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Recensione

Com'è Skyrim su Nintendo Switch 2? | Recensione

The Elder Scrolls V: Skyrim Anniversary Edition su Nintendo Switch 2 è l’ennesima prova che certi colossi dell’industria non muoiono mai.

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Avatar di Marcello Paolillo

a cura di Marcello Paolillo

Editor-In-Chief @SpazioGames

Pubblicato il 15/12/2025 alle 13:00
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In sintesi

  • Skyrim resta un open world epico. 
  • Input lag fastidioso e 30 fps fissi rovinano reattività e combattimenti.​
  • Ideale per nuovi avventurieri portatili.

  • Pro
    • Mondo open-world eterno e affascinante, con contenuti Anniversary infiniti.​
    • Portabilità perfetta su Switch 2, ideale per giocare ovunque.​
    • Tempi di caricamento rapidi e grafica pulita in modalità portatile.
  • Contro
    • Input lag evidente che rovina i combattimenti.​
    • Frame rate bloccato a 30 fps con cali occasionali.​
    • C'è bisogno di qualche patch.

Conclusioni Finali di SpazioGames

Se non avete mai giocato Skyrim e volete l’avventura fantasy totale in versione portatile, questa edizione può ancora avere senso, ma è un senso condizionato: dovete essere disposti ad accettare compromessi pesanti sul piano della reattività e della fluidità, nella speranza che le promesse di patch vengano mantenute. Per tutti gli altri, soprattutto per chi ha già vissuto Tamriel in condizioni tecniche più dignitose, questa versione per Switch 2 sembra più un’occasione persa che un trionfale ritorno: il Sangue di Drago merita una rinascita, non l’ennesimo reincarnarsi in un corpo stanco. 

Disponibile su: PC, PS4, XONE, SWITCH, PS3, X360, SWITCH2

Informazioni sul prodotto

The Elder Scrolls V: Skyrim Anniversary Edition su Nintendo Switch 2 è l’ennesima prova che certi colossi dell’industria non muoiono mai. È il caso di un gioco che ha ridefinito il fantasy a mondo aperto oltre dieci anni fa, e che oggi cerca ancora una volta di convincere tutti che sì, ne vale la pena “come mai prima d’ora”, solo che nel frattempo il mondo è cambiato e certe magagne pesano più di ieri.

La verità è semplice: Skyrim resta un RPG enorme, affascinante, capace di inghiottire decine di ore come se fossero snack, ma questa nuova apparizione su Switch 2 si porta dietro una domanda tutt’altro che marginale: quanto si può spremere ancora lo stesso gioco, prima che il drago cominci a sentirsi stanco?

E soprattutto: quanto è lecito pretendere da una versione “migliorata” quando, al netto di qualche upgrade tecnico, si finisce a lottare con problemi che su una console di nuova generazione non dovrebbero nemmeno esistere? Ve lo spiego poco sotto.

Un mondo ancora irresistibile

Partiamo da ciò che Skyrim sa fare ancora benissimo: il mondo. Tamriel, e in particolare la regione di Skyrim, rimane un luogo digitale in cui è facilissimo perdersi, con montagne innevate all’orizzonte, villaggi sgangherati pieni di quest, dungeon che sembrano non finire mai e una libertà d’azione che tanti open world moderni ancora si sognano.

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L'atmosfera resta intoccata.

L’idea di “vivere un’altra vita in un altro mondo” non è marketing vuoto: che vogliate essere un assassino furtivo, un mago onnipotente o un barbaro col martello pesante come la vostra pazienza verso le microtransazioni, Skyrim continua a offrire un set di strumenti quasi imbarazzante per ricchezza.

Nella Anniversary Edition poi il pacchetto è talmente gonfio da sembrare un buffet infinito: gioco base, tre grandi espansioni (Dawnguard, Hearthfire, Dragonborn) e centinaia di contenuti Creation Club tra missioni, armi, armature, incantesimi e attività collaterali che trasformano la mappa in una gigantesca lista di cose da fare.

Da questo punto di vista, nessuno può dire che l’offerta sia povera: per chi entra per la prima volta a Skyrim, Switch 2 mette sul piatto la “versione definitiva”, quella che ti fa sentire quasi in colpa se provi a dire che non sei sazio.

Sulla confezione digitale si legge chiaro: prestazioni migliorate per Nintendo Switch 2, grafica aggiornata, tempi di caricamento più rapidi, uso migliore dell’hardware della nuova console ibrida di Kyoto. Fin qui, tutto bello. E in parte, qualcosa effettivamente si vede: la risoluzione è più alta, l’immagine più pulita, le texture meno impastate rispetto al vecchio port su Switch, e gli accessi ai dungeon e ai fast travel non sono più quelle pause caffè che ricordavamo, ma si avvicinano finalmente a caricamenti veloci e dignitosi.

In modalità portatile il colpo d’occhio resta piacevole: il mondo di gioco mantiene il suo fascino, le foreste, i cieli aurorali e le rovine nordiche rendono ancora giustizia alla direzione artistica, che non ha bisogno di mega shader next-gen per comunicare atmosfera. A casa, in dock, il salto rispetto alla vecchia Switch è netto sul fronte nitidezza, ma non aspettatevi miracoli: è un titolo nato in un’altra era, tirato a lucido quanto basta per non sembrare una reliquia dimenticata, non certo una remaster che vuole competere con i mostri sacri contemporanei.

