Recensione 5 min

Floor Kids, una recensione a ritmo di breakdance

Floor Kids è il manifesto di ciò che è l’hip hop, ma non nella sua versione corrotta fatta da west coast vs east coast, storie di gangsta rap dal grilletto facile e lusso ostentato fra villoni, donne e macchine che rimbalzano, bensì nella sua forma primordiale, diciamo quella partorita dalla mente poliedrica di Afrika Bambaataa post viaggio nel continente nero, assieme ai suoi colleghi DJ Kool Herc e Kool Moe Dee, dove l’unica cosa che conta è divertirsi e fare festa. Secondo la loro cosmogonia del rap, uno dei pilastri fondamentali per portare il divertimento ai fratelli delle altre galassie – lo pensavano davvero, mica me lo sono inventato io – era il ballo, un insieme di movimenti mai visti prima, nati dalla mente di gente come Crazy Legs, che un giorno si sveglio ed inventò il Popping e resi celebri in quei Block Party abusivi degli anni ‘70 nel Bronx, che tutti noi conosciamo con il nome di breakdance. Floor Kids è proprio la trasposizione videoludica di ciò che è la breakdance, un flusso costante di passi non dettati da regole scritte e, proprio come la danza nata nei ghetti Newyorkesi, anche il titolo sviluppato da MERJ Media sfugge ai canoni imposti e riscrive il concetto di rhythm games. 
Do the robot
Il design adottato dai dev è tanto semplice quanto vincente e innovativo: lo scopo è quello di ottenere il punteggio più alto ballando su delle tracce da due minuti circa ma, a differenza dei suoi simili, Floor Kids non è ingabbiato in tasti da premere esattamente quando questi appaiono su schermo, costrizione che è proprio l’esatto opposto del concetto di libertà insito nella breakdance. Privato da vincoli, è dunque il giocatore stesso a creare un flusso continuo di passi e mosse, stando attento al beat del dj. Floor Kids dimostra come spesso siano sufficienti pochi ingredienti per dare vita ad un sistema di gioco appagante, soprattutto grazie all’alchimia che si crea fra le note e le dita che si muovono sul pad. Mentre la tempo scandiva il ritmo, la sensazione provata non era semplicemente quella di guidare il proprio alter ego virtuale, perché, trascinato dai dischi e dallo scratch, era come se mi trovassi di persona al centro della pista, libero di esprimermi attraverso la proiezione di me stesso su schermo. Inoltre, venendo meno quella gabbia fatta da tasti dettati e che spesso occupa gran parte dello schermo in molti rhythm games, è cancellato qualsiasi tipo di barriera interposta tra l’avatar e il giocatore, un’assenza di filtri che permette di concentrarsi solo e soltanto sul ritmo e sui passi. 
Grazie alle numerose combinazioni e tecniche, l’unico limite allo stile di ballo è rappresentato dalla propria fantasia ed è sorprendente come tale risultato sia stato raggiunto senza troppi orpelli barocchi in fatto di comandi. Esistono infatti quattro tipologie di movimenti: quelli basilari, utili per connettere i passi più complessi, sono il Toprock e il Downrock, mentre al Power e al Freeze sono affidati i passaggi più complicati e “remunerativi”. Sulla carta e dopo il breve tutorial, tutto sembra molto facile e, premendo i tasti frontali e utilizzando l’analogico destro, i primi step prendono vita senza troppi intoppi. Floor Kids rientra a pieno in quei titoli definiti easy to learn, hard to master. Non basta infatti passare da una posa all’altra, per poi fare un paio di rotazioni sulla testa ed infine concludere il tutto con la robot dance, ma quello che è necessario per conquistare il pubblico sono lo stile, il ritmo e combinazioni sempre più ricche per infiammare la folla. Il bello è che nulla viene deciso da imposizioni esterne e i due minuti di beat sono un canovaccio bianco su cui dipingere le evoluzioni e sperimentare seguendo il proprio istinto.
Formare la crew
Gli otto personaggi a disposizione sono poi caratterizzati da abilità differenti, alcuni sono più dotati nel Toprock, altri ancora hanno nelle rotazioni il loro asso nella manica, ma quello che realmente colpisce è la varietà estetica delle mosse, uniche per ciascun breaker. Per ottenere dei punteggi sempre più elevati è necessaria una sana dose di allenamento, indispensabile anche per padroneggiare le combo di cui è dotato ogni protagonista del gioco, un eco lontano che richiama anche alle meccaniche tipiche dei picchiaduro. Il risultato è una formula fresca, divertente e anche con un buon tasso di manualità, anche grazie a ben quaranta tracce dal ritmo differente, in cui occorre sempre trovare la chiave di lettura per andare a tempo e accumulare bonus. Proprio quando sta per decollare definitivamente, Floor Kids si interrompe purtroppo sul più bello: è difficile trovare dei reali difetti al sistema di gioco ideato da MERJ Media e dunque fa ancora più dispiacere accorgersi di come, dopo poco più di due ore, il titolo abbia già mostrato tutto quello che c’era da vedere. 
