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Immagine di The Legend of Heroes Trails of Cold Steel III - Recensione

Recensione

The Legend of Heroes Trails of Cold Steel III - Recensione

Il nuovo percorso di Rean Schwarzer

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Avatar di Gianluca Arena

a cura di Gianluca Arena

Editor @SpazioGames

Pubblicato il 23/10/2019 alle 12:58
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  • Pro
    • Interfaccia nuova di zecca
    • Combat system quasi perfetto
    • Longevità incredibile
    • Diversi miglioramenti tecnici...
    • Vantage Masters è una droga
  • Contro
    • Richiede una conoscenza pregressa del mondo di gioco e dei personaggi
    • ...ma ancora diversi aspetti migliorabili

Il Verdetto di SpazioGames

8.6

Falcom lo ha fatto di nuovo: come e più degli episodi precedenti, The Legend of Heroes Trails of Cold Steel III riesce ad unire efficacemente un world building egregio, popolato di personaggi e storie interessanti, a meccaniche di gioco profonde e divertenti, che dimostrano quanto un "tradizionale" gioco di ruolo giapponese a turni possa ancora dire la sua nel mercato videoludico odierno. Adesso, in attesa della localizzazione del quarto capitolo, non ci resta che lasciar passare qualche mese, far decantare il tutto, e poi dedicarci all'ennesimo New Game Plus di questa saga. Consigliatissimo a tutti gli amanti dei giochi di ruolo alla giapponese, ma anche a quanti cercano una narrativa matura ed avvincente.

Disponibile su: PC, PS4, SWITCH

Informazioni sul prodotto

C’è un tempo per tutto nella vita e per Rean Schwarzer, eroe di Erebonia e protagonista dei primi due capitoli, è il momento di passare dall’altra parte della barricata, nonostante i soli vent’anni compiuti. Dopo due capitoli arrivati su PS4 nel breve volgere di qualche mese, di cui trovate le recensioni sulle nostre pagine, è tempo di tornare a vivere in prima persona le vicende dell’Impero e delle turbolente lotte di potere che si sviluppano tra Erebonia, Crossbell, Liberl e Calvard.

In altre parole, è tempo di The Legend of Heroes Trails of Cold Steel III, terzo di quattro episodi e primo sviluppato interamente con PlayStation 4 come piattaforma di riferimento.

La guerra fredda

Tenteremo, per quanto possibile, di non esagerare con le rivelazioni riguardo ai due capitoli precedenti, ma per chi leggesse questa recensione senza alcuna conoscenza pregressa dei primi due titoli, usciti nei mesi scorsi anche su PlayStation 4, è d’uopo una premessa.


The Legend of Heroes Trails of Cold Steel III è il terzo capitolo di una quadrilogia, un titolo che per essere apprezzato appieno richiede di aver giocato almeno uno (meglio se entrambi) dei capitoli precedenti: il complesso incastro di personaggi, storie, interessi ed alleanze messo in piedi dagli sviluppatori di Falcom risulta fortemente depauperato nel caso il giocatore non colga i riferimenti a cose, persone e fatti precedentemente accaduti.

Questo è, a conti fatti, il più grande (se non l’unico) deterrente all’acquisto di questo eccezionale gioco di ruolo: il gran numero di personaggi, le complesse interazioni tra di essi e tra le differenti fazioni in gioco, la ricchissima lore del prodotto, tutti punti a favore della produzione, possono diventare veri e propri muri da scalare per quanti scegliessero di approcciarsi alla saga partendo da questo capitolo, nettamente il più moderno in quanto ad aspetto estetico ed interfaccia.

Fatte queste dovute precisazioni, passiamo all’incipit della storia di questo terzo capitolo: circa un anno dopo gli eventi del secondo episodio, chiusa la sanguinosa esperienza della guerra civile, Erebonia sta tornando lentamente alla normalità, quantomeno all’interno dei suoi confini. La politica estera voluta dal Cancelliere Osborne rimane infatti molto aggressiva: dopo l’annessione della North Ambria e di Crossbell, le tensioni con la Repubblica di Calvard sono crescenti, e i tempi per una guerra diretta tra le due superpotenze sembrano sempre più maturi. In questo scenario politico, Rean viene assegnato al neonato branch campus dell’accademia militare di Thors, costruito in fretta e furia a Leeves, non distante dalla capitale Heimdallr, in qualità di nuovo insegnante.

