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Speciale Old Gen Vol. 3: Game Gear

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Avatar di Mauro.Cat

a cura di Mauro.Cat

Pubblicato il 24/03/2009 alle 00:00
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Sul finire degli anni ottanta Nintendo ed Atari si lanciarono nel mercato delle console portatili pubblicando rispettivamente il Game Boy ed il Lynx. La risposta di Sega giunse in lieve ritardo, tra il 1990 ed il 1991, con un nuovo ed innovativo handheld denominato Game Gear. Il successo del Game Boy spinse probabilmente Sega ad accantonare il nome iniziale Project Mercury (in quegli anni Sega insisteva nell’associare gli hardware ai pianeti), inserendo il suffisso “Game” alla ricerca di un assonanza con il più noto rivale.Per poter compensare il gap temporale e l’enorme successo del GB, Sega decise di puntare sul colore e su un comparto tecnico all’avanguardia per un portatile, ma al tempo stesso su un hardware ben noto ai programmatori. Il Game Gear era infatti una sorta di Master System in miniatura. Il punto di forza della console, più volte sottolineato dai responsabili Sega, era proprio legato ad un buon schermo LCD ed alla presenza della retroilluminazione che permetteva di giocare anche al buio. Nonostante gli undici milioni di hardware venduti e l’evidente divario tecnico, Sega non si avvicinò mai all’incredibile successo del Game Boy, che vendette almeno dieci volte tanto. Il Game Gear venne ritirato ufficialmente dal mercato nel 1997. A distanza di quasi venti anni dalla pubblicazione possiamo analizzare i pregi ed i difetti di questo interessante portatile.

Chi troppo vuole…Le cause del parziale fallimento sul mercato vanno ricercate in alcune strategie commerciali non proprio azzeccate. La storia dei videogiochi ha dimostrato ancora una volta che un hardware migliore non è assoluta garanzia di successo.Il primo limite era legato al poco competitivo prezzo di lancio. Il Game Gear veniva venduto, giusto per citare un paio di esempi, a centoquaranta dollari negli Stati Uniti e a duecentomila lire in Italia. Una differenza rispetto al rivale di quasi quaranta dollari, centomila lire da noi, sancì di fatto la sconfitta della console Sega nel decisivo mercato statunitense. Un parco titoli interessante ma numericamente non paragonabile a quello della console rivale, l’assenza di vere killer application e soprattutto la difficile portabilità del GG fecero il resto.Il Game Gear necessita infatti dell’alimentazione di sei pile tipo stilo. Se si può ovviare a questo inconveniente economico sfruttando batterie ricaricabili, la durata della carica di cinque ore, contro le quattordici del GB, rappresenta un limite non indifferente alla giocabilità di una console da viaggio. A questo si aggiunge il problema delle dimensioni poco contenute e di una certa fragilità strutturale.

Le perifericheUna buona varietà di periferiche ha tentato invano di limare il dislivello e di rendere più agevole la rincorsa a Nintendo. Il più famoso esperimento porta il nome di TV Tuner. Questo accessorio, che seguiva la moda dell’epoca per i televisori portatili, si applica allo slot adibito ad ospitare le cartucce di gioco. In questo modo si trasforma il GG in una vera TV portatile con schermo LCD. L’aspetto goffo di questa periferica, che rende l’estetica della console simile a quella di una radiolina portatile, non ha comunque minato il successo di un‘idea che, per quanto bizzarra, fece una discreta presa sul pubblico anche grazie ad una battente campagna pubblicitaria.A questa accessorio se ne aggiungono altri più classici. Un adattatore di corrente per poter giocare in casa ed uno riservato all’accendisigari dell’auto cercavano di rendere meno fastidiosa la scarsa autonomia delle batterie. Non vanno inoltre dimenticati il Gear to Gear Cable, per collegare due console in sfide multiplayer, e la classica lente da applicare allo schermo allo scopo di ampliare l’immagine.Una nota di merito a parte va al Master Gear Coverter che, permette di usare i titoli del SMS su GG, e che di fatto aumenta in maniera decisa l’elenco dei titoli disponibili sulla console portatile.

Uno sguardo ai giochiIl catalogo del Game Gear comprende trecentocinquantasette titoli. Molti giochi non sono altro che conversioni da Master System, ma non mancano alcuni prodotti degni di nota. Non si possono non citare i vari episodi di Sonic, Columns, Wonder Boy, la buona conversione di Mortal Kombat, Mickey Mouse ed alcuni classici Sega.Due titoli meritano a nostro parere di essere riscoperti, magari tramite la Virtual Console del Nintendo Wii. Il primo è Ax Battler: A Legend of Golden Axe. Questo adventure game, molto simile strutturalmente a Zelda II per NES, gode di alcune ambientazioni ispirate e di una meccanica di gioco assai coinvolgente. Interessante è anche lo spudorato clone di Castlevania intitolato Vampire: Master of Darkness. Il gioco, pur nella scarsa originalità, vanta una trama ben sviluppata, alcune scelte musicali di atmosfera ed una imperdibile ambientazione “pre” survival horror che rende al massimo al buio con gli auricolari.Altri tentativi di conversione, come Streets of Rage, Double Dragon ed Out Run, hanno prodotto risultati meno brillanti a causa dell’hardware limitato e di alcune scelte poco comprensibili degli sviluppatori. A distanza di anni non possiamo che rivalutare un catalogo magari privo di vere e proprie esclusive, ma al tempo stesso godibile.Le ultime riflessioni riguardano il collezionismo. La console Sega presenta un problema piuttosto comune all’impianto audio. A causa di una ossidazione di un circuito interno si rischia di perdere l’audio amplificato dalle casse. Questo difetto, unito ad alcuni guai allo schermo LCD che dopo molti anni di utilizzo rischia di perdere luminosità, obbliga ad una certa attenzione chi è interessato all’acquisto di questa retroconsole. Vanno inoltre segnalate alcune versioni limitate come quella di colore Rosso, firmata Coca Cola, o quella Blu che sono molto ricercate dai collezionisti di tutto il mondo. Ricordiamo infine che questo hardware non ha blocchi regionali e che quindi la versione europea legge senza problemi sia i titoli USA che quelli giapponesi.

Alcune console non godono del successo che meritano per ragioni alquanto varie. In questo caso abbiamo elencato i principali motivi del parziale insuccesso del Game Gear. La scarsa portabilità, la bassa autonomia, un catalogo povero di esclusive, il troppo ritardo accumulato ed un prezzo poco concorrenziale hanno sancito la sconfitta della console Sega nei confronti del Game Boy.

A livello tecnico non possiamo però non apprezzare la qualità di questo hardware. La presenza della retroilluminazione e l’ottimo schermo sono davvero da considerarsi fuori parametro per l’epoca dell’uscita. Molte colpe di questo parziale insuccesso vanno perciò attribuite a Sega che, anche in questo caso come in altri, non ha saputo sfruttare in maniera intelligente un hardware che meritava maggiore rispetto. Il GG comunque, pur non raggiungendo mai la popolarità del Game Boy, ha venduto oltre undici milioni di esemplari surclassando in maniera decisa i più simili Atari Lynx e PC Engine GT di NEC ritagliandosi un proprio spazio nel cuore di molti appassionati.

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