River City Girls, quando il gentil sesso s’incazza

Non vorremmo essere nei panni di Kunio...

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 18 Ottobre 2019 - 11:41

In pochi conoscono, al giorno d’oggi, il franchise Kunio Kun (River City in Occidente), una serie di videogiochi non appartenenti al medesimo genere videoludico, accomunati solamente dal protagonista (Kunio, appunto) e da un certo tipo di stile grafico, ancorato alle radici del brand, che vanno indietro fino al 1986, tra cabinati arcade e conversioni per il Nintendo Entertainment System.
Oggi, Wayforward sceglie la via del sequel che non ti aspetti e porta sulle console di attuale generazione River City Girls: non potevamo non recensirlo per i meno giovani tra i nostri lettori.

Tutto al femminile

A memoria, di picchiaduro a scorrimento declinati al femminile non se ne sono visti tanti (eufemismo): Wayforward, non nuova a costruire mondi attorno alle sue eroine (da Shantae alla protagonista dei vari Mighty Switch Force), si è divertita a sovvertire i canoni classici di un genere sempre declinato al maschile, mettendo gli uomini nella scomoda condizione di vittime da salvare e le loro dolci (?!?) metà in quella di salvatrici della patria.
Ecco che, allora, l’esile ma sfiziosa narrativa di River City Girls ruota attorno a Kyoko e Misako, fidanzate, rispettivamente, di Kunio e Riki, due dei protagonisti storici del brand, caduti in un tranello e rapiti da tipi loschi non meglio identificati.

River City Girls, quando il gentil sesso s’incazza

Per amore, non si sa bene se dei propri uomini o delle mazzate in sé, le due studentesse si imbarcano allora in una perigliosa missione di salvataggio che le condurrà lungo sei scenari interconnessi tra loro, tra bassifondi malfamati, quartieri residenziali, campetti di periferia e zone in costruzione.

Più che come fulcro della produzione, la presenza di un buon numero di dialoghi e di una manciata di personaggi non giocanti, atti ad affidare alle nostre numerose missioni opzionali, si configura come una divertita variante alla consueta azione a base di polpastrelli arrossati che da sempre caratterizza i beat’em up a scorrimento, morti per almeno una quindicina di anni prima di tornare sulla cresta dell’onda nell’ultimo triennio (e meno male, aggiungeremmo). Tra gli accessi di gelosia dell’una, le risposte acide da pre-ciclo mestruale dell’altra e una serie di siparietti comici che strapperanno un sorriso, allora, River City Girls ha qualcosa di più da raccontare rispetto a tanti congeneri, sebbene i fan di vecchia data, cresciuti a pane e River City Ransom, non avrebbero probabilmente sentito la mancanza di una storia di contorno.
Ma tant’è.

Mazzate un po’ meno lineari del solito

Al consueto menù di botte da orbi e calcioni in faccia, River City Girls aggiunge una manciata di dinamiche da gioco di ruolo, ampliando l’offerta ruolistica che ha sempre contraddistinto i titoli della serie: oltre a passare di livello, le nostre eroine hanno la capacità di equipaggiarsi al meglio, acquistando dai vari venditori sparsi per la città ogni tipo di attrezzo adito a difendersi dalle masnade di marrani contro cui dovranno confrontarsi.
Per guadagnare soldi utili a questo fine, oltre a calciare e rompere qualsiasi oggetto sparso per le location, è possibile imbarcarsi in una serie di missioni secondarie, affidate a Misako e Kyoko da vari, pittoreschi personaggi non giocanti. Sebbene la varietà e la complessità delle quest opzionali siano rivedibili, la loro implementazione aggiunge spessore all’offerta ludica, e consente di superare di slancio anche alcune boss fight decisamente più difficili di altre.

River City Girls, quando il gentil sesso s’incazza

Altra implementazione che distingue il prodotto Wayforward dalla massa di congeneri è rappresentata dalla struttura semi-aperta del mondo di gioco, con le fermate del bus a fare da portale per spostarsi tra le varie zone già visitate: se, da un lato, questa libertà giova alla varietà del prodotto, dall’altra spezza un po’ il ritmo, costringendo il team di sviluppo a riciclare un po’ troppo spesso situazioni, modelli dei personaggi e tipi di combattimento.
A noi, nell’ottica di ampliare e rivedere lo status quo dei picchiaduro a scorrimento, le soluzioni introdotte non sono dispiaciute, ma, a fronte di un congenere recente come il da poco recensito The Ninja Saviors, River City Girls risulta un pizzico meno compatto, come se la troppa carne al fuoco distogliesse dalle dinamiche classiche da beat’em’up a scorrimento.

