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Immagine di The Last Campfire | Video Recensione - Chi ha bisogno dei tripla A?

Recensione

The Last Campfire | Video Recensione - Chi ha bisogno dei tripla A?

Alcuni esponenti di Hello Games, team noto per No Man's Sky, si sono misurati con un piccolo grande viaggio chiamato The Last Campfire

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Avatar di Stefania Sperandio

a cura di Stefania Sperandio

Ex Editor-In-Chief @SpazioGames

Pubblicato il 02/09/2020 alle 18:18
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  • Pro
    • Direzione artistica affascinante
    • Puzzle intelligenti e ben progettati
    • Significativo
    • Colonna sonora emozionante
  • Contro
    • Si incappa in glitch e stuttering su Nintendo Switch
    • Mappatura dei controlli non sempre felice
    • Localizzazione in italiano migliorabile

Il Verdetto di SpazioGames

8
Non c'è niente di male. Nulla di male, a inseguire i AAA, i teraFLOP, le texture in 8K, la conta poligonale di un medium videoludico che ogni tanto sembra ritenere che fotorealismo e qualità possano ritenersi sinonimi. Solo, ogni tanto, vale la pena concedersi un po' di tempo — perché mentre siamo impegnati a fare tutt'altro, i remi continuano a spingere in avanti la nostra barchetta. Verso dove, chi può dirlo? Nemmeno Ember ha la risposta. Ma quell'ultimo falò, questo The Last Campfire, è un innocentemente valido, intrattenente e coinvolgente modo per ragionarci su.

Disponibile su: PC, PS4, XONE, SWITCH

Informazioni sul prodotto

Lo facciamo un po' tutti: ci concentriamo su inezie, come se fossero la cosa più importante del mondo, finendo con il farci passare sotto il naso, inosservati, dettagli che avrebbero meritato tutte le nostre attenzioni. Si tratta di un fenomeno che il mondo dei videogiochi, per rimanere nel campo dei media di massa, conosce bene. E lo conosce perché, mentre il mondo è con il fiato sospeso in attesa dei dettagli sull'uscita della next-gen, mentre ci si urla sopra a colpi di teraFLOP, a colpi di conta dei poligoni e di risoluzione delle texture, escono piccole chicche come The Last Campfire e quasi passano inosservate.

Nato dall'idea di tre soli membri di Hello Games — software house britannica che ben conoscete per il suo No Man's Sky — il titolo vi mette nei panni di Ember, una piccola creatura che, a quanto pare smarrita, si ritrova al cospetto di qualcosa di ignoto, di anfratti sconosciuti e, semplicemente, di altre creature, altrettanto piccole, altrettanto smarrite, che potrebbero aver bisogno del suo aiuto. Ma per fare cosa? E, soprattutto, per farlo dove?

Guarda su

Il viaggio più che la destinazione

The Last Campfire vi consente di affrontare scenari tridimensionali caratterizzati da un direzione artistica deliziosa, capace di regalare palette vivaci e rassicuranti e scenari più cupi, che ispirano anche delle riflessioni. Controllando Ember, vi ritroverete ad avere a che fare con alcuni (pochi) NPC con cui interagire per scambiarci qualche battuta, prima di intrecciare le meccaniche chiave del gioco: il campo con il falò (da cui il titolo) e le meccaniche puzzle.

Nei diversi macro-scenari in cui è suddiviso il gioco troverete sempre un falò: più o meno nascosti per l'ambientazione, sono infatti presenti tanti altri Ember che hanno bisogno del vostro aiuto — e, una volta che ci sarete riusciti, sarà proprio intorno al fuoco che li troverete, riuniti e pronti a fornirvi una riflessione, una frase di ringraziamento, un timido abbraccio verbale.

Per riuscire a dar loro manforte e destarli da una condizione sulla quale non vogliamo fare spoiler, ma che li vede praticamente pietrificati, non dovrete completare missioni secondarie: dovrete confrontarvi con un mini-dungeon con un puzzle da risolvere, uno per ogni Ember.

La deliziosa direzione artistica di The Last Campfire colpisce alla prima occhiata
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Se la meccanica vi suona familiare, è perché l'idea è esattamente quella che abbiamo visto con i santuari in The Legend of Zelda: Breath of the Wild, che chiedevano ciascuno di completare una piccola sfida prima di ottenere la propria benedizione.

I puzzle proposti in queste sfide mono-stanza da The Last Campfire sono in buona varietà, per un progetto così piccolo, e sono spesso in grado di rimescolare le carte pur proponendo meccaniche già viste nei precedenti. Vi ritroverete così a evitare che una fiammella si spenga lungo un percorso ventoso, a far scivolare piattaforme per costruirvi un cammino e a sfruttare uno speciale strumento di Ember — che richiama un po' il Magnesis dello stesso Breath of the Wild — per interagire con alcuni oggetti metallici specifici, spostandoli a vostro piacimento, anche con voi in sella.

Ogni mini-dungeon propone un puzzle da risolvere

La curva d'apprendimento delle meccaniche da puzzle game è molto abbordabile, ragion per cui l'idea di affrontare un'esperienza basata su questo tipo di gameplay non deve spaventare chi è meno avvezzo agli enigmi. Hello Games ha lavorato in modo intelligente al level design di The Last Campfire, e il risultato è che padroneggiando via via ogni particolarità vi ritroverete — non senza dover ragionare, perché il bilanciamento è ben oculato — a superare i vari ostacoli che troverete sulla via, riuscendo ad aiutare quanti più piccoli Ember smarriti possibili.

