Warhammer: Chaosbane – Il martello che veglia sui reami degli uomini

Il caos ha le ore contate

Recensione
A cura di DottorKillex - 31 Maggio 2019 - 9:00

Ci sono licenze pesanti, brand che contano milioni di appassionati e vanno avanti da decenni, con i quali, spesso, avere a che fare è tanto un onore quanto un onere: Warhammer è sicuramente uno di questi.
Incuranti del pericolo, i francesi di EKO Software (quelli dei due How to Survive), si sono cimentati in un action RPG con visuale isometrica, che strizza l’occhio a Diablo ma è ambientato in luoghi iconici della saga di Games Workshop: parliamo di Warhammer: Chaosbane, e questa è la nostra recensione della versione PS4.

L'introduzione del gioco

Le armate del male

Warhammer Chaosbane è ambientato nel Vecchio Mondo di Warhammer, a poche settimane dalla sconfitta delle armate di Asavar Kul per mano degli uomini guidati da Magnus il Pio, avvenuta nel 2031 in un’epica battaglia alle porte di Praag. Nonostante il male sia stato ricacciato negli abissi, proprio quando gli eroi di quella battaglia riprendevano fiato ed abbassavano la guardia, un inatteso e violento attacco ha messo a repentaglio la vita dell’eroe di Praag, vittima di un incantesimo lanciato da una maga oscura, seguita da un folto gruppo di cultisti. Il giocatore, chiamato a vestire i panni di uno dei quattro eroi selezionabili, emersi vincitori dalla battaglia di Praag, dovrà andare a fondo alla questione, scoprendo il marciume che giace (non solo in senso figurato…) nel sottobosco dei reami umani, toccando mete assai note nel suo viaggio, dalla già citata capitale del Kislev a Nuln. Nonostante la presenza di diversi volti noti, dall’arcimago Teclis all’inquisitore Voss, la vicenda stenta a prendere il sopravvento durante le prime ore di gioco, per migliorare, timidamente, solamente durante gli atti conclusivi della campagna.

Frecce di fuoco

Ciò che impedisce alla narrativa e ai personaggi di Warhammer: Chaosbane di lasciare un’impronta è soprattutto una scrittura frettolosa, che in alcuni casi commette l’errore di dare per scontate conoscenza pregresse dell’affascinante universo di Games Workshop, finendo con il risultare poco chiara ai neofiti. Molti dei dialoghi con i personaggi non giocanti si limitano al minimo sindacale, in maniera non dissimile da molti congeneri sul mercato, e questo, con una licenza talmente poderosa e ricca di lore e personaggi memorabili, è un difetto che non ci saremmo aspettati dal prodotto Eko Software. D’altro canto, gli appassionati di lungo corso del franchise di Warhammer potranno godersi le numerose citazioni ed un paio di cameo piuttosto gustosi, anche perchè va dato merito alla software house transalpina di aver trattato il materiale originale con grande rispetto, senza forzature di sorta nè per quanto concerne le motivazioni di certi personaggi nè per il loro aspetto. Semplicemente, con cotanto potenziale, ci aspettavamo di più dalla narrativa, che comunque, è bene sottolinearlo, riesce a mantenere alta l’attenzione quanto basta per spingere il giocatore quantomeno ai titoli di coda della prima run.

Scudo a bolla

Da Diablo II al mondo di Warhammer

La buona notizia è che, pad alla mano, Warhammer: Chaosbane, pur con tutti i suoi limiti, è riuscito a divertirci: EKO Software non è andata troppo per il sottile e non si è fatta scrupolo di pescare a piene mani dai canoni del genere, codificati da Blizzard nel corso degli anni. La creatura dello sviluppatore francese si rifà piuttosto chiaramente al secondo episodio della saga di Diablo, quello ad oggi più amato dai fan, ma, come spesso abbiamo sottolineato, copiare dal migliore non è sempre un male. Anzi. Sin dalla selezione della classe giocabile tra le quattro disponibili si capisce come il titolo punti sulla familiarità piuttosto che sull’originalità: un mago, un paladino, un’arciera elfica ed un nano berserker, sufficientemente differenziati tra loro per ingolosire gli amanti delle run multiple ma, ahinoi, scarsamente personalizzabili in quanto ad armamentario.

