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Recensione

Mario Power Tennis

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Avatar di Gianluca Arena

a cura di Gianluca Arena

Editor @SpazioGames

Pubblicato il 07/07/2014 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

7

Uno degli ultimi aggiornamenti dello shop digitale di Nintendo ha portato in dote ai possessori di Wii U un titolo Virtual Console che, personalmente, riporta indietro le lancette videoludiche di quasi dieci anni: era il 2005 quando, con il mio fido GameBoy Advance, mi dilettavo con Mario Power Tennis, rivisitazione in salsa rpg del nobile sport con la racchetta.Oggi, GamePad alla mano, eccomi a raccontarvi come il titolo Camelot ha resistito alla prova del tempo.

Dal GBA al GamePadCome per il golf, il tennis è una di quelle discipline che hanno subito il “trattamento Camelot”, ovvero l’arricchimento del semplice gameplay da sportivi arcade con meccaniche tipiche dei giochi di ruolo giapponesi, con il risultato finale di donare spessore e profondità all’esperienza di gioco, che, nel caso degli sportivi, tende altrimenti ad essere assai breve in assenza di un secondo giocatore (o, oggigiorno, di una community online consistente).All’epoca della sua uscita, nel 2005, Mario Power Tennis fu accolto bene tanto dalla critica, che gli riconobbe una solidità e una longevità fuori parametro per gli sportivi dell’epoca, tanto dai giocatori (tra cui, come detto, c’ero anch’io), soddisfatti dal gameplay e dalla possibilità di giocare, anche in ambito portatile, a qualcosa che andasse oltre la semplicità di un match mordi e fuggi.Oggi come allora, la linea narrativa che accompagna il nostro alter ego nella sua avventura tennistica è appena abbozzata, e molti dei dialoghi con i numerosi NPC non sono che battute singole ripetute all’infinito, eppure il fascino intrinseco di ottenere delle quest secondarie in un gioco di tennis, atte perlopiù a sviluppare il personaggio e ad affinarne determinati parametri, è rimasto immutato.

FantatennisLe critiche mosse all’episodio più recente di questa saga, quel Mario Tennis Open uscito su 3DS due anni or sono, vertevano perlopiù sulla mancanza di profondità e sulla scelta di Camelot di impoverire la componente ruolistica, a vantaggio dell’immediatezza e di uno stile di gioco maggiormente adatto a sessioni brevi. Questo, e la mancanza dei Power Shot, colpi unici di rara efficacia che distinguevano lo stile di gioco di ognuno dei tennisti selezionabili nelle precedenti edizioni: Mario Power Tennis contiene entrambi questi elementi, e, in questo senso, nonostante la decade quasi piena sul groppone, sembra poter soddisfare i fan della saga più di quanto non abbia fatto il suo successore.Scelto il proprio alter ego, infatti, il giocatore sarà da subito immerso in un’atmosfera che lambirà solo l’aspetto sportivo del titolo, concentrandosi su dialoghi con personaggi non giocanti e una descrizione sommaria del ranking degli atleti e di come scalarlo: fatta pratica con i primi match, sia in singolo sia in coppia, la strada sarà spianata, e starà all’abilità del giocatore, e al tempo dedicato alla crescita del proprio avatar, guadagnare posizioni nella classifica.Se i meno pazienti potranno saltare a piè pari molte delle missioni secondarie e dei minigiochi di allenamento dedicati a specifici aspetti, dalla battuta alla resistenza fisica, gli appassionati di vecchia data potranno perdere ore a creare un tennista quasi perfetto, abile sia nel gioco a rete sia da fondo campo, grazie ad un sistema di crescita ben tarato, che tende a premiare la pazienza, la pratica e…il parlare con tutti i personaggi a schermo, manco fossimo in un Golden Sun qualunque.

