A Plague Tale: Innocence recensione

A Plague Tale: Innocence è l'opera più importante e ambiziosa di Asobo Studio. Scopriamola nella nostra recensione.

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A cura di Domenico Musicò - 14 Maggio 2019 - 0:01

Con A Plague Tale: Innocence, Focus Home continua a difendere a spada tratta le opere single player, puntando tutto sulla narrazione e su un affascinante contesto storico ancora poco preso in considerazione nel medium di riferimento.

 

Asobo Studio decide infatti di ambientare la sua avventura durante il periodo in cui imperversavano la Peste Nera e si entrava nella prima fase della Guerra dei Cent’Anni, costruendo attorno a questo background un dramma familiare che pone in risalto tematiche come l’innocenza perduta, il distacco, le difficoltà dei rapporti tra consanguinei e la terribile violenza della vita dell’epoca.

A Plague Tale Recensione

Of Mice and Men

A Plague Tale: Innocence si apre presentando i due protagonisti resi orfani dall’Inquisizione, mentre l’esercito nemico avanza e i famelici ratti si riuniscono a frotte per divorare tutto ciò che gli si para innanzi. Hugo e Amicia De Rune sono due fratelli che si troveranno a ricongiungersi per scappare insieme dalle brutalità del medioevo, dallo scompiglio di un paese senza più regole, martoriato da una delle più grandi pandemie della storia dell’umanità.
Alicia è una ragazza risoluta, caparbia, vogliosa di esplorare il mondo al di fuori del circondario, talvolta distante dalla famiglia, e anche gelosa del fratello che ha ricevuto tutte le attenzione della madre, determinata a curarlo e proteggerlo sin dalla nascita.

plague 2

Il piccolo Hugo è stato sempre isolato dal mondo, poiché portatore dalla Prima Macula, misteriosa malattia che sarà determinante nel contesto di una storia tutto sommato molto semplice e funzionale anche agli elementi di gioco proposti, ma purtroppo non sempre in grado di comunicare e trasmettere in modo efficace e ficcante i drammi rappresentati. Ci riesce piuttosto bene quando cala il giocatore in spazi asfittici dove avvengono torture o quando le immagini, in generale, diventano più crude. Manca però la capacità di coinvolgere fino in fondo, complici anche le non sempre convincenti espressioni facciali, fondamentali in un’opera basata esclusivamente sull’importanza del racconto.

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A Plague Tale: Innocence è un gioco dalle tinte molto cupe, un racconto basato su uno dei periodi più bui della storia, ma non per questo ricalca con precisione tutte le reali vicende del passato. Inserisce aneddoti, infarcisce il racconto con delle curiosità che hanno un riscontro veritiero, ma non abbandona mai l’impronta fantastica che lo contraddistingue. Le frotte di topi che incarnano la peste sono la prova di un male inafferrabile e un elemento chiave per la narrativa, ma anche una presenza costante legata al gameplay e alla risoluzione dei puzzle proposti.

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Semplicità al Potere

A Plague Tale: Innocence è un’opera dalla struttura estremamente semplice e lineare, e la conduzione di gioco soffre dall’inizio alla fine di una conduzione sin troppo guidata ed elementare. Ridotta ai minimi termini, si tratta di un’avventura classica stealth con molti puzzle dalla difficoltà irrisoria. Amicia è dotata solo di una fionda ed è giocoforza costretta a sgattaiolare via dalle guardie: l’allerta nemica può essere gestita allontanandosi rapidamente e facendo perdere le proprie tracce, ma se vi saranno addosso, la partita finirà. Si capisce pertanto come A Plague Tale: Innocence debba basare tutto su delle meccaniche stealth il più possibile varie, per mantenere alto l’interesse, e invece tutto avviene in zone estremamente circoscritte, spesso in dei corridoi dove si capisce subito come agire, con alcune interazioni obbligate. Ne risente non tanto la godibilità ma il livello di sfida, che resta davvero elementare, dato che non esiste nemmeno un selettore della difficoltà.

