Recensione 12 min

Pro Evolution Soccer 5

Un pallone… Una semplice sfera di cuoio, amica e compagna d’avventure, vettore d’emozioni per generazioni di grandi e piccini, dalle partitelle in oratorio ad i grandi tornei intercontinentali visti in televisione… Un pallone dicevo, il simbolo dell’Italia sportiva insomma.
Qui nel Bel Paese, pare esserci una sorta di spiritualità legata a questo mistico oggetto, capace sin dai primi anni del secolo scorso di relegare in secondo piano problemi assai più gravi, facendoci dimenticare tutto ciò che ci circonda nell’arco di quei fatidici 90 minuti.
Il gioco più bello ha donato tanto al mondo dello sport, non in ambito di numeri o soldi; quanto più in termini di sentimenti, passione, episodi piacevoli o tragici, personaggi indimenticabili nel cuore e nella memoria di molti.
Il calcio come lo si ricorda decenni fa, con nostalgia… Un calcio che non è il calcio di oggi.
Sempre più legato al denaro ed alla presunta giustizia (nel senso lato del termine, non sportiva od amministrativa, quanto giudiziaria), questo crocevia di squadre fallite, ripescate, citate in tribunale per ogni sorta di imputazione (da illecito sportivo a falso in bilancio, a moduli per l’immigrazione non conformi e quant’altro…) sono il segnale di una generale rottura del fragile equilibrio che governava questo mondo.
Chiaramente il calcio non rischia l’estinzione, benché si senta sempre dire (a ragione) che è sull’orlo del collasso; certo è che non ci sono alternative, bisogna darsi una calmata in ogni settore: giocatori e, soprattutto, dirigenti e presidenti, i quali a mio parere sono la causa principale di questa crisi economica recente.
Altro punto fondamentale: la mentalità retrograda e vandala che accomuna molti elementi presenti allo stadio ad ogni partita; e qui che non si cada nel discorso “ultrà” o si prendano di mira determinate tifoserie, gli idioti ci sono dappertutto, ultrà o non ultrà, ragazzino od adulto, di qualunque ceto sociale, a qualunque colori essi giurino fede.
Episodi famosi come il lancio di un accendino all’arbitro Frisk all’Olimpico, il petardo in faccia a Dida durante il derby di Champions League dello scorso anno, o il motorino spinto giù dal terzo anello di San Siro, sono solo gli episodi più eclatanti di un comportamento generale troppo spesso becero e ignorante di “tifosi” che con lo sport non dovrebbero avere nulla a che fare (ultimo esempio in ordine di tempo Ascoli – Sampdoria). Pare che non ci sia nulla da fare, decreti e carta bollata non impediscono agli idioti di entrare armati allo stadio quasi in segno di rivolta a tutto ciò che si studia per arginare questi comportamenti: sarebbe ora di svegliarsi e capire che non dovrebbero ad ogni modo essere necessarie misure di repressione, basterebbe maturità nei singoli elementi per godersi una partita tranquillamente senza dispiego di forze dell’ordine, da sempre nemici giurati dei supporter.
A riportare in auge il calcio giocato e non di contorno, ci pensa Konami (seppur videoludicamente), con l’ausilio della sua ultima fatica: quel Pro Evolution Soccer 5 che nelle intenzioni dei programmatori avrebbe dovuto limare ulteriormente il confine del realismo e della simulazione tracciato dai predecessori.
Abbandonate dunque, almeno momentaneamente, le preoccupazioni del calcio reale ed immergetevi completamente nell’opera prima del colosso software giapponese, sarete catapultati in un universo completamente dissimile da quanto avete avuto modo di giocare sinora.

