ferite (interiori ed esteriori) che la sua stessa esistenza le impone.
L'autore ci mostra come la forza, in un contesto di guerra, non sia un dono innato, ma una corazza pesante che si forgia attraverso il trauma. Belmiele non combatte per un ideale astratto, ma per rivendicare la propria agenzia in un mondo che vorrebbe vederla sottomessa o morta. Il nucleo filosofico e visivo di Belmiele trova il suo fulcro nell'immagine del fuoco, elemento che attraversa l'intera opera assumendo una forte valenza dualistica e metaforica. Nel fumetto, il fuoco non è mai un elemento neutro: è al tempo stesso lo strumento della distruzione totale e il mezzo per una necessaria depurazione.
Da un lato, il fuoco che divora la frontiera è l'inferno visivo in cui i personaggi rischiano costantemente di perdersi, un calore soffocante che toglie l'ossigeno alla pietà e all'empatia. Dall'altro lato, però, l'autore recupera una visione arcaica e quasi sciamanica del fuoco come elemento catartico e purificatore. Il fuoco è ciò che brucia le scorie del passato, che cauterizza le ferite infette della società e dei singoli individui.
Per la protagonista, l'atto di dare alle fiamme determinati elementi del suo cammino non è un gesto di puro nichilismo, ma l'unico modo possibile per fare tabula rasa, per purificare una terra e un'esistenza ormai corrotte dal sangue della guerra. Per poter ricostruire qualcosa, sembra suggerirci Pace, è talvolta necessario che il vecchio mondo venga ridotto in cenere.
Belmiele: il tratto personale ed espressivo di Simone Pace
Dal punto di vista grafico, Simone Pace compie un lavoro che si sposa molto bene con le tematiche trattate. Il suo tratto, già ampiamente apprezzato per la sua natura materica e spigolosa, qui diventa ancora più dinamico ed espressivo. L'uso dei colori è eccezionale. Se la terra e le trincee sono dipinte con i toni fangosi del marrone, del grigio e del verde militare, le sequenze in cui domina il fuoco squarciano la pagina con gialli acidi, arancioni saturi e rossi sanguigni. Il contrasto cromatico tra la freddezza della morte in trincea - rappresentata da Alano - e il calore distruttivo/purificatore delle fiamme crea un ritmo visivo che tiene il lettore in uno stato di costante allerta.
Pace alterna frenetiche sequenze d'azione in stile western - fatte di sparatorie, inseguimenti e fiamme che avvolgono la vignetta - a lunghe digressioni costituite da dialoghi asciutti ma densi e pregni di significato. Nessuna linea di dialogo è sprecata e tutte serve a scavare nei personaggi. Questa alternanza rende perfettamente l'andamento della guerra: lunghe e logoranti attese interrotte da improvvisi, violentissimi scoppi di fiamme e violenza.