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Nel corso dell’avventura (che è completabile in sette/otto ore), Amicia potrà acquisire delle abilità alchemiche che le consentiranno di variare gli utilizzi della fionda. Oltre a lanciare i sassi, dunque, potrà spegnere le torce a far piombare nel buio delle zone, oppure accendere i bracieri per rischiararle. O ancora, potrà scagliare addosso agli avversari una sostanza che li obbliga a togliersi l’elmo, così da atterrarli con un sasso in testa senza problemi. Sono diverse le modalità con cui Amicia può affrontare i pericoli, ma il gioco sin troppe volte vi costringerà a usare la giusta abilità per la giusta situazione di gioco, restringendo così il ventaglio delle possibilità a disposizione, che ad onor del vero si rivelano in molti frangenti fini a se stesse. Ad esclusione di un paio di tentativi trial and error, A Plague Tale: Innocence scorrerà via in men che non si dica, e nemmeno gli enigmi riusciranno a tenervi impegnati più del previsto.

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Peste vi colga!

I puzzle prevedono quasi tutti la presenza ingombrante e costante dei topi, che si muovono in masse omogenee evitando sempre la luce e avventandosi in cadaveri e carne da rosicchiare. Consapevoli del loro punto debole e del modo per attirarli, dovrete gestire l’ambiente a vostro favore, colpendo sempre l’unico oggetto ben segnalato presente in zona. Dall’inizio alla fine il gioco non vi chiederà nulla di diverso, ad eccezione di un paio di puzzle ambientali su media scala nei pressi del castello.
A Plague Tale: Innocence, a scanso di equivoci, non è un titolo mal sviluppato, con problemi gravi o errori strutturali; è al contrario una produzione attenta al controllo della qualità, che per un team di piccole dimensioni come Asobo è piuttosto alta: graficamente le sue linee morbide danno grazia a personaggi e ambienti, mentre solo il frame rate a volte ha delle balbuzie e scende sotto i 30 fps canonici di una PS4 standard.

plague 7

Il problema è che si tratta di un’opera anacronistica, che si poteva vedere già due generazioni fa, il cui sistema di gioco non è avanzato a braccetto con la tecnologia e che è rimasto isolato in una roccaforte al di fuori del nostro tempo. È un peccato? Sì, perché una delle due metà è carente, non soddisfa e non riesce ad allinearsi a tutto il resto.
Artisticamente A Plague Tale: Innocence, come gran parte delle produzioni francesi, è molto curato. Si pensi a tal proposito che per realizzare le ambientazioni l’ispirazione è arrivata dai dipinti classici come quelli di Claude Lorrain, con cieli dalle tonalità morbide e con colori tendenti all’arancione, che donano un caratteristico alone onirico all’opera. Anche le musiche di Olivier Derivier (Alone in The Dark, Vampyr, giusto per citarne un paio) sono di ottima fattura, con viole e archi dalle tonalità cupe e misteriose che ben sottolineano i passaggi più significativi.

+ Periodo storico affascinante, in cui si incastona una buona storia
+ Artisticamente molto curato
+ Buone meccaniche stealth...
-... Applicate in aree molto circoscritte, con scelte obbligate per il giocatore
- Troppo facile, guidato ed estremamente lineare

7.4

A Plague Tale: Innocence è un’opera adatta agli amanti delle avventure narrative,  a chi vuole godersi una buona storia senza preoccuparsi troppo della difficoltà. Si tratta di un titolo estremamente lineare, facile e guidato, che non offre nient’altro una volta portato a termine. Vanno premiati il coraggio, la capacità di proporre narrativamente qualcosa di nuovo, la strenua difesa di un single player dalle idee chiare, precise e convincenti… A patto che siate disposti ad accettare una serie di evidenti compromessi.




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