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Pro
- Ottimizzazione convincente.
- Buona stabilità su molte configurazioni.
- Impatto visivo di alto livello.
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Contro
- Richiede hardware potente.
- Path tracing poco accessibile.
- Necessita compromessi grafici per molti utenti.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Disponibile su: PC, PS5, XSX, SWITCH2
Informazioni sul prodotto
Dopo mesi di attesa e le inevitabili preoccupazioni legate agli ultimi porting tripla A, la versione PC di Resident Evil Requiem era chiamata a dimostrare di poter garantire un alto grado di solidità. Non soltanto un impatto visivo incredibile e in grado di appaiarsi all'importanza del nome del prodotto, ma stabilità, scalabilità e coerenza delle prestazioni su hardware non solo di fascia altissima.
Dopo qualche passo falso iniziale con l'ultimo Monster Hunter in versione PC, dal punto di vista prestazionale Capcom non poteva permettersi un altro scivolone con la sua punta di diamante e con un gioco che per forza di cose è già stato battezzato come un capitolo spartiacque tra concezione classica e moderna.
La buona notizia? Il risultato è complessivamente positivo. La meno buona? Spingere tutto al massimo richiede compromessi o hardware di fascia altissima.
Com'è la versione PC?
Al di là del gusto personale e della frangia della critica più oltranzista che ha fatto l'errore di spacciare per vero ciò che è solo il sentire del proprio sentimento più viscerale, Resident Evil: Requiem è ancora una volta un grandissimo gioco.
Sebbene vada ammesso come Capcom abbia la piena intenzione di accontentare tutti, col rischio però di scontentare molti con alcune derive troppo action, quest'ultimo capitolo della saga riesce a mantenere i suoi standard altissimi nonostante qualche scelta controversa.
Nello specifico, la divisione in due entità separate certifica la doppia anima della serie, che qui risulta ancora più scissa, senza quell'omogeneità che invece sarebbe ideale per rendere l'amalgama finale più coeso.
Al di là di quanto detto sul gioco, passiamo adesso all'analisi tecnica della versione PC, che come già lasciato intendere risulta essere ben ottimizzata e priva delle vistose incertezze che hanno colpito alcuni dei più recenti prodotti della casa di Osaka.
Il gioco utilizza una versione aggiornata del RE Engine, finalmente maturo e di sicura affidabilità anche su PC. Dopo le polemiche sulle performance di Monster Hunter Wilds, Capcom ha lavorato con attenzione sulla stabilità del nuovo capitolo horror. Troviamo infatti il supporto al Ray Tracing completo, al Path Tracing per l'illuminazione globale avanzata, il supporto a DLSS, FSR e Frame Generation e un'ottima scalabilità delle impostazioni.
Il menu grafico è ampio, chiaro e consente di intervenire in modo preciso su ombre, riflessi, qualità delle texture, volumetrie e illuminazione. Le prestazioni senza effetti avanzati sono sorprendentemente solide, tant'è che disattivando path tracing e mantenendo un ray tracing standard, Requiem gira bene già su GPU di fascia media moderna.
Alcune forzature della trama e qualche sguaiatezza di troppo non scalfiscono, in definitiva, quello che è un altro grandioso lavoro della nuova Capcom.
A 1080p e 1440p, schede come RTX 4060 o RX 7700 XT superano stabilmente i 60 FPS con dettagli alti e upscaling attivo. Anche senza tecnologie di ricostruzione dell’immagine, il framerate rimane generalmente sopra la soglia di giocabilità su hardware recente. A 4K, GPU di fascia alta come una RTX 4080/4090 mantengono 60 FPS o più con ray tracing attivo. Con DLSS attivo si possono superare tranquillamente i 100 FPS in molte situazioni di gioco, mentre il comportamento generale è piuttosto coerente: niente crolli drammatici e niente stuttering diffuso durante l’esplorazione normale.
Il ray tracing migliora in modo evidente riflessi e illuminazione indiretta, soprattutto negli ambienti chiusi e nelle superfici bagnate o metalliche. Sebbene il costo in termini di performance sia tangibile ma non devastante sulle GPU recenti, con upscaling attivo il compromesso tra qualità e fluidità è ben bilanciato.
Su hardware meno recente, invece, il ray tracing va dosato con attenzione: impostarlo su medio è spesso la scelta migliore per mantenere stabilità senza dover soffrire di cali qualitativi troppo evidenti.
Path Tracing spettacolare ma pesantissimo
Il path tracing rappresenta il massimo livello qualitativo disponibile. L’illuminazione diventa fisicamente più accurata, le ombre più morbide e credibili, l’atmosfera ancora più opprimente. Ma il prezzo da pagare per tutta questa bellezza è purtroppo altissimo.
In 4K nativo, anche GPU top di gamma come la 5080 possono scendere sotto i 60 FPS. Senza Frame Generation attivo, l’esperienza può risultare poco fluida, mentre l’uso della VRAM cresce sensibilmente superando facilmente i 10 GB con impostazioni massime.
Qui entrano in gioco tecnologie come NVIDIA DLSS e Frame Generation, che diventano quasi obbligatorie per rendere il path tracing realmente giocabile, trasformando Resident Evil Requiem nel gioco squisito che è anche dal punto di vista strettamente prestazionale.
Il supporto a DLSS e FidelityFX Super Resolution è cruciale. Con DLSS attivo il guadagno in FPS è netto, e la qualità dell’immagine resta elevata specialmente quando si sceglie l'opzione dedicata a questo scopo; Frame Generation può raddoppiare la percezione di fluidità su GPU compatibili senza impattare sulle reattività di gioco (cosa che nei primi giochi che usavano questa tecnologia poteva invece accadere non di rado).
Su hardware AMD, FSR consente comunque un buon compromesso, anche se il risultato visivo dipende dalla modalità scelta. In sostanza, su PC medio-moderni l’esperienza consigliata prevede quasi sempre l’uso dell’upscaling.
A 1080p la CPU può incidere in modo significativo, al punto che processori meno recenti possono creare un leggero “collo di bottiglia” nelle situazioni più cariche di effetti o nemici. Non risultano in ogni caso problemi gravi di shader compilation o stuttering.
Tuttavia, già in queste prime fasi e in attesa di qualche patch correttiva, segnaliamo micro-freeze sporadici, l’uso della VRAM elevato con texture al massimo e il path tracing che amplifica ogni debolezza dell’hardware. Nel complesso, però, la stabilità è nettamente migliore rispetto a molte uscite recenti di pari ambizione.