La citazione non è casuale, perché Mario Power Tennis riprende in toto il motore e gli asset del famoso gioco di ruolo Camelot, con tanto di set animazioni e character design, per la gioia degli amanti dei JRPG.Una volta scesi in campo, però, il cuore pulsante del gioco si rivelerà un riuscito ibrido tra arcade e simulazione, che predilige il tempismo e incita il giocatore a leggere le azioni in anticipo, così da muoversi per tempo e caricare il colpo per quel mezzo secondo sufficiente a infondergli la forza necessaria per farne un colpo vincente.Tramite semplici combinazioni dei tasti A e B si potrà accedere a lob, pallonetti e tiri tagliati, ma la direzione e la forza impressa alla pallina dipenderanno prima di tutto dal posizionamento del nostro alter ego rispetto ad essa e a quanto si riuscirà a caricare e indirizzare il colpo negli attimi immediatamente precedenti all’impatto: una formula collaudata, che funziona bene oggi tanto quanto funzionava bene nove anni fa.Rispetto alle mie impressioni dell’epoca, invece, ho trovato peggiorata la gestione del compagno di squadra durante i match doppi: la sua iperattività tende a relegare il giocatore a mero spettatore, e quando il nostro partner non arriva su una palla, lo fa in maniera così goffa e poco credibile da impedire anche a noi di intercettarla.Spendere punti esperienza per far crescere l’affinità e le capacità del nostro compagno serve fino ad un certo punto: se ne può fare una macchina da guerra che difficilmente si fa sfuggire una palla, ma non si riesce in alcun modo ad impedire che giochi la stragrande maggioranza delle palle, a discapito del nostro povero tennista.

Si vede la grana!Senza l’apposito filtro attivato e con in testa i bei ricordi di un motore grafico scintillante per l’epoca, il primissimo impatto con Mario Power Tennis è un pugno nell’occhio: su uno schermo da 50 pollici gli sprite appaiono come informi masse di pixel, differenziate l’una dall’altra solo dai colori e dal posizionamento su schermo.Basta però attivare il suddetto filtro, e soprattutto spostare lo sguardo dalla tv al GamePad per ritrovare la qualità grafica di un tempo, con una risoluzione decente e una lacrimuccia che scende lungo la guancia per la bontà del lavoro dei grafici di Camelot su una macchina tecnicamente molto limitata com’era il GameBoy Advance.Anche le campionature vocali e la spensierata colonna sonora risentono in qualche modo del passaggio su uno schermo da salotto, e quindi il consiglio rimane di godere del titolo nella forma più vicina a quella originale, trattando cioè il GamePad come una console portatile, magari mentre si lascia la TV alla fidanzata e alla sua serie preferita.Perché allora un voto, che, comunque buono, è distante dall’eccellenza?Perché, ancora una volta, Nintendo rimane sorda agli appelli di noi videogiocatori (io stesso ho sottolineato questa cosa praticamente in ogni recensione Virtual Console), e propone il titolo al prezzo di sette euro, che, se in assoluto non sono un patrimonio, appaiono come una richiesta fuori mercato per i trend dell’industria attuale, proprio mentre, altrove, con la stessa cifra ci si può portare a casa produzioni assai più recenti.

– Ibrido riuscito tra sportivo e RPG

– Longevo e profondo

– Una volta in campo sa ancora divertire

– Prezzo fuori mercato

– Il partner in doppio è abbastanza ingestibile

7.0

Mario Power Tennis rimane, a mio avviso, una spanna sopra l’ultima incarnazione del brand (peraltro esclusiva 3DS), e, come tale, rappresenta un buon punto di partenza per chi non conoscesse la serie e un eccellente punto di arrivo per chi invece la segue da anni.

Quello che sarebbe quindi un acquisto quasi obbligato per gli amanti degli sportivi diventa invece, a causa di una politica di prezzi quantomeno discutibile, una seconda scelta, sebbene non per demeriti propri.

Se comunque adorate il tennis e possedete un Wii U, almeno un pensierino dovreste farcelo. Nonostante tutto.

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