È l’eco della storia, del peso culturale di uno studio, di un’eredità che nel caso di Bungie è sicuramente ingombrante. Perché quando si parla di Marathon non si parla soltanto di un nuovo sparatutto competitivo, si parla di un ritorno. Di un marchio storico che prova a reinventarsi trent’anni dopo, in un panorama che nel frattempo è stato trasformato proprio da chi quel marchio lo aveva creato (con tutti i problemi del caso).
Bungie, in fondo, è lo studio che prima ha plasmato il DNA degli FPS narrativi negli anni Novanta con la trilogia originale e poi ha ridefinito gli sparatutto console con Halo. Non stupisce quindi che ogni nuova informazione su Marathon venga sezionata con attenzione quasi accademica: il gunplay, l’estetica minimalista e iper-grafica, l’idea di uno shooter PvPvE basato sull’estrazione e sulla sopravvivenza.
Così nasce una domanda inevitabile: se l’idea di Marathon ti affascina, cosa puoi giocare nel frattempo?
La risposta, come spesso accade nel mondo del gaming, non è semplice. Perché Marathon (che potete fare vostro qui, se vi va) che fa di tutto per mescolare elementi provenienti da diversi filoni: extraction shooter, sandbox PvPvE, estetica cyberpunk e la tipica fluidità balistica di Bungie. Alcuni titoli si avvicinano al cuore del gameplay, altri al ritmo, altri ancora allo stile visivo.
Escape from Tarkov
Se esiste un gioco che ha reso popolare il concetto moderno di extraction shooter, quello è senza dubbio Escape from Tarkov.
Qui non si entra in una partita semplicemente per sparare: si entra per sopravvivere. Ogni raid è un rischio calcolato. Si raccolgono armi, equipaggiamento, oggetti apparentemente insignificanti che però diventano preziosi nel momento in cui si riesce a uscire vivi dalla mappa.
È un loop brutale, sadico: entra, saccheggia, scappa. Il cuore di questa struttura (la tensione crescente mentre ci si avvicina all’estrazione) è esattamente lo stesso tipo di adrenalina che Marathon vuole costruire. In entrambi i casi il vero nemico non è solo l’IA o gli altri giocatori, ma la consapevolezza che ogni errore può cancellare minuti o ore di progressione.
La differenza, probabilmente, sarà nel tono. Dove Tarkov (che trovate a poco prezzo qui) è militare, sporco e realistico, Marathon sembra voler essere stilizzato, quasi grafico, più vicino a un manifesto di design che a una simulazione bellica.
Hunt: Showdown
Se Tarkov è l’estrazione nella sua forma più hardcore, Hunt: Showdown (recuperabile a pochi euro qui) è la dimostrazione che il genere può essere anche profondamente atmosferico.
Lo shooter di Crytek prende la formula PvPvE e la immerge in un’ambientazione gotica fatta di paludi, mostri e cacciatori di taglie. Ogni partita è una partita a scacchi lenta, nervosa, dove il suono di un colpo sparato a chilometri di distanza può cambiare completamente la strategia della squadra. È un gioco di nervi prima ancora che di mira.
E in questo senso anticipa un elemento fondamentale del futuro Marathon: la gestione della tensione. Non si tratta solo di sparare bene, ma di muoversi nel mondo con attenzione, decidere quando combattere e quando scappare. Perché nel genere extraction, spesso, la vera vittoria è sopravvivere.
Destiny 2
Paradossalmente, il gioco che più si avvicina a Marathon potrebbe essere uno che lo studio ha già realizzato. Destiny 2 (se vi va di recuperarlo nella sua forma più completa vi basterà cliccare a questo indirizzo) è la sintesi di ciò che Bungie sa fare meglio: armi con un feeling quasi musicale, movimento fluido, combattimenti che sembrano danze balistiche.
Non è un extraction shooter, certo. Ma il modo in cui gestisce il gunplay e la leggibilità dello spazio è probabilmente il miglior indizio su ciò che vedremo nel nuovo progetto.
Perché se c’è una cosa che Bungie non ha mai dimenticato, è questa: uno sparatutto vive o muore sulla sensazione del grilletto. E sotto questo aspetto, pochi studi al mondo riescono ancora a competere.
Mirror’s Edge
Non tutti i giochi simili a Marathon lo sono per meccaniche. Alcuni lo sono per estetica. E qui entra in scena Mirror’s Edge (recuperabile quasi gratis qui) probabilmente uno dei titoli più citati quando si parla dello stile visivo del nuovo progetto Bungie.
Ambienti bianchi e puliti, colori primari che guidano il giocatore, architetture minimaliste che sembrano uscire da un catalogo di design futurista.
È un linguaggio visivo preciso, quasi grafico, che si allontana dal realismo sporco degli FPS moderni. Un linguaggio che Marathon sembra voler riportare al centro del discorso estetico. In un’industria ossessionata dal fotorealismo, poco non è.
The Finals
Se invece ciò che ti interessa è il ritmo frenetico e l’imprevedibilità delle partite multiplayer, The Finals (di cui trovate la bellissima Deluxe Edition a prezzo scontato qui) rappresenta un’altra possibile alternativa. Lo shooter sviluppato da ex membri di DICE punta tutto sulla distruttibilità ambientale e sul caos controllato delle partite competitive.
Non è un extraction shooter, ma condivide una filosofia decisamente simile se ci pensi bene: ogni partita deve raccontare una storia diversa.
Una partita può trasformarsi in un inseguimento disperato, un’altra in una battaglia verticale tra grattacieli che crollano. È il tipo di imprevedibilità che potrebbe diventare centrale anche in Marathon.
La verità è che nessuno di questi giochi è davvero Marathon. E probabilmente è giusto così.
Perché il progetto di Bungie sembra voler fondere più anime: la tensione degli extraction shooter, la precisione balistica dello studio, una direzione artistica che ricorda la grafica editoriale più che la fantascienza classica.
È una combinazione strana, ambiziosa, potenzialmente pericolosa. Ma anche per questo incredibilmente affascinante.
E forse è proprio questo il paradosso dell’industria moderna: mentre aspettiamo il prossimo grande gioco, finiamo sempre per riscoprire quelli che hanno costruito la strada prima di lui.
In fondo è sempre stato così. Marathon è appena arrivato, ma la sua ombra sta già influenzando cosa giochiamo oggi.