Se, infatti, ognuno di essi dispone di un albero delle abilità piuttosto vasto, che ricorda quello recentemente visto in Path of Exile (con le dovute proporzioni), non sarà possibile equipaggiare il proprio eroe con un’arma di una tipologia differente da quella in dotazione: il paladino sarà vincolato all’accoppiata spada/scudo, il berserker alle doppie accette e cosi via, tanto che anche il loot rinvenuto si adeguerà, facendo rinvenire solamente armi della tipologia prestabilita. Questa scelta di design limita in un certo qual modo il numero di build disponibili e va a cozzare con l’ampio ventaglio di abilità selezionabili ed equipaggiabili, ristrette da un dato numero di punti abilità a disposizione ed adatte ad essere scambiate alla bisogna, magari in prossimità dello scontro con uno dei maestosi boss che chiudono ognuno dei capitoli di gioco. Il gameplay non si discosta in alcun modo da quello canonico degli action RPG con visuale isometrica: lasciato libero di vagare per mappe in verità non ispiratissime, realizzate a mano per la campagna principale e da un algoritmo procedurale per la modalità Spedizione, il giocatore sarà chiamato a eviscerare qualsiasi cosa incroci il suo cammino, con occasionali varianti sul tema come missioni di liberazione degli ostaggi, regolate da un timer stringente, o di difesa di avamposti, con ondate crescenti di nemici a cui resistere.

Sul ciglio del burrone

Nonostante una certa mancanza di impatto dei colpi, avvertibile soprattutto con certe abilità nel corpo a corpo, Warhammer: Chaosbane ci ha divertito, vuoi per la soverchiante (e costante) inferiorità numerica, vuoi per l’ottimo livello di sfida già a partire dal terzo dei dieci livelli di difficoltà disponibili, vuoi per la mai troppo lodata implementazione di una cooperativa in locale, spesso dimenticata dai team di sviluppo oggigiorno e qui in ottima forma, sebbene, come vedremo, al prezzo di qualche singhiozzo di troppo nelle performance. Gli aspetti migliorabili, com’è intuibile dal voto finale, non mancano, e, a seconda della sensibilità e dei gusti di ognuno, potrebbero incidere più o meno sulla godibilità del prodotto. Tra questi citiamo la scarsa varietà del bestiario nemico, peraltro limitato a due o tre routine comportamentali al massimo, la possibilità di comprarsi i continue, spendendo l’oro accumulato durante i massacri (che, potenzialmente, rende impossibile incappare nella schermata del game over), un loot system non particolarmente entusiasmante e, soprattutto, un comparto tecnico migliorabile.

Il comparto tecnico non brilla

Note dolenti

Come dicevamo, l’aspetto che meno ci ha convinto del titolo prodotto da Big Ben è sicuramente rappresentato da quello tecnico: la mole poligonale, i modelli dei personaggi e del bestiario nemico e il layout degli stage non convincono appieno, rimandando direttamente alla scorsa generazione di console o, tuttalpiù, ai primordi di quella corrente. Testato su PS4, il gioco non stupisce, nonostante un buon character design e dei filmati introduttivi gradevoli, sebbene statici, e, anzi, denuncia qualche problema di performance, soprattutto in cooperativa.

Se il framerate è normalmente attorno ai trenta frame per secondo, con punte verso il basso durante i cambi repentini di direzione e con lo schermo particolarmente affollato di nemici, durante la nostra prova in compagnia di un secondo giocatore si è scesi fino alla ventina di frame anche durante fasi di gioco non particolarmente concitate. Discorso simile per le poche prove che siamo riusciti ad effettuate online, visto che i server erano deserti nei giorni precedenti al lancio, con solo qualche collega della stampa specializzata ad abbozzare qualche match: in ogni caso, l’aggiunta di una modalità per due giocatori in locale fa guadagnare punti alla produzione, aldilà di qualche inciampo nel framerate che potrebbe essere sistemato con una manciata di patch.

Non abbiamo trovato bug di sorta

In compenso, non siamo incappati in alcun bug di rilievo nè in crash o rimandi alla dashboard di PS4, e dobbiamo segnalare buone notizie sia sul versante dei contenuti, con due modalità aggiuntive (Boss Rush e Spedizione, che consente di rigiocare livelli già completati ma riorganizzati in maniera procedurale), sia su quello sonoro, con un doppiaggio inglese discreto e buoni effetti ambientali. Menzione finale per il buon lavoro svolto sulla sottotitolazione italiana, non scontata viste le dimensioni del team di sviluppo ed i costi ad essa correlati.

+ Gameplay familiare, ma solido
+ Buona quantità di contenuti
+ Cooperativa online e soprattutto in locale
+ Buon livello di sfida
- Comparto tecnico datato
- Framerate non sempre stabile
- Loot system migliorabile

7.3

Non era facile guadagnarsi un posto al sole su una console che può già ospitare pesi massimi come Diablo III e Path of Exile, l’uno reperibile a poche decine di euro e l’altro gratuito, ma Warhammer: Chaosbane, nonostante una serie di imperfezioni, riesce a proporsi come discreta alternativa, attenendosi strettamente ai canoni del genere e puntando sull’accessibilità piuttosto che sull’originalità. Se avete già spolpato i due pesi massimi della categoria e siete alla ricerca di qualcosa di non troppo diverso, l’action RPG di Eko Software potrebbe fare al caso vostro, a patto di non pretendere i medesimi valori produttivi e la cura per il dettaglio dei titoli succitati.




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