Lo story mode, cuore dell’esperienza, è sicuramente interessante, è un vero spaccato sulla cultura underground dell’hip hop e, attraverso i suoi otto scenari, porta il giocatore ad esibirsi dalla scuola di ballo, alla sala giochi, fino al palazzo del vertice della pace, richiamo nemmeno troppo velato al messaggio primordiale del rap della Zulu Nation o di Grandmaster Flash and The Furious Five. Ciascuno stage comprende tre tracce, dove accumulare delle stelle utili per sbloccare i vari personaggi e le proprie carte mosse: vuoi anche per una difficoltà non esattamente elevatissima, questa modalità richiede sì e no un paio di ore, chiudendo praticamente il capitolo singleplayer, se si esclude l’allenamento libero. C’è proprio un errore di calcolo nella progressione, perché per arrivare alla conclusione è sufficiente imparare a padroneggiare un solo personaggio e affrontare tutte le sfide con esso, senza nessuna spinta/necessita di provare qualche altro breaker. Il vero rimpianto è però l’assenza della modalità online e magari anche di una classifica in cui svettare fra i performer di tutto il mondo, componente che avrebbe reso davvero Floor Kids una droga da cui sarebbe stato difficile disintossicarsi. Anche a causa della sua nascita su Switch, l’unico modo per sfidare altri ballerini è dunque nella modalità in locale.
Writer e DJ 
La brevità dell’esperienza non riesce però in alcun modo ad intaccare il valore culturale di Floor Kids, una vera dedica d’amore al mondo della breakdance e, più in generale, a quello dell’hip hop, un messaggio veicolato attraverso l’art direction e la colonna sonora, due dei pilastri portanti dell’opera. Visivamente, il titolo è infatti qualcosa di unico ed è impreziosito dal tratto e dalle animazioni di JonJon, capace di dar vita ad un character design accattivante e studiato fin nell’ultimo particolare, da cui traspare la passione dell’autore per la scena rap underground. Al di là dei personaggi, sono i piccoli dettagli a far la differenza, come gli scenari in cui si svolgono le esibizioni, tutto il contesto urbano, il pubblico che tiene il ritmo, i graffiti un po’ in stile bubble e computer rock, non roba alla Rammellze ma comunque degna di un buon writer, e soprattutto i piccoli intervalli che introducono ogni stage, i quali danno voce a questo panorama urbano e comunicano la filosofia della breakdance. 
Per quel che riguarda la OST, va fatto invece un discorso differente, che esce fuori dai confine del videogioco in sé. Le quaranta tracce, fatto salvo per alcune eccezioni, sono dei ritmi piuttosto semplici, un beat ideale per creare evoluzioni con il giusto tempo, ma sono musiche che difficilmente entreranno a far parte delle playlist dei vostri dispositivi audio. Il vero valore della soundtrack è invece da ricercare nel nome del suo autore: Kid Koala. Personalmente non conoscevo il nome del producer/DJ – anche se ha collaborato con gruppi come i Gorillaz e a film come Il grande Gatsby – e devo solo ringraziare Floor Kids se ora tracce come More Dance Music, Skanky Panky e Fender Bender fanno parte della colonna sonora di ogni mia giornata.

– Un rhythm games diverso dal solito
– Sistema di gioco fresco e divertente
– Direzione artistica azzeccata
– Trasmette ciò che realmente sono l’hip hop e la breakdance

Piattaforma:
PC

– Finisce sul più bello
– Pesa l’assenza dell’online

7.5

Floor Kids è proprio quel gioco che ti trasmette vibrazioni positive, che ti permette di staccare dalla routine quotidiana, grazie ai suoi ritmi e alla sensazione di libertà donata da un sistema di gioco capace di distaccarsi con forza dai canoni dei rhythm games. L’opera di MERJ Media è inoltre un faro proiettato su questo mondo primordiale dell’hip hop e della breakdance, in cui si nota la devozione del duo JonJon e Kid Koala per questo spaccato urbano, ricreato sapientemente attraverso uno stile visivo affascinante e al beat di una selezione musicale tanto minimal quanto azzeccata. Floor Kids è però tanto bello quanto breve e proprio questa sua corta durata, assieme a delle modalità di gioco troppo risicate, lasciano in bocca quel retrogusto amaro tipico di quando hai assaggiato un piatto ricco e gustoso, finito però dopo un paio di bocconi.