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Immagine di Resident Evil 2 recensione | Ben oltre il semplice remake

Recensione

Resident Evil 2 recensione | Ben oltre il semplice remake

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Avatar di Domenico Musicò

a cura di Domenico Musicò

Editor @SpazioGames

Pubblicato il 22/01/2019 alle 17:00 - Aggiornato il 28/01/2019 alle 11:01
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  • Pro
    • Lavoro impressionante da tutti i punti di vista, che va oltre il concetto di "semplice" remake
    • Nuove aggiunte, tra cui sezioni di raccordo, stanze e l'orfanotrofio...
    • Migliorato, modernizzato, fedelissimo alle radici della serie
  • Contro
    • ... Anche se quest'ultimo è davvero poco approfondito
    • Un po' di backtracking, ovvio retaggio del capitolo originale

Il Verdetto di SpazioGames

9.1
Resident Evil 2 rappresenta un clamoroso ritorno, il modo migliore per riportare in auge la serie e imprimere una nuova direzione che collima con quella del passato e ne rappresenta il suo ideale proseguimento. Non ci sono grandi appunti da fare alla scelta di Capcom e a come ha diretto questo remake. La software di Osaka è ritornata, finalmente, a essere quella di un tempo.

Disponibile su: PC, CUBE, DC, N64, PSX

Informazioni sul prodotto

Negli occhi di chi sapeva che il remake di Resident Evil 2 si sarebbe fatto, c’era molta gioia mista a uno strano  timore. D’altra parte, quando si tira in ballo un mostro sacro che ha segnato la storia di quest’industria è sempre difficile farsi andare bene anche solo l’idea di una simile operazione. Capcom però non è più l’azienda alla deriva di qualche anno fa, non è più la software house che ha mandato allo sbando la sua serie più importante: ha tratto giovamento dai propri errori, ha ascoltato le richieste dei fan e si è rimessa in piedi.

Resident Evil 2 ne è l’esempio più lampante, la cartina tornasole di una compagnia che adesso veleggia decisa verso il successo, consapevole dei rischi ma anche della propria rinnovata e strabiliante forza.

Non fate l’errore di pensare a Resident Evil 2 come a un semplice remake che si è rifatto il trucco, perché è in realtà molto di più di tutto ciò. Capcom ha avuto un profondo rispetto per la sua creatura: ha mantenuto la sua solidissima base e i suoi pilastri portanti, ha frantumato i vecchi muri e le storture architettoniche e ha ricostruito tutto da capo: abbellendo, aggiungendo, migliorando e modernizzando. Il risultato, senza spazio per i dubbi, è da applausi a scena aperta.

Welcome Back to Raccoon City

La storia di Resident Evil 2, arcinota e sempre rimasta nella memoria del grande pubblico, è sostanzialmente rimasta invariata. Capcom l’ha però arricchita, offrendo qualche spiegazione in più sui personaggi secondari e dando uno spessore più tangibile a quelli più conosciuti, pur mantenendo l’ossatura narrativa originale. Ecco dunque che Leon, durante il suo primo giorno da agente di polizia a Raccoon City, incontra l’inferno sulla Terra; mentre Claire, alla ricerca del fratello Chris, incappa suo malgrado nello stesso disastro inaspettato. Le strade dei due s’incroceranno durante l’avventura, ma i percorsi, le azioni da compiere, gli obiettivi da portare a termine, il modo in cui le campagne sono state strutturate e gli imprevisti che dovranno gestire, saranno parzialmente diversi.

Le due campagne sono divise come in passato e hanno la durata di circa otto-nove ore ciascuna al primo tentativo, mentre esiste la possibilità che il tempo si dimezzi quando ormai conoscerete a menadito tutte le zone da esplorare. Discorso diverso invece se selezionerete la difficoltà estrema, che consente di salvare i progressi presso la macchina da scrivere solo se avete con voi l’inchiostro, mentre i nemici saranno sensibilmente più reattivi e forti, e con un solo morso la vostra salute sarà già in pericolo.

In Resident Evil 2, al di là di Leon e Claire, sono interessanti anche le novità legate ai due personaggi secondari: Ada Wong e Sherry Birkin. La prima è dotata di un gadget in grado di gestire a distanza i dispositivi elettronici; la seconda è protagonista di un’area inedita ambientata all’interno di un orfanotrofio. Peccato però che si tratti di una sezione stealth di pochi minuti e che sia stata davvero poco approfondita, ma è di fatto un’aggiunta che fa il paio con le nuovi sezioni di raccordo, le nuove stanze, le mini aree che nel gioco originale non esistevano e, più in generale, con un portentoso lavoro che va ben oltre le più rosee aspettative.

Dietro al nuovo Resident Evil 2 c’è infatti un encomiabile re-design di livelli e mappe, adesso perfezionato, più intelligente e moderno, che riesce a mantenere con disinvoltura la struttura classica che tutti i fan hanno adorato. L’impostazione è rimasta quella di una volta, e non c’è spazio per l’azione spinta o per gli sconfinamenti in altri generi. Questo tipo di struttura, com’era facile immaginare, porta con sé un importante backtracking che vi costringerà a ritornare nelle aree precedenti per poter aprire delle porte, imboccare vie finalmente sgombre o recuperare da armadietti e casseforti armi e oggetti utilissimi per il prosieguo dell’avventura e le boss fight.

