Ci risiamo, ennesimo capitolo infausto di questo periodo storico da dimenticare. Microsoft e XBOX hanno scritto una delle pagine più controverse della loro storia recente. La chiamano ristrutturazione, io preferisco chiamarla apocalisse.
La sostanza non cambia: 3.200 persone perderanno il lavoro nel corso del prossimo anno fiscale, circa la metà già da ieri. Cinque studi, cinque, lasciano la famiglia XBOX in modi diversi. E mentre l'azienda parla di "futuro più grande, non più piccolo", il conto lo pagano, come sempre, le persone. Non gli azionisti, non i dirigenti che firmano le email. Le persone che quei giochi li hanno scritti, disegnati, programmati e testati riga per riga, per anni.
Partiamo dai numeri, perché qui parlano più di qualsiasi comunicato scritto da un ufficio marketing. Double Fine Productions e Compulsion Games tornano indipendenti, mantenendo i diritti sui propri franchise. Ninja Theory e Undead Labs sono in trattativa per passare sotto nuova proprietà.
Arkane Lyon, sviluppatori del gioco Marvel dedicato a Blade, è lo studio dal destino più incerto di tutti: si parla di "opzioni strategiche", eufemismo che a me suona sempre come l'anticamera della chiusura. Il progetto, tra ritardi interni e budget lievitato, pare essere l'unico tra questi cinque a rischiare davvero la chiusura definitiva, non un semplice cambio di proprietà.
Tornare indipendenti, ma per fare cosa?
Mi fermo un attimo, perché voglio essere onesto con voi: rispetto a una chiusura secca, il destino di Double Fine e Compulsion Games sembra, sulla carta, il male minore. Nessuno perde il posto nell'immediato, gli studi mantengono le proprie proprietà intellettuali, Microsoft garantisce persino un po' di runway finanziario per ripartire. Bene, bravi, applausi.
Ma io una domanda ve la voglio porre lo stesso: quanto dureranno questi studi, da soli, nelle condizioni attuali del settore? Perché la memoria, a quanto pare, è un lusso che in questa industria nessuno si può permettere. Double Fine ha rischiato il fallimento più di una volta prima di finire sotto l'ala di Microsoft, tra produzioni fuori controllo e budget che non tornavano.
Obsidian, altro studio storicamente in bilico, è arrivata a un passo dalla chiusura definitiva prima dell'acquisizione, complici anni di giochi tecnicamente acclamati ma commercialmente fragili. Tornare "liberi" oggi, nel 2026, con un mercato che divora studi indipendenti a colazione, non è una liberazione ma una scommessa, e nemmeno delle più semplici.
Le squadre sventrate
Direte voi: ma almeno chi resta dentro XBOX è al sicuro. Sbagliato. Perché se la sorte degli studi spinoff fa discutere, quello che è successo ai team rimasti sotto l'ombrello Bethesda è, se possibile, ancora più grave. Obsidian Entertainment, lo studio di The Outer Worlds e Avowed, perde circa il 25% del proprio organico, con tagli trasversali che colpiscono artisti, sceneggiatori, programmatori e produttori. Un quarto delle persone che lavoravano lì fino a ieri, oggi non ci lavorano più.
ZeniMax Online Studios, il team di The Elder Scrolls Online, viene colpito duramente per il secondo anno consecutivo, dopo la cancellazione del progetto Blackbird e i licenziamenti che ne erano seguiti. Lo stesso studio ha dovuto ammettere che la roadmap 2026 già annunciata per il gioco dovrà essere rivista. E poi c'è id Software.
Qui la situazione, a detta di più fonti, è la più drammatica di tutte: lo studio avrebbe perso circa 95 persone, quasi la metà della propria forza lavoro, con la stragrande maggioranza dei programmatori del proprio motore proprietario, id Tech, tra i licenziati.
E qui la domanda scatta in automatico: secondo quanto riportato da Jason Schreier di Bloomberg, l'output futuro di Bethesda, ZeniMax, id Software e MachineGames si concentrerà proprio sui franchise storici del gruppo: Fallout, The Elder Scrolls, ma anche Doom, Quake e Wolfenstein. Bene. Con quali mani, se posso permettermi? Con quelle rimaste, probabilmente sottopagate e sovraccaricate di lavoro?
O magari, ipotesi che considero tutt'altro che paranoica, pagando contractor esterni per lavorare su Unreal Engine, visto che il motore proprietario dello studio rischia di restare orfano di chi lo conosce davvero? Non lo so, e sinceramente comincio a pensare che non lo sappia bene nemmeno chi ha firmato questi tagli.
"Un miliardo di persone al giorno."
Già, perché mentre tutto questo accadeva, la CEO di XBOX, Asha Sharma, ha chiuso la sua email ai dipendenti con una frase che definire tonalmente stonata è un eufemismo. Cito testualmente: vuole che XBOX diventi "una delle poche aziende capaci di intrattenere più di un miliardo di persone ogni giorno".
Un miliardo. Al giorno. Mentre 3.200 persone vengono lasciate a casa e uno degli studi più tecnicamente rilevanti della storia videoludica viene ridotto all'osso. Non è ambizione, è una sorta di "dissonanza cognitiva" messa nero su bianco e firmata di proprio pugno.
Perché diciamocelo chiaramente, non si raggiunge un miliardo di persone al giorno tagliando la gamba che regge il tavolo. Non si costruiscono nuovi Doom, Quake e Wolfenstein licenziando chi quei giochi li ha fatti funzionare per trent'anni. Si può provare a farlo con Candy Crush e con Minecraft, certo: i numeri sulla carta un minimo li giustificano.
Ma se l'ambizione riguarda anche l'anima storica di XBOX, quella fatta di sparatutto tecnicamente all'avanguardia e giochi di ruolo autoriali, allora qualcosa in questa equazione semplicemente non torna.
Chi paga il conto, sempre
Sono allibito, e non nascondo la rabbia. Non perché XBOX abbia deciso di ristrutturare la propria offerta, quello succede in ogni azienda, in ogni settore, anche nel nostro. La rabbia nasce da come lo ha fatto, e soprattutto da chi ha scelto di sacrificare. Non sono numeri su un foglio Excel. Sono persone che hanno passato la vita a costruire Doom, Quake, Wolfenstein, The Elder Scrolls Online, The Outer Worlds. Persone che si sono svegliate ieri mattina con un lavoro, e sono andate a dormire senza.
E allora mi chiedo, anzi, vi chiedo: quanto vale davvero, per un'azienda da tremila miliardi di dollari di capitalizzazione, il risparmio generato da questi tagli? Le cifre in ballo, rispetto ai bilanci di Microsoft, sono spiccioli. Quello che cambia, per davvero, è la fiducia. La fiducia di chi lavora nell'industria, che oggi sa perfettamente che nessun risultato critico, nessuna acclamazione di pubblico, nessun franchise storico protegge realmente il proprio posto. E la fiducia dei giocatori, che vedono cancellare o svuotare gli studi che hanno amato, mentre leggono email aziendali scritte con il linguaggio ottimista di chi non rischia nulla.
Non mi aspetto che XBOX cambi rotta domani. Mi aspetto, più modestamente, che chi lavora in questa industria smetta di credere alle rassicurazioni a scatola chiusa, e che chi la racconta, noi compresi, continui a fare domande scomode invece di limitarsi a rilanciare comunicati stampa.
Perché alla fine, di questa giornata, resterà solo una cosa: chi ha perso il lavoro ieri, oggi, o il mese prossimo, avrà sempre pagato il prezzo più alto per una scommessa che non ha mai avuto voce in capitolo nel decidere.