Blade Runner 2049, recensione del nuovo film di Denis Villeneuve

Recensione Cinema
A cura di YP - 4 Ottobre 2017 - 0:00

NOTA: la recensione esclude tutti i dettagli inerenti alla trama. Ci è stato chiesto espressamente dal regista e rispetteremo con piacere la sua volontà. L’articolo costituisce quindi un’analisi degli elementi principali che caratterizzano la pellicola, misurandola -se possibile- al capitolo originale firmato da Ridley Scott.
Apro gli occhi, è mattina. La città è già un inferno di voci, urla e nebbia fatta di chissà quale agglomerato di fumi nocivi. Scendo in strada perché devo andare a lavoro: una volta Los Angeles era diversa; una volta il mondo era diverso. L’evoluzione ci ha portato dove non avremmo mai immaginato: abbiamo dimenticato cosa vuol dire essere umani, abbiamo dimenticato il valore della vita. Sono abituato a fare questi pensieri, ingoiato dalla tecnologia e dalla miseria che mi circonda. Ogni tanto sogno di fuggire, ma anche se provassi ad allontanarmi dalla città troverei solo desolazione e morte. Soffoco la mia psiche, devo sopravvivere. Poi lo vedo, impossibile da non riconoscere, gira spesso qui intorno e lo conosciamo tutti: si chiama K ed è… un Blade Runner. Un replicante di nuova generazione incaricato di eliminare vecchi e minacciasi modelli. Che fortuna, penso: niente emozioni, niente disperazione. Solo ordini da eseguire e nient’altro. Si gira, mi guarda. Ho paura. Magari ho fatto qualcosa che non va, magari ho delle informazioni che lui vuole e ora verrà qui a farmi del male. All’improvviso però il mio cervello smette di elaborare pensieri negativi. Lo guardo fisso negli occhi e vedo il nulla. Sembrano veri, certo, ma sono vuoti. Immagino come possa essere la sua vita, ignara di cosa voglia dire avere un’anima, provare amore, disperazione, odio. Forse la mia esistenza non è così terribile, d’altronde avere uno scopo è ciò che ci rende umani, l’elemento che dà valore alle nostre giornate. In questi pochi secondi il mio sguardo si era perso nel grigiore urbano che riempie ogni angolo di Los Angeles, abbandonando ogni riferimento; rialzo la testa, voglio avvicinarmi e parlargli. Ma lui non c’è, è già andato via. Non ha tempo per quelli come me, non ha tempo per sentirsi vivo. 
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“Ho visto cose che voi umani…”
Lo immagino così Denis Villeneuve, con gli occhi chiusi e relegato in una stanza che prova ad immaginarsi cosa vuol dire camminare per le strade del mondo di Blade Runner. Le sensazioni, i risvolti e le implicazioni che la convivenza tra umani e replicanti può generare. Il progetto Blade Runner 2049 è probabilmente il più rischioso tra quelli passati tra le mani del regista canadese: prendere l’universo creato da Ridley Scott e riportarlo in vita in modo credibile non è certamente una di quelle cose che ti permette di fare sonni tranquilli. Parliamo della fantascienza che ha fatto la storia, generato culti e ammaliato persone. Blade Runner è stato un punto di riferimento per molte generazioni di cinefili e proporre un sequel diretto della storia di Deckard vuol dire rischiare davvero molto. Eppure, fin dalla sequenza introduttiva, si capisce che la strada è quella giusta: i silenzi, la musica assordante e palpitante di Hans Zimmer accompagnata dalla inquadrature precise e mai sprecate di Villeneuve ci catapultano immediatamente in quel futuro fatto di desolazione, morte e vita sintetica. Ryan Gosling è un Blade Runner, un replicante di nuova generazione perfezionato e impiegato presso la polizia di Los Angeles. Il suo scopo è quello di trovare ed eliminare i vecchi modelli, causa di troppi problemi. La prima parte della pellicola è molto lenta e serve a spiegarci dove il film andrà a parare: camminiamo per le strade di LA annusiamo i suoi fumi mortali e proviamo lo sconforto di assistere ad un’esistenza cosi asettica come quella di K. La Tyrell non esiste più, rimpiazzata dalla Wallace: compagnia amministrata dal personaggio di Jared Leto che, nonostante l’ottima interpretazione, manca di background e per questo risulta troppo macchiettìstico. 