Piattaforma:
PS2
Genere:
sportivo
Data di uscita:
Sviluppatore:
Konami
Distributore:
Halifax

La quintessenza del calcio giocato
Nessuno riuscirà a togliermi dalla testa che Konami vada a fasi alterne nella realizzazione della sua saga calcistica su Playstation 2; intervallare un capitolo più rivolto alla simulazione accurata (PES, PES3) ed uno più dedito alla miscela con elementi arcade (PES2, PES4) pare prerogativa della software house giapponese.
A rigor di logica, mi aspettavo dunque con questo quinto capitolo di trovarmi di fronte alla più accurata riproduzione del gioco di bello del mondo… Così è stato.
La prima cosa che salta all’occhio una volta “messo piede” in campo, è un generale senso di legnosità nei movimenti, abituati come siamo ai repentini dribbling maradoniani visti nel predecessore; sono quindi necessarie alcune partite di assestamento per rendersi effettivamente conto delle potenzialità del nuovo arrivato, superando un’iniziale fase di spossamento che potrebbe far dubitare taluni della bontà del prodotto.
Caratteristiche salienti della rinnovata meccanica di gioco sono la fisica che gestisce palla e contrasti, nonché l’integrazione del comando R2 con gli spostamenti laterali. Ma andiamo con ordine…
La riproduzione fisica del peso e della traiettoria del pallone è resa perfettamente, sicuramente un altro pianeta rispetto alle passate edizioni, con una coerente sensazione di “pesantezza” della sfera, la quale reagirà diversamente ai rimbalzi conseguentemente al tipo di terreno, alla condizione atmosferica (chiaramente) ed alla forza impressa dal calcio del giocatore unitamente alla parte di piede che la andrà a colpire (piatto, collo, esterno, tacco e via discorrendo), donando alle traiettorie una sensazione eccellente di realismo, annullando definitivamente il mai tanto odiato “effetto flipper” sinora presente, specialmente laddove vi fossero anche contrasti fra giocatori. Questi ultimi poi, migliorati in tutto e per tutto, rappresentano il fiore all’occhiello dell’ultimo nato in casa Konami: la fisicità dei giocatori è superba, ed ai semplici spalla contro spalla sono stati aggiunti altri elementi di discussione quali trattenute, blocchi, ostruzioni, sgambetti e chi più ne ha più ne metta, facendo scomparire quella sensazione di “trenino” che si aveva in PES4, con Ronaldo (non dico un nome a caso) a correre palla al piede buttando costantemente giù 4-5 avversarsi che incauti tentavano di fermarlo in contrasto fisico; ora ad ogni contatto il giocatore perderà un po’ di equilibrio, esattamente come accade nella realtà, magari restando lo stesso in piedi o resistendo alla carica certo, ma sempre nei limiti del possibile, grazie anche ad una perfetta applicazione della regola del vantaggio (della quale parlerò più avanti) che integrata efficacemente in questa meccanica nuova rende ogni singolo duello a centrocampo quasi un’esperienza.
Ad una più ricca e sofisticata simulazione si aggiunge anche un proporzionale aumento della difficoltà di gestione del singolo calciatore in campo, nonché dell’economia della squadra relativamente alla gestione tecnico-tattica.
Per ciò che concerne i calciatori, il loro controllo appare molto più complicato che in passato in fase di possesso palla, poiché basta poco (una direzione sbagliata od un movimento di troppo l’attimo prima di ricevere il pallone ad esempio) per fallire clamorosamente lo stop e dare il via alla manovra avversaria. Bisognerà dosare sapientemente lo stop effettuabile da fermo, combinandolo con quello in corsa, per ottenere i risultati migliori. Le prime partite farete volare parecchi cristoni per qualche semplice aggancio mal riuscito, posso garantirvelo, ma basta un poco di pratica per padroneggiare un sistema di controllo complesso e preciso come mai prima d’ora.
Discorso analogo per i tiri in porta: inizialmente più complessi nella loro calibrazione, una volta presa la mano si possono ottenere combinazioni eccellenti, grazie anche all’utilizzo del tasto R2 per impartire l’ordine di calciare di piatto anche qualora la barra della potenzia sia caricata in maniera spropositata. Tale nuovo comando risulta utile anche nei tiri al volo, poiché consente di calciare a botta (relativamente) sicura, pagando però dazio naturalmente in potenza. Sempre a proposito dei tiri al volo (aggiungendoci i contrasti in volo ed i colpi di testa), una sola parola per descriverli: reali. Mai visto sinora niente di simile, l’utilizzo delle animazioni migliori