Qui, nonostante le riluttanze del nostro eroe, acclamato in tutta la nazione come l’Ashen Chevalier, gli viene assegnata una nuova Class VII, stavolta ridotta in numero ma non meno ambiziosa, cui saranno affidate missioni segrete e di grande importanza per l’Impero. Di qui, con una struttura non dissimile dal capostipite della serie, si dipanano una serie di vicende che alternano magistralmente la quotidianità della vita scolastica, con lezioni teoriche e viaggi in giro per l’Impero, con battaglie di importanza sempre crescente, che dimostrano presto al nostro eroe e ad i suoi studenti come il fuoco della guerra è tutto fuorché spento, e arde invece sotto i carboni.


The Legend of Heroes Trails of Cold Steel III, in pieno stile Falcom, si prende tutto il tempo necessario per introdurre i suoi personaggi, spiegarne le motivazioni, fornire background e far crescere, dialogo dopo dialogo, il loro rapporto e l’affezione del giocatore nei loro confronti: non tutti potrebbero gradire il ritmo inizialmente lento e il gran numero di linee di dialogo da leggere.

Il rovescio della medaglia, però, è rappresentato da una profondità incredibile della narrativa, da personaggi che rimarranno scolpiti nella memoria del giocatore e, soprattutto, da intrighi e colpi di scena degni della saga fin qui.

Perfezionamenti assortiti

Non che il gameplay della serie abbisognasse di particolari interventi, eppure il team di sviluppo non si è seduto sugli allori e ha invece provato ad integrare nuove meccaniche in un combat system già rodato di suo, ottenendo la migliore versione della sua creazione fin qui.

Lasciando inalterati i ritmi della produzione, che torna alla struttura del capostipite, con una serie di missioni sul campo che si alternano a momenti di introspezione psicologica dei personaggi, Falcom ha apportato un paio di aggiunte agli scontri a turni, aggiungendo ulteriore profondità strategica ad un sistema di combattimento che rappresentava già uno dei migliori visti durante il ciclo vitale di PS4.

Nello specifico, parliamo degli Ordini e del Break System, quest’ultimo ripreso da un’altra eccellenza di casa Falcom, la serie YS. Gli ordini sono buff temporanei che possono essere attivati durante il turno di uno qualsiasi dei personaggi del party, e che spaziano dall’aumento della potenza di attacco del gruppo a quello della difesa, passando per la possibilità di riflettere tutti gli attacchi fisici o di rigenerare parte dei punti vita e dei punti magici. L’effetto di ognuno di questi ordini svanisce dopo un dato numero di turni, e attivarli al momento giusto può spesso segnare la differenza tra una splendida vittoria ed una cocente sconfitta, soprattutto ai livelli di difficoltà più alti.

Il giocatore, però, non può abusarne, visto che il costo degli Ordini è in Brave Points, la medesima valuta con cui è possibile attivare devastanti attacchi di gruppo, spesso risolutivi: starà allora al giocatore bilanciare adeguatamente attacco e difesa, leggendo bene le fasi degli scontri più lunghi (che non mancheranno lungo la campagna) e ottimizzando l’utilizzo di una risorsa preziosa ma comunque limitata.


Pur avendo affrontato il gioco a livello Difficile (a proposito, adesso è possibile cambiare livello di difficoltà in corsa), non abbiamo avvertito sbilanciamenti nel livello di sfida in seguito a questa introduzione, e troviamo anzi che il combat system ne abbia beneficiato enormemente. Discorso simile per quanto concerne l’introduzione di una seconda barra per i nemici sotto a quella della salute, che indica il livello di stordimento degli stessi: proprio come per le ultime avventure di Adol Christin, portare un nemico nello stato di stordimento svuotando questa barra garantisce un significativo vantaggio al party.

Un nemico stordito, infatti, non solo salta il prossimo turno, rimanendo inerme agli attacchi in arrivo, ma vede anche abbassarsi significativamente i propri valori difensivi, tanto da garantire un critico ad ogni personaggio che lo attaccherà.

La valenza è quindi duplice: oltre a riempire la barra dei BP, che, come abbiamo visto, risultano fondamentali nell’economia dei combattimenti, un nemico in questo stato incassa danni enormi, e potrebbe essere quindi una buona idea conservare gli attacchi più potenti così da vomitarglieli addosso proprio in questo frangente.

Starà quindi al giocatore operare le scelte migliori: a testimonianza della profondità strategica del rinnovato combat system, ci è capitato di riprovare uno scontro dopo un game over e uscirne vincitori solo per aver cambiato tattica, senza dover passare forzatamente da sessioni di grinding.

Anche queste ultime, tuttavia, risultano piacevoli, come di consuetudine per i prodotti Falcom: grazie ad una serie di piccole migliorie, come l’introduzione di un attacco a sorpresa che riduce della metà la resistenza dei nemici in apertura di combattimento o la possibilità di combattere a velocità 2X, crescere di livello, qualora necessario, si dimostra un processo abbastanza rapido e mai tedioso.