Due ore e quarantatré minuti, tanto dura Blade Runner 2049: il pregio maggiore di Villeneuve è quello di aver espanso l’universo di Scott, portandoci a visitare altre zone limitrofe alla città principale facendoci scoprire come il mondo è progredito, anzi, regredito. La vita artificiale non basta a qualificare un miglioramento tecnologico, perché tutto il resto è in rovina. Ecco dunque il miglior pregio di BR2049: utilizzare un contesto sci-fi per raccontare invece il dramma e l’essenza dell’umanità. Fantascienza vuol dire anche e soprattutto questo, portarci lontano dal nostro mondo per sottoporci invece storie a noi molto vicine. L’incredibile risultato di questa produzione è che rappresenta in tutto e per tutto un sequel del capitolo originale, continuando, ampliando e portando al culmine narravito un ecosistema di personaggi e avventure epocali. Blade Runner 2049 è figlio del nostro tempo e non sarà mai superiore al primo capitolo firmato da Ridley Scott e, soprattutto, non è il capolavoro descritto dai colleghi americani. L’eccellenza fotografica di Roger Deakins esalta ogni singolo dettaglio, complici colori forti e immagini dalla gargantuesca bellezza che recuperano in modo eccellente le atmosfere originali, rappresentando in qualche modo un inno e un omaggio al passato. In fin dei conti però lo script rimane abbastanza lineare per poi diventare prevedibile, rinunciando cosi a quel pizzico di coraggio e ambizione che però troviamo nella messa in scena. Harrison Ford ha il suo giusto spazio, anche se vederlo cosi invecchiato e intento nell’interpretare ruoli iconici suscita tanta tenerezza e poca credibilità. Insomma andare al cinema a vedere questo Blade Runner 2049 è un’esperienza che non dovete certo farvi mancare: perché la fotografia e il sonoro sono magistrali, la regia di Villeneuve è ottima e Ryan Gosling conferma di essere un attore incredibilmente dotato. Verrete catapultati in un mondo unico che ha ancora molto da dire e da farci vivere; purtroppo i difetti ci sono e sono da ricercarsi in una sceneggiatura imperfetta affiancata da un impatto generale che non può essere quello dell’originale datato 1982. La sensazione generale è che, nonostante le bellezze tecniche e visive, il film sia dimenticabile. Non è neanche il miglior esercizio di Denis Villeneuve; Blade Runner 2049 è un ottimo sequel e un poderoso film di fantascienza, un altro trampolino di lancio per uno dei registi più dotati della nostra epoca che dopo Arrival conferma il suo gusto e il suo stile, ormai perfettamente riconoscibile e totalmente a suo agio nell’ambito sci-fi.

Fotografia ammaliante
Regia impeccabile
Ryan Gosling perfetto


Sceneggiatura un po’ banale e prevedibile
Non ha lo stesso impatto del capitolo originale
Emotivamente scarso


8

Molti si aspettavano un blockbuster, Blade Runner 2049 invece riesce a uscire da quei confini e propone un vero film sci-fi: lento, riflessivo, misurato e infarcito dalla giusta dose di azione. La fotografia è spiazzante e il sonoro è perfetto, cosi come la regia di Villeneuve conferma le sue indiscutibili doti. Una sceneggiatura più ambiziosa gli avrebbe permesso di sfiorare l’eccellenza, il risultato invece è un ottimo sequel e un potente film di fantascienza che però non è esente da difetti. Gli occhi rimarranno pieni delle immagini di Roger Deakins, ma la mente si scorderà in fretta di una storia che, purtroppo, non lascia alcun segno.




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