per questi gesti tecnici, e la sopraccitata fisica del pallone stratosferica, conferiscono a queste esibizioni di tempismo e coordinazione un sapore mai provato sinora, regalando soddisfazione pure sbagliando (chiaramente non a 2 metri dalla porta), per non parlare di quando con un poco di maestria otterremo il risultato di saper calciare in porta di collo pieno da 25 metri con notevole precisione. Logicamente è molto difficile padroneggiare appieno tali acrobazie, non si può mai essere certi del gol (così come nella realtà del resto), ma rimane il fatto che spesso li proveremo come degno coronamento di una splendida azione, o come gesto tecnico meramente fine a se stesso, poiché talmente spettacolari da sembrar sempre la soluzione migliore, cercando il gol che potrebbe entrare di diritto nella storia personale della propria carriera “pessistica”.
I colpi di testa, ampliati in armonia dei movimenti, precisione e potenza, diventano ora un’arma micidiale ed assolutamente efficace per segnare, a patto di possedere un’eccellente tempistica, più importante ancora del controllare una torre alta e potente. Diventa fondamentale saper anticipare l’uomo per avere il predominio sulle palle alte, non solo la davanti, ma anche a centrocampo, sui rinvii, od in fase difensiva, evitando di subire ripetutamente goal su cross dalle fasce laterali.
Tutto quanto accade in campo, ha come gestazione ciò che avviene prima. Le scelte in sede di formazione sono assolutamente fondamentali per l’equilibrio e l’efficacia della squadra: schierare in campo gli 11 giocatori più forti secondo le statistiche numeriche non è assolutamente sufficiente a garantire la vittoria, occorre almeno un minimo studiare i comportamenti dei vari calciatori in campo, predisponendoli più o meno alla fase offensiva e difensiva, nonché andando ad incidere sulle loro disposizione in campo e sul loro atteggiamento. Essi d’altro canto risponderanno in maniera credibile, eseguendo ciò che sarete andati a settare, variando sensibilmente modo di giocare anche in relazione al ruolo scelto.
Le uniche note dolenti relative al gameplay sono da ricercarsi in una sbagliata e scomoda integrazione del tasto R2 nei movimenti laterali, e in un’impossibilità di direzionare il filtrante di ritorno negli 1-2. Liquidando brevemente il secondo caso con poche parole (in sostanza non è stato eliminato il difetto per il quale non vi è la possibilità di eseguire un filtrante da noi direzionato dopo aver chiesto l’1-2 ad un compagno. Vi capiterà di chiedere l’1-2 e subito accorgervi di un altro giocatore posizionato meglio, avrete l’intenzione di eseguire un filtrante verso quest’ultimo non chiudendo la triangolazione, ma ciò sarà impossibile. Se premete triangolo anche magari in direzione di un altro calciatore, la cpu vi farà chiudere l’1-2; alquanto fastidioso), è giusto soffermarsi sul primo, nonché effettivamente unico, vero motivo di delusione all’interno di una giocabilità altrimenti vicina alla perfezione in ogni suo punto.
Nel quarto capitolo di Pro Evolution Soccer, l’uso del tasto R2 durante uno spostamento di 90° (a prescindere dalla direzione) comportava l’utilizzo da parte del giocatore della suola delle scarpe per eludere gli interventi avversari, e continuando a tenerlo premuto ricambiando direzione si ottenevano movimenti talvolta imprevedibili dagli avversari ma spesso inutili; questo ora avviene sempre, è stata eliminata la possibilità di cambiare semplicemente senso di corsa senza dribbling alcuno a spezzare il ritmo, probabilmente per unificare appieno nella giocabilità le versioni Playstation 2 e PSP di PES5.
Tutto ciò se da un lato è comprensibile, dall’altro è snervante: occorreranno tante, tante partite per padroneggiare appieno tale (sciocca a mio modo di vedere) innovazione, che spesso limita la velocità della manovre (in parte) e dell’individualità del giocatore (parecchio). Un vero peccato insomma questa scelta, che se meglio ponderata avrebbe reso ulteriormente migliore quella che si prospetta comunque come la migliore simulazione calcistica sul mercato.
Ultime chicche: l’evanescenza del cursore “1”, “2”, o dei nomi dei giocatori (a seconda delle impostazioni pre-partita), che indica la lontananza del giocatore controllato dal pallone; le magliette di alcuni giocatori fuori dai calzoncini ed il flip-flap di Ronaldinho aggiunto alla pletora di finte eseguibili (ma non fate troppi salti di gioia, spesso si rivelerà inutile in quanto ad efficacia).