I puzzle non sono previsti solo all'interno dei dungeon, ma spesso animano anche le ambientazioni che esplorate: raggiungere una scala, mettere insieme tutte le quaranta pergamene collezionabili (che contengono frasi dei vostri compagni smarriti e spesso indizi su scenari e creature che incontrerete) o sbloccare quella porta che avete visto in lontananza richiedono di sfruttare tutti i mezzi a vostra disposizione, ma non vi ritroverete mai senza idea di cosa dobbiate fare o di come andare avanti.

I piccoli ember hanno bisogno di... Ember.
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Anche perché, considerando che la discriminante per procedere da macro-scenario a macro-scenario è salvare almeno un numero minimo di Ember, potrete sempre segnalare di voler proseguire una volta che lo avrete raggiunto, rinunciando a recuperarli tutti.

Non perdere la speranza

Se The Last Campfire funziona deliziosamente come puzzle game, complice anche la durata di circa cinque ore richiesta per completarlo al 100% (ma potete cavarvela anche in poco più di tre, se non siete completisti a caccia di ogni dettaglio), a dare una marcia in più al titolo di Hello Games è anche il suo comparto narrativo.

Nel suo viaggio, Ember è accompagnato da una voce narrante fuori campo (in inglese britannico) che non solo racconta gli avvenimenti come se si trattasse di un romanzo («Ember si risvegliò e...»), ma doppia anche tutte le battute dei personaggi che interagiranno con voi, proprio come se leggesse un audiolibro. Considerando che parliamo di una voce bianca, la resa è particolare e a tratti onirica, e aiuta a dare l'idea di come The Last Campfire voglia proporre un'atmosfera peculiare.

L'ultimo falò, letteralmente.

Se, infatti, da un lato la narrativa del titolo è quasi laconica, lasciandovi libertà di interpretazione sulle riflessioni che vuole portare su vita, percorso, altruismo e capacità di lasciar andare, dall'altro è a tratti sfacciata, quasi verbosa e prolissa, quando alcuni Ember salvati vi sbattono in faccia delle frasi particolarmente dirette, che vi invitano a riflettere su aspetti della vita reale, intorno a quell'ultimo falò virtuale che vi ha radunati insieme. Se a primo impatto possono sembrare delle cose scontate, vi renderete conto concetto dopo concetto che frasi così semplici e così dirette risvegliano qualcosa nello stomaco, quella sensazione che vi dice «purtroppo è vero» e vi lascia qualcosa su cui riflette.

Il risultato di questa commistione è un'esperienza narrativa che richiama le sensazioni che ricorderete ancora dallo splendido Journey, che sa emozionare e lasciare il segno — anche in virtù di una colonna sonora sempre sul pezzo nei momenti chiave del viaggio.

Remi incagliati, ma solo per un po'

Da un punto di vista tecnico, The Last Campfire non si perde in scenari che sarebbero stati (inutilmente) vasti, proponendo colpi d'occhio gradevoli e artisticamente ben progettati. Tuttavia, nella versione Nintendo Switch da noi testata siamo incappati in qualche piccolo glitch che ci ha richiesto di caricare la partita e che contiamo possa venire corretto nel più breve tempo possibile.

Su Nintendo Switch, The Last Campfire soffre di qualche piccolo inciampo tecnico

Sono anche presenti delle incertezze tecniche come momenti di stuttering molto evidente, più che altro quando la risoluzione di un puzzle modifica in qualche modo l'ambientazione e questa si sta compiendo. Niente che infici l'esperienza di gioco in modo significativo, ma piccoli inciampi che contiamo vengano risolti quanto prima da Hello Games, per assicurare la miglior esperienza possibile anche ai giocatori su Switch.

Tra le altre piccole problematiche emerse, abbiamo trovato infelice la scelta di affidare alcune meccaniche sempre allo stesso pulsante, perché capiteranno momenti in cui sono attivabili due azioni contemporaneamente — ed Ember farà quella sbagliata, facendovi solo perdere tempo. Una mappatura più saggia non avrebbe guastato, anche se parliamo davvero di cercare il pelo nell'uovo di un progetto che mostra grande cura e dedizione, al di là dei possibili cerotti applicabili alla tecnica.

The Last Campfire è sottotitolato in italiano

Nota di merito e demerito per la localizzazione: è estremamente apprezzabile, infatti, che un progetto così piccolo sia stato tradotto in italiano. All'altro lato della medaglia, però, la localizzazione è migliorabile (a dir poco) e in alcuni momenti chi ha confidenza con l'inglese noterà una totale mancanza di corrispondenza tra le battute recitate dalla voce narrante e i sottotitoli mostrati.

Anche in questo caso, parliamo più che altro di battute secondarie degli Ember che salverete durante il percorso — quindi no, non perderete dettagli chiave della storia —, ma che speriamo vengano a loro volta limate, per consentire anche ai non anglofoni di non perdere le sfumature di The Last Campfire.

Se amate la peculiarità dei videogiochi di Hello Games, potreste voler volare nello spazio con No Man's Sky.

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