Come prima, più di prima

Ciò che Resident Evil 2 riesce a fare con grande maestria, è ricreare esattamente le stesse sensazioni di una volta, amplificate da un’eco più chiara che risuona in ambientazioni ancora più vive, minacciose, dove l’odore di morte è quasi tangibile e l’impressione di essere in pericolo è sempre costante. Dopo una prima parte di ambientamento all’interno della stazione di polizia, con Leon ci sarà subito un’impennata della difficoltà, mentre iniziando l’avventura con Claire l’azione sarà sin da subito piuttosto concitata. Si pensi alla comparsa del Tyrant, che darà la caccia a entrambi i protagonisti: sin dalla sua prima apparizione vi verrà a cercare senza sosta, potreste trovarvelo davanti non appena aprirete una porta, il gioco tenderà a riposizionarlo tutte le volte che lo avrete seminato ed è un nemico implacabile dal quale non vi resta che scappare. I suoi passi pesanti e cadenzati risuoneranno per tutta la stazione di polizia, talvolta in lontananza, altre volte sempre più vicini a voi, e se sparerete a zombi e licker, il rumore lo attirerà immediatamente.

È un’ottima trovata che aumenta il tasso di tensione, che si pone a cavallo tra il vecchio Tyrant del gioco originale e l’imprevedibilità del Nemesis, con routine comportamentali che dipendono spesso dal vostro modo di agire e muovervi lungo gli ambienti. Impressionante è anche il lavoro svolto sui nemici: dai corpi macilenti degli zombi che reagiscono con estremo realismo ai conflitti a fuoco, a seconda di dove li colpirete, fino all’istinto predatorio dei licker, ciechi ma estremamente aggressivi quando produrrete suoni coi passi o coi boati degli spari. E non mancano tocchi di classe grafici come i segni profondi dei graffi sull’intonaco a ogni attacco andato a vuoto.

Resident Evil 2 è curato fin nel più piccolo dettaglio, e sebbene rimanga qualche lieve perplessità su dei piccoli limiti imposti dal gioco, nulla sembra essere stato lasciato al caso. L’impostazione a livello di gameplay è tornata ad essere lenta ed è del tutto simile a quella di Resident Evil 7, ma traslata in terza persona. Con la telecamera alle spalle dei protagonisti, l’incedere è lento e controllato, finalmente più realistico, così come lo è il sistema di mira. Se con armi di grosso calibro è più facile abbattere gli avversari, con le pistole bisogna rimanere fermi per stabilizzare il mirino e avere grande precisione. Il feedback è davvero magnifico, mette sotto stress quando si ha poco tempo per agire e dà una nuova dimensione alla componente survival. E non mancano delle sfiziose sorprese per quanto riguarda le bocche da fuoco, tutte da scoprire nel corso delle due campagne.

I cari, vecchi survival horror di una volta

Con la riproposizione di Resident Evil 2, Capcom ha posto maggiormente l’accento sulla diversificazione delle due campagne.

A fronte di una durata pressoché identica, i percorsi sono meno scontati rispetto al passato, le soluzioni agli enigmi cambiano da un personaggio all’altro e si ha una sensazione di maggiore organicità. L’una non è l’alternativa dell’altra. Sono complementari e lo sforzo produttivo per farle apparire tali è piuttosto evidente grazie a una buona differenziazione che va al di là dei diversi obiettivi di Leon e Claire. Dopo averle completate potrete accedere a “The 4th Survivor“, breve modalità dedicata al misterioso Hunk; dopo aver completato lo scenario di Hunk, avrete accesso a Tofu Survivor, che è un semplice re-skin portato a livelli ancora più estremi e proibitivi.

Tra nuove cutscene, ambienti rinnovati e inediti, e un impatto generale davvero degno di nota, anche in termini tecnici Resident Evil 2 si pone come punto di riferimento per l’intera serie. Il Resident Evil Engine, perfezionato e molto solido per garantire un buon futuro alle prossime produzioni, è quanto di meglio potesse esserci per garantire all’azienda di Osaka una continuità ai propri titoli di punta. Sebbene sia presente qualche sbavatura nello streaming delle texture su medie e grandi distanze, con un effetto di perdita di coesione delle superfici riscontrabile soprattutto in alcune ampie coperture della stazione di polizia e del laboratorio della Umbrella, il motore grafico proprietario dimostra grande versatilità, non ha tentennamenti di sorta e offre un colpo d’occhio notevole.

A parte dei rari casi rappresentati dalle sezioni di raccordo, gli ambienti sono generalmente tutti al chiuso, elemento che ha consentito a Capcom di concentrarsi sulla densità degli ambienti e sulla loro ricchezza di dettagli e particolari. Ne hanno beneficiato moltissimo l’atmosfera, la modellazione poligonale, le splendide animazioni e gli effetti, che concorrono a creare quello di fatto è un classico moderno, un pezzo di storia riportato alla luce con maestria unica, enorme rispetto e con un occhio vispo ed esperto per il mercato odierno.

+ Lavoro impressionante da tutti i punti di vista, che va oltre il concetto di "semplice" remake

+ Nuove aggiunte, tra cui sezioni di raccordo, stanze e l'orfanotrofio...

+ Migliorato, modernizzato, fedelissimo alle radici della serie

- ... Anche se quest'ultimo è davvero poco approfondito

- Un po' di backtracking, ovvio retaggio del capitolo originale

9.1

Resident Evil 2 rappresenta un clamoroso ritorno, il modo migliore per riportare in auge la serie e imprimere una nuova direzione che collima con quella del passato e ne rappresenta il suo ideale proseguimento. Non ci sono grandi appunti da fare alla scelta di Capcom e a come ha diretto questo remake. La software di Osaka è ritornata, finalmente, a essere quella di un tempo.

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