The Last Remnant Remastered recensione | Il ritorno, dieci anni dopo

Recensione
A cura di Domenico Musicò - 12 Dicembre 2018 - 10:18

Pian Piano le software house stanno iniziando a capire che le remastered hanno sempre meno presa sugli utenti, rispetto ai remake. Naturalmente la differenza in termini di costi è evidente, ma è innegabile che anche la qualità finale abbia profonde disparità. Quando le operazioni di rimasterizzazione sono fiacche e risultano essere portate a termine col minimo sforzo, senza aggiornare nulla di desueto che vada al di là dell’aspetto estetico, ecco che persino l’utente più nostalgico si pone dei freni. È il caso di The Last Remnant Remastered, che fa il cosiddetto compitino senza voler mai strafare.

The Last Remnant Remastered 1

One of a Kind

Quando nel 2008 arrivò sul mercato, l’opera di nicchia di Square Enix poteva ancora beneficiare dell’ultimo colpo di coda dei JRPG prima che cambiassero definitivamente e si poggiassero su nuove fondamenta. Astenendoci da ogni commento in proposito e tirandoci fuori dalla diatriba “incontri a turni sì, incontri a turni no“, il dato di fatto è che oggi si è optato per un sistema di combattimento più dinamico e ben lontano dalla staticità e attenta pianificazione tipiche di qualche generazione fa. The Last Remnant tentò a suo modo di innovare; tentò – dieci anni fa – di evitare la pedissequa emulazione di un sistema di combattimento che stava diventando vittima di se stesso. La critica giapponese lo esaltò, la critica americana un po’ meno, quella nostrana si pose in mezzo. E forse la verità stava proprio lì, con buona pace di detrattori ed esaltati.

The Last Remnant Remastered 2

The Last Remnant Remastered cade però nei cliché di personaggi poco sviluppati, alcuni persino poco simpatici o fastidiosi (il protagonista, Rush Sykes, ne è un lampante esempio); e presenta anche una storia non esattamente esaltante, che ingrana con lentezza e dà per scontati sin troppi elementi, invero nell’ombra. La mancanza di alcune informazioni è infatti uno dei più grandi problemi di The Last Remnant Remastered, e non sono rari i momenti in cui dovrete districarvi da soli per trovare una logica in mezzo a una matassa talvolta ingarbugliata. I sottotitoli in italiano vi aiuteranno senz’altro, ma per certi elementi appena suggeriti e mai svelati, dovrete cavarvela da soli. E no, se state pensando alla classica lore, siete completamente fuori strada. Qui le défaillance non sono volute.

The Last Remnant Remastered 3

Nel mondo di gioco convivono ben quattro razze: i Mihra, i Qsiti, i Yama e i Sovani. Al suo interno, da tempo immemore, esistono i Remnant, dei giganteschi oggetti attorno ai quali ruotano i più grandi e inspiegabili misteri: perché sono lì? Chi li ha creati? E a quale scopo? Le risposte latitano, ma il loro enorme potere ha fatto sì che gli abitanti li estraessero per sfruttare le risorse che erano in grado di fornire. Come la storia del mondo insegna, però, col tempo si creano degli squilibri tra chi governa e chi è governato, motivo per cui lo scoppio di una guerra diventa la più logica conseguenza. Il sanguinario conflitto è destinato a durare molto, molto a lungo, e la storia di The Last Remnant Remastered si incastona esattamente mille anni dopo questo evento di profondo cambiamento.
Rush, mentre uno dei tanti conflitti infuria, si ritrova a cercare sua sorella Irina, rimanendo invischiato suo malgrado in una battaglia di cui sarà protagonista assieme al suo esercito. Quest’ultima parola, in The Last Remnant Remastered, è probabilmente la più identificativa dell’intero combat system.

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Scontri senza frontiere

Se come già lasciato intendere la storia non è il fiore all’occhiello della produzione, va meglio per quanto riguarda il sistema di combattimento. Non va in maniera eccelsa, sia chiaro, perché The Last Remnant Remastered ha buone idee ma non tutte sviluppate al meglio, lasciando un senso d’incompletezza che aleggia a più riprese.

Detto ciò, il pregio di The Last Remnant Remastered sta nel sapersi distinguere da molti prodotti dello stesso genere: vi ritroverete ad arruolare le unità che desiderate al fine di creare un esercito in grado di affrontare le battaglie, determinando le inclinazioni tattiche del team a seconda di chi avrete di fronte. Anche la formazione da schierare influirà sull’assetto, che potrà essere più offensivo, equilibrato, difensivo o sbilanciato in determinate caratteristiche che riterrete più opportune per avere la meglio in specifici frangenti. Funziona alla grande, e sebbene potreste rimanere inizialmente spiazzati, battaglia dopo battaglia riuscirete ad apprendere i fondamenti del sistema di combattimento, al quale manca quel quid in più per potersi affermare come davvero inattaccabile.

The Last Remnant Remastered 5

Tecnicamente The Last Remnant Remastered fa il minimo indispensabile: alcuni elementi beneficiano in modo più evidente dei ritocchi estetici, come ad esempio le architetture dei villaggi, la palette cromatica più vivace e un livello di definizione migliore. È altrettanto vero, però, che non tutto il gioco ha avuto l’onore di ottenere il medesimo trattamento. Vi basterà guardare le texture del terreno che sono rimaste pressoché identiche a dieci anni fa: impastate, brutte da vedere e stonate rispetto alle zone che sono state rinverdite dalla modernità. Forse Square Enix per prima credeva poco in questa operazione: è una consapevolezza che si farà strada in voi sin dai primi istanti.

+ È possibile velocizzare le battaglie senza dover attendere minuti per gli attacchi delle unità
+ Alcuni ambienti in particolare beneficiano di texture migliorate...
- ... Ma non tutto il gioco ha avuto lo stesso trattamento: diversi elementi sono quasi come dieci anni fa
- Nessuna miglioria degna di nota
- I buchi narrativi, le mancate spiegazioni e i dettagli non forniti all'utente sono rimasti invariati

6.8

The Last Remnant Remastered è una di quelle operazioni che eravamo abituati a vedere all’alba di questa moda che sta iniziando lentamente a perdere il suo appeal in favore dei più stuzzicanti remake: troppi elementi sono rimasti così com’erano, e considerate le mancanze dell’opera originale, era logico aspettarsi un lavoro più accurato da parte di Square Enix, che evidentemente non ha voluto dedicare troppo tempo e risorse a quello che è di fatto un titolo di nicchia e di scarso richiamo.




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