Vince la squadra… Ma la differenza la fanno i singoli!
Dopo aver analizzato nel complesso le caratteristiche più generiche relative al gameplay, vado a disquisire sul comportamento degli atleti nelle loro azioni peculiari.
Dando per assodata l’obbedienza alla disposizioni tecniche, ciò che a volte lascia ancora dei dubbi è il modo di agire in relazione a taluni episodi… I portieri ad esempio, se da un lato sono più reattivi e sicuri rispetto al passato (tranne che sul bagnato, dove c’è una forte probabilità che la palla scivoli o quantomeno sia bloccata in 2 tempi, proprio come nella realtà), dall’altro sbagliano ad esempio non bloccando la sfera ma respingendola di pugno sui filtranti alti o calciando di prima di piede quando potrebbero comodamente aspettare ch’ella arrivi in area, per poi prenderla con le mani. Questi episodi non si verificano sempre chiaramente, ma non sono così infrequenti come si potrebbe sperare. Se non altro, ora i portieri non hanno più la pessima abitudine di calciare in tribuna anche quando potrebbero comodamente rilanciarla verso il campo.
Per ciò che riguarda gli altri ruoli, l’unica recriminazione riguarda le punte, che sovente si fanno trovare stupidamente in fuorigioco, mentre va altresì lodato l’atteggiamento dei difensori che coprono gli spazi, chiudono sul portatore di palla, raddoppiano, pressano, fanno blocco, scalano le marcature ed eseguono diagonali perfette… Assolutamente il contrario di quanto visto nel prequel insomma!
Piacevole il tocco di classe per il quale i giocatori festeggiano dopo essersi procurati un rigore, anche se inutile ai fini della giocabilità.

Hey, ma all’arbitro sono scomparse le corna!
Ammettetelo dai; chi almeno una volta nella vita non ha urlato “cornuto” ad un arbitro? Tralasciamo l’infinita serie seguente di insulti più o meno veementi, e concentriamoci sulla classicità dell’ingiuria da sempre associata ai fischietti italiani… Ebbene, quest’anno il toro è scornato!
Il lavoro svolto dal team di programmazione è infatti assolutamente eccellente anche in quest’ambito, i direttori di gara sanzionano fiscalmente ogni contatto falloso o che arreca impedimento non consentito all’avversario (il famoso “danno procurato”), estraendo con giudizio i cartellini laddove necessario.
Migliorata in tutto e per tutto la regola del vantaggio, applicata (quasi) ogni qualvolta sia possibile, non solo nei pressi dell’area di rigore ma anche nelle zone centrali del campo. In caso di brutto fallo non sanzionato a causa del vantaggio, gli arbitri si riservano la possibilità di ammonire (od espellere) il giocatore alla fine dell’azione, anche qualora questa si sviluppi per ancora un buon numero di minuti, assolutamente ottima la gestione di tale caratteristica. Inoltre, finalmente, il ritmo della partita non viene più continuamente interrotto dai fuorigioco fischiati sui filtranti poiché, in tali casi, se la palla sarà recuperata dal portiere o da un difensore, il gioco verrà fatto continuare senza ripartire dal calcio da fermo.
Se proprio dovessimo ricercare un difetto nella programmazione del comportamento dei fischietti, lo si potrebbe trovare fiscalità talvolta forse eccessiva, ma rispetto agli arbitraggi degli anni passati non ci si può proprio lamentare. Poi chiaramente l’errore più o meno marcato può anche starci, ma siamo nell’ordine di uno sbaglio nell’arco di 4-5 partite; magari fosse così anche nella realtà…
Veniamo infine ai fuorigioco: ineccepibili per quanto mi è capitato sinora di vedere, la regola secondo la quale non conta più la luce fra i corpi (pertanto basta avere anche solo un arto oltre l’avversario per essere in fuorigioco) è applicata ottimamente, contrariamente a quanto avveniva in Winning Eleven 9 con alcuni offside netti non fischiati.