Il gameplay in sé ricalca quello dei grandi classici del genere: le schermate stracolme di nemici dalle quali non è possibile uscire prima di aver fatto piazza pulita, due protagoniste differenti per forza e velocità (Kyoko rapida ma meno potente e Misako lenta ma decisamente più forte), la possibilità di attivare o disattivare a piacimento il fuoco amico e due livelli di difficoltà tra cui scegliere.

Un’altra peculiarità è rappresentata dal sistema di reclutamento dei nemici: alcuni degli scagnozzi avversari imploreranno pietà in punto di morte, spingendo a scegliere se finirli o offrire loro una possibilità di redenzione: qualora si opti per il secondo caso, i combattenti potranno poi essere richiamati in un secondo momento per prestare i loro pugni al giocatore nel momento del bisogno.
Al passaggio di livello, è possibile imparare nuove mosse dal dojo, ma, soprattutto durante gli scontri con i nemici regolari, le due o tre combo “base” basteranno per avanzare, quantomeno al livello di difficoltà di default.

River City Girls, quando il gentil sesso s’incazza

Come sempre, le cose si fanno decisamente più divertenti (ed impegnative, visto che i nemici scalano con la difficoltà) in cooperativa locale: due giocatori possono coprirsi le spalle a vicenda sulla medesima console, rianimando il compagno caduto prendendolo a calci (letteralmente!) finché non si risveglia dal letargo in cui sembra cadere all’esaurirsi della barra vitale.
Inutile dire che, qualora aveste un amico, un fratello/sorella o la dolce metà a supportarvi nelle vostre scorribande per River City, il divertimento si moltiplicherà

Lavoro di sprite

Giocato su Xbox One X, River City Girls offre il meglio della sua pixel art ad una risoluzione di tutto rispetto: Wayforward ha già ampiamente dimostrato di saperci fare con lo spritework e la loro ultima fatica ne è l’ennesima dimostrazione. Un tripudio di colori, di animazioni fatte a mano ed eccellentemente legate le une con le altre, di fondali ricolmi di dettagli (sebbene molto statici e poco interattivi) e, soprattutto, una serie di piccole chicche che gli affezionati del brand apprezzeranno, come gli sprite originali ad otto bit di Kunio e compagnia a dare consigli nella parte sinistra dello schermo.
Coloro tra i nostri lettori che non sono ancora sazi dell’invasione di pixel art a cui abbiamo assistito nell’ultimo lustro, troveranno qui diversi motivi per stropicciarsi gli occhi, perché l’amore e la cura per il dettaglio trasudano da ogni frame di animazione.

Certo, ci sono anche piccole imperfezioni: detto della staticità dei vari background, segnaliamo il riutilizzo abbastanza massiccio di modelli dei nemici, pratica assai comune durante l’epoca d’oro dei picchiaduro a scorrimento ma più difficile da digerire alle soglie del 2020.

River City Girls, quando il gentil sesso s’incazza

Molto bene anche dal punto di vista sonoro: la colonna sonora contiene tanto brani strumentali, pieni di riff aggressivi e di ritornelli ipnotici, quanto tracce cantate, che punteggiano benissimo l’azione su schermo, e il doppiaggio, di qualità discreta, risulta abbastanza diffuso, allargato com’è anche ai personaggi secondari.

Ciò che meno ci ha convinto, a fronte di una longevità più sostanziosa rispetto a molti congeneri (attorno alle otto o nove ore), è il prezzo richiesto, che sfiora i trenta euro: nonostante la bontà del prodotto, lo riteniamo un po’ fuori scala, e avremmo preferito una decina di euro in meno.
I contenuti non mancano e l’operazione di rilancio della serie è andata a buon fine, ma la ripetitività di fondo e l’estrema somiglianza di molte delle missioni secondarie non giustificano un prezzo a cui è possibile portarsi a casa titoli ben più ambiziosi e duraturi.

+ Divertente ed immediato
+ Diversi elementi ruolistici...
+ Co-op locale degna di nota
- Un po' troppo costoso
- ...che non tutti apprezzeranno

7.5

Wayforward ha osato più di quanto pensassimo, con River City Girls, proponendo una manciata di idee nuove per il genere (dalla mappa semi-aperta alla possibilità di reclutare alcuni nemici) che, sulla carta, sono decisamente apprezzabili. La loro esecuzione, tuttavia, non è sempre esente da difetti, e non tutti apprezzeranno il ritmo assai meno elevato rispetto ai classici del genere, ma il risultato finale rimane comunque apprezzabile, soprattutto per coloro i quali giocano abitualmente in compagnia di un amico.

Se amate i picchiaduro a scorrimento, e vi state beando in questo revival del genere, fateci un pensierino da subito, per tutti gli altri il consiglio è di provarlo ma magari al primo calo di prezzo.




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