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Pro
- L'Unreal Engine esalta il mondo di Halo.
- Sound design e colonna sonora rimasterizzati.
- Tante novità lato gameplay.
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Contro
- I livelli sono rimasti gli stessi identici dell'originale.
- Le tre missioni aggiuntive soddisferanno i fan più storici?
- La mancanza del multiplayer si farà sentire?
Conclusioni Finali di SpazioGames
Dopotutto sembrerebbe il prezzo da pagare per preservare l'integrità storica di un'opera seminale. Tuttavia, al netto di questa inevitabile rigidità strutturale, l'operazione si preannuncia come un atto d'amore monumentale verso il franchise. Arricchito da missioni prequel inedite e dalla dirompente Campagna Remix, questo remake ha tutte le carte in regola per soddisfare sia i veterani storici di Xbox, sia chi si appresta a indossare l'armatura Mjolnir per la prima volta su PS5. Il mito di Master Chief è pronto a risorgere? Non posso che augurarmelo.
Ricordo ancora oggi il primo sbarco di Master Chief sull'Installazione 04 o quel momento in cui il Pelican ci lasciava su una spiaggia aliena mentre il cielo si curvava innaturalmente sopra le nostre teste, per me rimane un ricordo indimenticabile.
Venticinque anni dopo quell'epifania che ha ridefinito per sempre lo sparatutto su console, Xbox e Halo Studios ci invitano a compiere di nuovo quel viaggio.
Il 28 luglio 2026, Halo Campaign Evolved arriverà sul mercato, segnando un momento storico per il mercato non solo per la sua natura di remake, ma perché sarà il primo capitolo della saga di Master Chief ad arrivare anche su PlayStation 5, oltre che sulle ovvie sponde di Xbox Series X|S e PC.
In vista di questo lancio epocale, ho avuto l'opportunità di impugnare nuovamente il controller e testare il gioco in anteprima su Xbox Series X. La mia prova doveva durare un paio d'ore, ma si è protratta quasi fino alla soglia delle tre/quattro ore.
Ricordi quando hai visto Halo la prima volta?
Il motivo? L'assoluta, magnetica necessità di fermarmi a scrutare ogni singolo angolo, ogni riflesso e ogni texture di un'opera che promette di essere tanto maestosa quanto rigorosa nell'art design.
Microsoft mi ha offerto la possibilità di affrontare due delle missioni più iconiche dell'intera saga: The Silent Cartographer e Assalto alla Sala Controllo, e ora vi racconto le mie prime sensazioni.
Togliamoci subito il pensiero principale: l'abbandono dello storico motore proprietario (il vetusto Slipspace/Blam! engine) in favore dell'Unreal Engine è stata, visivamente parlando, la scelta più saggia che lo studio potesse compiere.
Halo Campaign Evolved è, semplicemente, uno spettacolo per gli occhi. Giocato in modalità "Prestazioni" a 60 frame al secondo rock solid, il titolo vanta un impatto estetico che la saga, nelle sue ultime iterazioni, ha raramente saputo eguagliare.
Mettere piede sulla spiaggia in "Il Silent Cartographer" restituisce una sensazione di meraviglia che ogni fan di Halo proverà la prima volta, ne sono certo. La sabbia, l'increspatura dell'acqua cristallina (anche se l'acqua di Halo 3 rimane imbattibile e lo rimarrà forse per sempre), il modo in cui la luce del sole filtra attraverso le fronde degli alberi alieni: tutto è stato ricostruito con una fedeltà che esalta la direzione artistica originale, senza stravolgerla ma portandola agli standard di questa generazione.
Ma è nei combattimenti che il motore grafico mostra i muscoli in modo prepotente. L'effettistica particellare è un tripudio di luci e colori. Il plasma sparato dai Covenant illumina dinamicamente le pareti dei canyon; le esplosioni delle granate a frammentazione sollevano detriti volumetrici che reagiscono alla fisica e non mancano effetti in ray-tracing.
A contorno e valorizzare questo salto generazionale (perché di questo si tratta) ci pensano le cutscene: dimenticate le animazioni legnose del passato. I filmati di intermezzo sono stati completamente rifatti da zero, sfoggiando una regia modernizzata, espressioni facciali finalmente umane per i Marine e una qualità generale che tende in maniera impressionante alla CGI.
La filosofia del Remake
Durante la prova, una cosa mi è apparsa immediatamente chiara. Se vi aspettavate un'operazione simile ai remake di Resident Evil targati Capcom (dove la planimetria, la progressione e la storia vengono pesantemente reimmaginate e modificate) rimarrete delusi. Halo Campaign Evolved abbraccia una filosofia di design radicalmente diversa, molto più vicina a quanto fatto da Naughty Dog con The Last of Us Parte 1.
Parliamo di un restauro totale dell'involucro e delle meccaniche, ma applicato su uno scheletro strutturale che rimane identico al millimetro all'originale. I livelli sono esattamente come li ricordavamo, ogni roccia, ogni porta e ogni corridoio si trovano nello stesso identico posto del 2001.
Tuttavia, questo non significa che l'impianto narrativo sia rimasto completamente intaccato. Gli sviluppatori hanno inserito in modo intelligente e organico dei dialoghi inediti, sia durante l'azione che nelle cutscene, che aiutano a contestualizzare molto meglio gli eventi, spiegando dettagli della lore che nel primo capitolo originale erano solo abbozzati.
A supportare questo svecchiamento narrativo c'è un comparto audio di tutto rispetto. Il sound design delle armi è stato ricostruito da zero per risultare più "pesante" e impattante, mentre l'iconica colonna sonora di Martin O'Donnell è stata ri-registrata da un'orchestra completa.