Un altro anno deve passare…
La nuova stagione calcistica videoludica è così iniziata, e le modalità di gioco che ci accompagneranno sono le solite canoniche alle quali siamo abituati, con alcune piccole aggiunte minori all’interno di alcune di queste.
Amichevole, Master League (molto simile alla precedente edizione, con l’aggiunta di nuove metodologie di allenamento ed una migliore distribuzione dei punti esperienza ai giocatori, oltre a delle pagelle più verosimili con tanto di migliore in campo e commento dell’esperto), campionato (con le principali divisioni da intraprendere, quali Serie A, Bundesliga, Premiership, Liga, ecc.), coppa (con vari tipi di coppe da affrontare, quali mondiali, europei, Konami cup, ecc.), online (finalmente, per i possessori di Network Adapter, la possibilità di scontrarsi in rete in amichevoli caratterizzate da un lag veramente minimo e da una risposta ai comandi piuttosto reattiva se paragonata alla precedente edizione in versione PC o Xbox), allenamento e modifica; vale la pena spendere più di 2 parole per queste ultime 2 possibilità offerteci.
La modalità allenamento si divide in sezioni: “allenamento libero” (dove potrete giocare partitelle d’allenamento od allenarvi su vari aspetti quali i calci di punizione, gli angoli, ecc.), “situazioni di allenamento” (dove potrete imparare a saltare l’uomo, a direzionare i passaggi, a controllare i tiri, ad imbastire efficaci azioni d’attacco od a difendere la propria porta), “allenamento sfida” (dove potrete cercare di ottenere i migliori risultati in termini di tempo e punteggio in varie prove, al fine di limare sempre più le proprie capacità), “allenamento principiante” (dove i neofiti potranno imparare le basi di PES e del calcio in generale) ed infine “comandi” (per apprendere i comandi).
La sezione relativa all’editing è quanto di più completo si possa immaginare, poiché offre la possibilità di editare praticamente tutto all’interno del gioco: giocatori (in statistiche numeriche e caratteristiche fisiche, tratti somatici, corporatura, abbigliamento e quant’altro), squadre (nazionali comprese – finalmente – personalizzabili in nome, formazione, prima e seconda divisa dei calciatori portiere incluso, numeri e scritte delle maglie, stemma, stadio e colore principale della tifoseria), numero di maglia dei giocatori nelle nazionali e nei club, nome degli stadi, nome delle coppe e dei campionati ed infine… Gli scarpini! Per molti sembreranno una piccolezza, ma per i patiti di editing da sempre attenti all’attrezzo sportivo più fedele per un atleta di questo sport, la possibilità di scegliere all’interno di una gamma comprendente 12 modelli ufficiali Adidas, nonché di crearne a piacimento da 0 utilizzando un semplice editor che permette di rendere al meglio i modelli più famosi delle altre case produttrici d’abbigliamento sportivo, è una vera gioia.
Da citare infine l’opzione che permette di creare profili personalizzati, utilizzabili nelle coppe o nei “memorial match” (disponibili nel menu “amichevole”) per salvare i propri risultati di gioco contro un amico, tenendo conto di vittorie, sconfitte, pareggi, gol fatti, gol subiti, cartellini e tutto ciò che possa essere utile tenere in conto).