Il drago inciampa sull’input lag

Peccato che tutto questo venga colpito al cuore da un problema: un input lag percepibile e fastidioso. Parliamo di un ritardo tra la pressione dei tasti e la risposta a schermo che, in un action RPG, è semplicemente inaccettabile nel 2025, tanto più su una “edizione migliorata” pensata per un hardware più potente.

Bethesda stessa ha dovuto riconoscere ufficialmente problemi di performance e input lag su Switch 2, dichiarando di essere al lavoro per sistemare il porting. A peggiorare il quadro c’è il fatto che il frame rate resta inchiodato ai 30 fotogrammi al secondo, con cali percepibili in alcune situazioni, nonostante la console sia perfettamente in grado di fare di più.

Poter grindare livelli sul treno fa sempre la sua figura.
In un’epoca in cui persino altri port impegnativi su Switch 2 dimostrano di poter aspirare ai 60 fps o a modalità performance più aggressive, vedere Skyrim arrancare così, con VRR a disposizione e un margine tecnico che non viene sfruttato, lascia l’amara impressione di un lavoro fatto con il freno a mano.

Il risultato è un’esperienza che, pad alla mano, sembra “più lenta” di quanto dovrebbe: gli attacchi hanno meno mordente, i movimenti del personaggio non sono mai davvero reattivi, e quella sensazione di “peso” tipica dei vecchi RPG Bethesda qui viene amplificata da problemi tecnici e non dalla pura scelta di design. Quando il feedback dei comandi diventa un ostacolo, non è più questione di abituarsi: è la base stessa del rapporto giocatore-gioco a incrinarsi.

Portabilità d’oro

Il grande argomento a favore di Skyrim su Switch, ieri come oggi, è sempre stato uno: giocarlo ovunque. L’idea di esplorare Tamriel in treno, in aereo, sul divano mentre la TV è occupata, resta potentissima, e su Switch 2 questo appeal non è certo evaporato. Anzi, tra schermo migliore, tempi di caricamento ridotti e un hardware più solido, la fantasia del “RPG sterminato in tasca” funziona ancora, ed è comprensibile che qualcuno sia disposto a chiudere un occhio su certi difetti pur di avere questa libertà.

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Draghi, draghi ovunque.

Sì, perché poter grindare livelli sul treno fa sempre la sua figura, ma quando ogni scontro con un bandito di mezza tacca diventa un duello anche contro il lag, magari la magia comincia a dissolversi molto prima del previsto.

Il pacchetto Anniversary Edition, inoltre, non è avaro: oltre alle espansioni, ai contenuti del Creation Club e alla base già mastodontica, su Switch 2 si sommano anche piccoli miglioramenti legati alla piattaforma, come il supporto ai controlli di movimento, al “mouse” integrato e alle funzionalità tipiche dell’ecosistema Nintendo (incluso il supporto Amiibo, dove presente). Sono extra che, sulla carta, dovrebbero arricchire ulteriormente l’esperienza, offrendo modi alternativi di interagire con il mondo di gioco.

Skyrim, va detto, non è un gioco qualsiasi: è uno di quei titoli che hanno segnato un’epoca, che hanno definito standard, che hanno portato migliaia di persone a scoprire gli RPG a mondo aperto in modo quasi religioso. Proprio per questo, ogni nuova riedizione porta con sé una responsabilità maggiore, perché il rischio è quello di trasformare il tutto solo per memare sul fatto che “Skyrim esce su tutto”.

A chi è rivolto il gioco?

Per un neofita che non ha mai messo piede a Whiterun, questa potrebbe ancora essere una porta d’ingresso affascinante: un mondo sterminato, pieno di storie, in versione “totale” su una console portatile che puoi portarti ovunque. Chi non ha altri sistemi o vuole semplicemente vivere Skyrim in modalità “ibrida” potrebbe comunque rimanere incantato dal fascino intramontabile di certe quest, delle gilde, dei draghi e di quella sensazione di libertà che, ancora oggi, tanti titoli cercano di imitare senza trovarne la stessa alchimia.

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Tecnicamente inizia a sentire il peso degli anni.

Per i veterani, però, il discorso cambia: chi ha già giocato Skyrim su PC, console old-gen, current-gen, VR e forse anche sul tostapane, si troverà di fronte a una versione che offre sì comodità e contenuti in abbondanza, ma li impacchetta in un porting oggettivamente sottotono sul fronte tecnico. Ed è difficile chiedere a chi conosce ogni pietra del Grigio Sobborgo di chiudere gli occhi sul ritardo dei comandi, sui 30 fps fissi e sui problemi di performance, solo in nome della solita, abusata frase: “è Skyrim, dai”.

La nota positiva, se così si può chiamare, è che Bethesda ha riconosciuto i problemi e ha promesso investigazioni e potenziali aggiornamenti per migliorare la situazione. In altre parole, c’è la speranza che, nel medio periodo, l’input lag venga ridotto sensibilmente, le performance rese più stabili e l’esperienza complessiva riportata almeno entro limiti accettabili per uno standard moderno.

Insomma, The Elder Scrolls V: Skyrim Anniversary Edition su Nintendo Switch 2 è bello ma con riserva: contenuti sconfinati, mondo ancora magnetico, confezione apparentemente perfetta per chi vuole l'RPG definitivo da tenere nello zaino, ma appesantito da problemi tecnici che non dovrebbero affacciarsi su un hardware del genere, nel 2025. 

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