Tutto il resto si inserisce nei canoni del franchise, e, come già fatto in passato, il miglior complimento che possiamo fare alla creatura Falcom è che anche nei momenti di stanca, quelli introspettivi, quando a schermo, di fatto, succede poco, l’ottimo lavoro di scrittura riesce a non annoiare il giocatore, rivelando dettagli della storia e del mondo di gioco che contribuiscono al world building e alla massiva lore che il franchise può vantare.


Due passi avanti e mezzo indietro

Libero dai vincoli imposti dallo sviluppo multipiattaforma e cross-generazionale dei primi due capitoli, che videro la luce originariamente su PlayStation 3 e PlayStationVita, The Legend of Heroes Trails of Cold Steel III rappresenta sicuramente il pinnacolo per la serie Falcom ad oggi: dai modelli dei personaggi alle espressioni facciali (ancora comunque indietro rispetto a certa concorrenza), passando per una colonna sonora di grande respiro, firmata dal duo Sonoda-Unisoga, l’ultima fatica dello studio giapponese prova a mettersi in pari con i prodotti pensati e sviluppati per l’attuale generazione di console.

Abbiamo usato il termine “prova” perché, se nell’ambito della serie e delle produzioni Falcom in senso più ampio, questo terzo capitolo rappresenta il meglio, le dimensioni comunque molto contenute dello staff (al gioco hanno lavorato circa cinquanta persone) e il budget affatto illimitato a disposizione si riflettono comunque su certi aspetti della produzione, impedendole di aspirare alle vette più alte.

Se i modelli dei personaggi risultano assai più particolareggiati rispetto a quanto visto in Trails of Cold Steel I e II, le loro movenze risultano ancora troppo ingessate, ad esempio, e a fronte di una regia decisamente più cinematografica rispetto al recente passato, stonano ancora di più certi fondali poveri e spigolosi, con texture spesso riutilizzate e poco definite.

Nel complesso, comunque, i fan del longevo sviluppatore di giochi di ruolo hanno di che gioire: The Legend of Heroes Trails of Cold Steel III mostra passi avanti evidenti a livello tecnico che, se sommati a quelli già apprezzati nell’ottavo capitolo della serie Ys, lasciano ben sperare per le produzioni future di Falcom, come evidente soprattutto dalla nuova interfaccia dei combattimenti, che riprende lo stile e l’intuitività di quel capolavoro che risponde al nome di Persona 5.

Molto bene le performance generali del prodotto, con tempi di caricamento consistentemente più brevi e sessanta frame per secondo molto solidi su PS4 Pro, console su cui è avvenuta la nostra prova.

Segnaliamo anche una chicca che farà molto piacere ai fan di vecchia data di Falcom e, più in generale, a chi ama la cultura nipponica: a differenza dei primi due episodi, questo terzo capitolo presenta una doppia traccia audio, e, sebbene la recitazione degli attori inglesi sia encomiabile, non si può discutere il fascino delle voci originali. Peccato, allora, che, vista l’enorme mole di dialoghi, non tutti siano stati doppiati, probabilmente per motivi di spazio e di costi.

Chiosa finale per quanto concerne la longevità, monstre come da tradizione per lo sviluppatore di Tokyo: la sola campagna principale ci ha portato via una sessantina di ore, ma per quanti volessero immergersi completamente nell’Erebonia di questo terzo capitolo, ci sono almeno un’altra quarantina di ore di contenuti secondari, suddivisi tra missioni opzionali e minigiochi di qualità, tra cui spicca Vantage Masters, il nuovo gioco di carte che, da solo, ci ha portato via diverse ore, alla ricerca del mazzo perfetto e dello sfidante più abile.

+ Interfaccia nuova di zecca

+ Combat system quasi perfetto

+ Longevità incredibile

+ Diversi miglioramenti tecnici...

+ Vantage Masters è una droga

- Richiede una conoscenza pregressa del mondo di gioco e dei personaggi

- ...ma ancora diversi aspetti migliorabili

8.6

Falcom lo ha fatto di nuovo: come e più degli episodi precedenti, The Legend of Heroes Trails of Cold Steel III riesce ad unire efficacemente un world building egregio, popolato di personaggi e storie interessanti, a meccaniche di gioco profonde e divertenti, che dimostrano quanto un “tradizionale” gioco di ruolo giapponese a turni possa ancora dire la sua nel mercato videoludico odierno. Adesso, in attesa della localizzazione del quarto capitolo, non ci resta che lasciar passare qualche mese, far decantare il tutto, e poi dedicarci all’ennesimo New Game Plus di questa saga. Consigliatissimo a tutti gli amanti dei giochi di ruolo alla giapponese, ma anche a quanti cercano una narrativa matura ed avvincente.

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