Va sottolineato, con estremo piacere, che il titolo è stato completamente ridoppiato in italiano, offrendo una recitazione moderna, drammatica e decisamente più curata rispetto al doppiaggio (storicamente un po' "naif") dei primi anni Duemila, anche se ammetto che qualcuno, almeno inizialmente, potrebbe trovarlo un po' strano, soprattutto per Cortana che non è più doppiata dalla storica Donatella Fanfani.
Il peso degli anni
Tuttavia, l'approccio 1:1 al level design porta con sé un dazio inevitabile e pesante da pagare: l'invecchiamento delle logiche di game design. Se ne Il Silent Cartographer (un livello aperto, circolare e brillantemente progettato) questo problema non sussiste, in Assalto alla Sala Controllo il gioco mostra impietosamente il fianco.
Per i neofiti, o per chi avesse rimosso il trauma, quella missione è storicamente nota per essere un labirinto di interni prefabbricati. E in questo remake, la fedeltà strutturale ci costringe a fare i conti con gli stessi, estenuanti difetti del 2001.
Abbiamo camminato per quasi metà del livello attraversando stanze esagonali tutte identiche tra loro, porte che si aprono sugli stessi ponti sospesi innevati, scontrandoci contro ondate di nemici disposte in pattern ripetitivi.
Il contrasto è alienante: abbiamo tra le mani un gioco che muove il Master Chief con la fluidità di un titolo del 2026, immerso in una grafica godibile, ma veniamo costretti a navigare in un'architettura dei livelli pensata per i limiti fisici e creativi di una console di 25 anni fa. In questi specifici frangenti, il "copia-incolla" delle stanze spezza inevitabilmente il ritmo, ricordandoci in modo brusco che stiamo pur sempre giocando a un gioco vecchio nell'anima.
Uno Spartan moderno
Per quanto rigarda il gameplay, è stato proiettato prepotentemente nel presente. È tempo di dimenticare il Master Chief lento e pesante delle origini: il "gunplay" di Campaign Evolved è stato aggiornato per amalgamarsi con giocatori odierni, pur mantenendo quel "time-to-kill" e quel bilanciamento degli scudi tipici dell'esperienza classica.
La grande rivoluzione risiede nell'inserimento di meccaniche moderne ormai imprescindibili. Lo scatto è stato integrato in modo fluido, permettendo riposizionamenti rapidi durante le sparatorie. Ritorna anche lo Smart Scope (il mirino olografico introdotto in Halo 5: Guardians), che permette di "zoomare" con ogni arma, senza però alterare il classico fuoco senza mira che rimane letale e precisissimo.
Una modifica che farà discutere i puristi, ma che alla prova dei pad funziona benissimo, è l'eliminazione dei medikit. La barra della salute ora si rigenera automaticamente dopo un periodo di copertura, esattamente come gli scudi energetici, rendendo l'azione più fluida ed eliminando quel frustrante backtracking alla ricerca di cure mediche prima di uno scontro impegnativo.
Ma la vera soddisfazione per i fan storici è l'arsenale espanso. Invece di limitarsi alle armi del primo capitolo, Halo Studios ha pescato a piene mani dall'intera continuity della saga, introducendo bocche da fuoco storicamente assenti in Combat Evolved.
Ritrovarsi a ripulire le stanze stringendo tra le mani l'iconico Battle Rifle (Fucile da Battaglia), falciare i Grunt con la doppia SMG, o poter finalmente raccogliere e usare la temibile Lama Energetica rilasciata da un Elite (che nel gioco originale era un oggetto puramente scenico), rende l'intera esperienza decisamente più fresca.
E a proposito di novità che alterano il gameplay, vale la pena citare un'intuizione geniale legata ai famosi Teschi (modificatori di gioco sbloccabili). Tra di essi, ne spicca uno che permette di giocare l'intera campagna con la telecamera in terza persona.
Ereditata dal successo di una modalità simile implementata di recente in Halo Infinite, questa opzione trasforma radicalmente il feeling del gioco, offrendo non solo un modo per ammirare il modello ultra-dettagliato dell'armatura Mjolnir, ma fornendo anche un'esperienza quasi inedita, capace di strizzare l'occhio agli amanti degli action/adventure, una scelta che accompagna l’obiettivo di riunire vecchi e nuovi giocatori attorno a la community condivisa di Halo.
Oltre la campagna
Le tre ore passate in compagnia di Halo Campaign Evolved ci hanno lasciato con un profondo senso di appagamento e un palpabile desiderio di continuare a esplorare l'anello, mentre Microsoft guarda già al futuro con i piani Xbox del 2026. Ma ciò che rende questo pacchetto imperdibile non è solo il restauro del passato, bensì le promesse dei contenuti futuri che troveremo al lancio.
Gli sviluppatori ci hanno confermato che l'esperienza finale del 28 luglio non si limiterà alla campagna base. I Terminali nascosti torneranno per svelare i segreti della lore dell'universo espanso, ma il vero piatto forte saranno tre missioni prequel aggiuntive e totalmente inedite, che promettono di farci vivere gli eventi immediatamente precedenti allo schianto della Pillar of Autumn. Un'aggiunta monumentale per i fan della narrativa, che giustifica da sola il prezzo del biglietto.
Per chi cerca la rigiocabilità estrema, farà il suo debutto la modalità Campagna Remix: un sistema che mescola gli incontri con i nemici, l'IA e il posizionamento delle armi attraverso combinazioni imprevedibili dei Teschi, garantendo che nessuna run sia uguale alla precedente.
E, infine, la presenza garantita fin dal day one della modalità cooperativa sia online che in split-screen locale.