Comparto tecnico
Graficamente il gioco colpisce sin da subito il player, non tanto per il dettaglio in se di atleti e stadi, poiché per quanto siano dettagliati i modelli poligonali dei calciatori (ricostruiti talvolta perfettamente nei lineamenti) e delle strutture (a tratti quasi imponenti), la parte del leone la fanno le animazioni, curate in ogni singolo frame, che conferiscono all’azione una veridicità sinora impensabile.
Ogni gesto è ricostruito alla perfezione, e più di una volta si avrà l’impressione di assistere ad una reale partita in televisione, dove saremo però noi a deciderne le sorti.
Sul versante audio il discorso da fare è analogo a quello che da sempre contraddistingue ogni nuovo capitolo di questa celebre serie: buona resa dell’atmosfera da stadio e degli effetti sonori (sebbene i cori personalizzati di FIFA siano tutt’altra cosa), ma scarsa concentrazione sulle musiche (fastidiose e ripetitive) e sulla telecronaca (affidata per l’ennesima volta a Civoli e Sandreani), che appare quest’anno più precisa negli interventi ma estremamente monotona e ripetitiva, priva di quella varietà e di quell’entusiasmo che dovrebbero tenere vivo l’interesse nel giocatore.
Per ciò che concerne le licenze, ci si troverà più o meno di fronte a quanto visto l’anno passato, per cui accogliete con entusiasmo la Premier League, la German League e la French League, a supporto dei campionati ufficiali presenti (Serie A italiana, Liga spagnola ed Eredivisie olandese). 2 team inglesi dispongono ora delle licenze: trattasi di Chelsea ed Arsenal; mentre la stranezza per ciò che concerne le squadre italiana riguarda il Cagliari, denominato “Teste di Moro” nonostante i giocatori in rosa siano corretti. Per il resto, alla solita schiera di squadre appartenenti a campionati minori, delle quali fanno parte compagini anche famose quali Porto, Celtic, Brondby, Anderlecht, Glasgow Rangers, Sparta Praga ed altre, vi si aggiunge il San Paolo, squadra brasiliana detentrice del titolo carioca, che scrisse a tratti la storia del calcio sudamericano e non solo, disponendo schierando tra le propria fila giocatori di caratura mondiale (uno su tutti: Pelè).

– Giocabilità migliorata
– Più realistico
– Più difficile
– Online
– Profili personali

– Quel R2 integrato…
– Impossibilità di personalizzare l’1-2
– Audio non eccelso

9.3

Pro Evolution Soccer 5 si presenta, come da pronostico, migliore esponente del genere, per Playstation 2 e non.
La giocabilità rinnovata ed ampliata migliora in tutto e per tutto il prequel, raggiungendo nuove vette di realismo sinora impensabili.
Il voto finale avrebbe potuto essere ancora più alto, in presenza d’ulteriori licenze, d’un affinamento dei cambi di direzione (anche se tutto sommato è più che altro questione d’abitudine), e di una maggiore atmosfera “televisiva” ad accompagnare le fasi di gioco (leggasi: telecronaca immersiva, cori personalizzati e più coinvolgenti, entrate in campo accompagnate da inni di competizioni ufficiali, ecc.); trattasi ad ogni modo di difetti assolutamente minori, che non inficiano la bontà di un prodotto che si pone al di sopra d’ogni concorrente attuale e probabilmente futuro, punto di riferimento del genere almeno sino al prossimo episodio in lavorazione per le next-gen, adagiandosi nel videoludico trono di miglior simulazione calcistica sul mercato.