Valiant Hearts: The Great War recensione | La Grande Guerra in versione Switch

A quattro anni di distanza dalla prima uscita e a cento anni dall’armistizio che pose fine alla Prima Guerra Mondiale, Valiant Hearts: The Great War arriva anche su Switch.
Anno importante, questo 2018: se l’apprezzata opera pubblicata da Ubisoft è stata ben accolta da critica e pubblico, un altro capitolo tenta di entrare nelle grazie di tutti i giocatori. Si tratta di 11-11 Memories Retold, dello stesso Yoan Fanise, che non cambia argomento e si muove nella stessa direzione tracciata dal primo gioco. Cosa devono aspettarsi gli utenti Switch?

Fratelli di morte

Della storia di Valiant Hearts: The Great War, ne abbiamo parlato a più riprese su queste pagine. Così come 11-11 Memories Retold, anche il precedente progetto di Fanise vuole evitare di fotografare uno dei periodi più bui dell’umanità nel modo più scontato, ovvero mostrando le atrocità della guerra senza filtri e in modo troppo diretto. Al centro delle vicende di Valiant Hearts ci sono gli uomini, le loro storie, i loro sentimenti, le loro motivazioni e il modo in cui il conflitto li costringe a vivere e a mutare per sempre le loro abitudini. Rimane ugualmente straziante, il racconto, anche se non si vedono di continuo viscere, arti staccati, vite spezzate; è stata forse questa la forza più grande del titolo sviluppato con UbiArt Framework.

Il dolore ci accomuna tutti, in fondo, ed è attraverso persone (prima ancora che personaggi) comuni che può essere convogliato al meglio questo sentimento.
Conoscerete dunque le storie di Emile, Karl, Freddie e Anna, mentre sullo sfondo (in modo preciso e molto istruttivo) vengono illustrate le reali vicende svoltesi nel mondo cent’anni or sono. Karl è il genero di Emile, andato via di casa per via dell’infuriare del conflitto; Anna è una coraggiosa veterinaria alla ricerca del padre; Freddie è uno “yankee” che si è arruolato per vendetta e perché non ha più nulla da perdere.

La narrazione si sposta da uno di questi personaggi all’altro, raccontandoci delle loro tribolazioni, dei loro turbamenti; lo fa attraverso uno stile grafico unico, assai vicino a quello dei fumetti. A tal proposito, si potrebbe in effetti muovere un appunto su questa scelta, che non si sposa sempre bene a dei momenti così tragici, soprattutto quando quella leggera vena comica involontaria pare guastare una serietà che dovrebbe essere d’uopo. Si potrebbe dire allora che serve a sdrammatizzare, ma non è affatto così: si tratta di una scelta artistica ben precisa. Sta a voi stabilire se è consona o meno. In ogni caso, Valiant Hearts: The Great War è bellissimo e non si perde di certo in così poco. È un gioco come pochi, un gioco da avere, un’opera che sa come trattare un argomento così delicato e in maniera finalmente diversa dalla gran parte degli sviluppatori.

Mondo dolente

E ancora: Valiant Hearts: The Great War riesce a comunicare al giocatore anche al di là dei testi o delle immagini. Non tutto però funziona alla grande, perché se sulla prima e sull’ultima parte c’è ben poco verso cui puntare il dito, qualche intermezzo risulta essere davvero poco riuscito, in particolar modo quando il gioco si va un po’ a perdere nel buonismo più spicciolo. Poco male, perché Valiant Hearts: The Great War ne esce da vincitore. Forse l’unico, da quella guerra.

La durata, come già specificato nelle altre recensioni, è purtroppo breve: il gioco si aggira attorno alle cinque ore, risulta essere piuttosto semplice e ha una rigiocabilità praticamente nulla. Certo, il consiglio migliore è senz’altro quello di disattivare ogni aiuto sin da subito, pur senza avere chissà quale sfida in più; anche così, la longevità non può essere tirata per i capelli più di tanto, perché rimanere bloccati a lungo è pressoché impossibile. Va comunque specificato che il racconto è abbastanza intenso e vibrante da non lasciare scontento nessuno.

Dal punto di vista del sistema di gioco, Valiant Hearts: The Great War si presenta come poco più di un’avventura grafica, col personaggio che può muoversi liberamente lungo gli scenari e interagire con comprimari e oggetti. Solo i puzzle, in fin dei conti, rappresentano gli unici ostacoli per un avanzamento altrimenti indisturbato, ma si tratta davvero di contrattempi di poco conto.
L’approdo su Switch non porta con sé novità degne di nota. Il gioco è molto fluido e senza balbuzie sia in versione docked, sia in modalità portatile, mentre per il resto non si segnalano migliorie o anomalie.

+ Storia vibrante e commovente
+ Gioco in grado di essere anche molto informativo
+ Stile grafico davvero particolare, un mix tra cartone animato e fumetto...
- ... Ma non sempre si adatta ai drammi della guerra
- Semplice e breve

8.0

Valiant Hearts: The Great War è al contempo una splendida ed emozionante storia, e un videogioco formativo, capace di sciorinare nozioni storiche reali e informare i ragazzi su quella che fu la Prima Guerra Mondiale. Se siete tra i pochi che non lo hanno ancora giocato, la versione Switch è forse l’ultima occasione per non mancare questo appuntamento, a cento anni da un dramma umanitario incancellabile.