La serata (o sarebbe meglio parlare di nottata) della Summer Game Fest 2026 si è conclusa. Geoff Keighley e il suo show hanno abituato negli anni il pubblico a un format ibrido, capace di mescolare annunci di peso a riempitivi di media portata, con risultati altalenanti sul fronte della coerenza editoriale.
Ma quello che è andato in scena nell'edizione 2026 ha una forma diversa: c'è una progressione quasi narrativa negli annunci, un crescendo che parte forte e non allenta mai la presa. Il risultato è uno show che, a mente fredda, regge benissimo la visione e lascia qualcosa da masticare per i prossimi diciotto mesi almeno.
Gli annunci più importanti
Si comincia col colpo più atteso, o meglio col colpo che in pochi si aspettavano arrivasse così: Resident Evil Code Veronica torna sotto forma di remake, o meglio di "reimmaginazione", parola scelta con cura da Keighley in persona per marcare la distanza da un semplice lavoro di pulizia grafica.
Capcom, reduce da quello che a tutti gli effetti si sta rivelando un periodo d'oro senza precedenti nella storia dello studio, alza ancora l'asticella. Code Veronica è uno dei capitoli più amati e al tempo stesso più discussi della saga: ha una struttura che oggi mostrerebbe i segni del tempo, personaggi che meritano una rivisitazione profonda, e una storia che, con il giusto trattamento, può reggere il confronto con i remake di Resident Evil 2, 3 e 4.
Il fatto che Capcom abbia scelto il termine "reimmaginazione" non è neutro: suggerisce la volontà di non essere vincolata alla struttura originale, di potersi muovere con libertà là dove il materiale di partenza lo richiede. L'uscita è prevista nel 2027 su PC, PS5, Xbox Series e Nintendo Switch 2, e già questo basta a farne uno dei titoli più attesi del prossimo anno.
Dopo spazio per il sequel di Cuphead, finalmente ufficiale (e c'è anche una sorpresa), oltre al nuovo progetto del creatore di ICO e Shadow of the Colossus, che torna infatti con Gen Atlas: il nuovo gioco di Fumito Ueda alla Summer Game Fest 2026 ha infatti colpito per la particolare estetica steampunk con giganteschi robot, davvero niente male.
Subito dopo arriva quello che molti stavano aspettando da anni, letteralmente: Alien Isolation 2 è realtà. L'originale di Creative Assembly, uscito nel 2014, è diventato nel tempo uno di quei casi in cui la critica e il pubblico hanno rivalutato un titolo quasi in parallelo, costruendo attorno a esso una reputazione che col passare degli anni è solo cresciuta. Il sequel sembrava un progetto perennemente in bilico, mai confermato, mai smentito del tutto, alimentato da rumor e speranze.
Ora è ufficiale, anche se senza una finestra di lancio precisa: confermato su PC, PS5 e Xbox Series X/S, e con tutto il peso di un'aspettativa che raramente si vede per un seguito di un titolo che, all'uscita, non fu neppure un successo commerciale schiacciante. Il fatto che Sega abbia deciso di puntarci dice molto sulla forza della brand identity costruita dall'originale nel corso di un decennio.
Si tratta di uno dei titoli più interessanti tra quelli di fascia media mostrati nel corso della serata: NetEase ha dimostrato negli ultimi anni una capacità produttiva in crescita costante, e un progetto single player con queste ambizioni tematiche merita attenzione, anche se al momento i dettagli sono ancora limitati. L'ambientazione è un territorio quasi inesplorato per le produzioni di grande scala, e questo già da solo lo rende un caso da seguire.
Tra i reveal più importanti della serata c'è senza dubbio The Last Ronin, progetto nato dalla collaborazione tra Paramount Games Studios e PlatinumGames e basato su una delle opere a fumetti più rispettate dell'intera storia delle Tartarughe Ninja. The Last Ronin è una storia brutale, matura, che racconta la fine di un'era: metterla nelle mani di PlatinumGames, studio la cui cifra stilistica è costruita sulla spettacolarizzazione del combattimento e sulla regia dell'azione, è una scelta che sulla carta ha un senso preciso. Le aspettative sono alte, forse altissime, ma i presupposti creativi ci sono tutti.
A sorpresa, nel corso della serata, torna a farsi vivo anche 1666 Amsterdam, il progetto che Patrice Désilets stava sviluppando all'interno di Ubisoft e che venne cancellato in circostanze burrascose oltre dieci anni fa, diventando uno dei casi più chiacchierati dell'industria.
Ora il gioco torna in forma indipendente, sviluppato con risorse chiaramente diverse rispetto a quelle di una grande major, ma con l'impronta creativa del suo autore finalmente libera da vincoli esterni.
È uno di quegli annunci che valgono più per ciò che rappresentano che per ciò che mostrano: la storia di 1666 Amsterdam è diventata nel tempo quasi un simbolo delle tensioni tra creatività e struttura aziendale, e vederlo rinascere fuori dai circuiti tradizionali ha un significato che va al di là del videogioco in sé.
Il gran finale
Il finale dello show alza ulteriormente il tiro. Stellar Blade Blood Rain porta una nuova protagonista nell'universo creato da Shift Up, anche se il lancio non è imminente: basta il nome per generare interesse, considerando come il titolo originale abbia costruito in tempi rapidi una base di fan estremamente fidelizzata. Ma è l'ultimo annuncio a chiudere tutto con il peso specifico di un mattone: Final Fantasy VII Revelation.
Un lungo video, una finestra di lancio fissata per la primavera 2027, e soprattutto la conferma del lancio simultaneo su PC, PlayStation, Xbox e Nintendo Switch 2. Square Enix ha impiegato anni per trovare la formula giusta per questa saga, tra capitoli che hanno diviso il pubblico e attese che si sono prolungate oltre ogni previsione. Final Fantasy VII Revelation, con questo posizionamento multipiattaforma e questa finestra ravvicinata, sembra finalmente il punto di arrivo che il progetto cercava.
Quello che rimane, guardando allo show nel suo complesso, è la sensazione che il 2027 si stia delineando come un anno di proporzioni straordinarie per il medium. Non è la prima volta che si dice una cosa del genere, ma raramente lo si dice con questa quantità di materiale a supporto. La Summer Game Fest 2026 non ha solo mostrato giochi, ha ridisegnato (almeno in parte) le attese per i prossimi diciotto mesi. E questo, di questi tempi, è già un risultato.