Psikyo Shooting Stars Bravo: stelle nel firmamento degli sparatutto – Recensione

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Recensione
A cura di DottorKillex - 11 Febbraio 2020 - 19:00

A poche settimane dalla Psikyo Shooting Stars Alpha, prima raccolta pubblicata in Occidente di classici sparatutto della storica software house giapponese, arriva in Europa in esclusiva su Nintendo Switch anche Psikyo Shooting Stars Bravo, seconda (ed ultima, almeno per il momento) compilation di titoli che provengono da un’altra era videoludica.

Se esiste un proverbio anglosassone che recita “old but gold”, ci sarà un motivo, no? Vediamo se è questo il caso.

Nulla per scontato

Differentemente dalla stragrande maggioranza delle raccolte e delle recenti rimasterizzazioni, che spesso propongono titoli vecchi di non più di un lustro, Psikyo Shooting Stars Bravo (come d’altronde la raccolta che lo ha preceduto) consta di sei titoli che vanno più indietro nel tempo, a partire dal 1993, anno di pubblicazione in sala giochi di Samurai Aces.

Psikyo Shooting Stars Bravo: stelle nel firmamento degli sparatutto – Recensione

Ci sembra quindi opportuno, sparigliando un po’ il consueto stile delle nostre recensioni, fornire delle rapide indicazioni per ognuno dei titoli contenuti nella raccolta, così da offrire almeno un’infarinatura anche a coloro i quali non abbiano mai sentito nominare la storica software house nipponica (o non fossero nemmeno nati all’epoca della pubblicazione originale di questi titoli).

Partiamo allora dal già citato Samurai Aces (titolo originale Sengoku Aces), primo sparatutto in assoluto pubblicato dalla software house che ha chiuso i battenti nel 2005: uscì nell’aprile 1993 nelle sale giochi giapponesi e conquistò un folto pubblico grazie alla velocità del suo gameplay, rigorosamente verticale, e al consueto pizzico di follia nipponica che lo contraddistingueva.
I sei personaggi selezionabili, infatti, erano, in ordine sparso, un mostro, un cane, una daruma (le bambole votive giapponesi), una kunoichi, un pesce dalle sembianze umanoidi e un monaco buddista, chiamati a combattere contro orde di nemici nel periodo Sengoku: tutto regolare, insomma.

Tengai (Sengoku Blade) seguì a distanza di ben tre anni, e cambiò la prospettiva, passando a quella orizzontale, mantenendo però dei marchi distintivi della casa madre, dall’alta difficoltà alla precisione dei comandi, passando per la possibilità di scegliere tra differenti protagonisti (cinque dall’inizio, più ulteriori due sbloccabili).
Anche in questo caso il pubblico giapponese apprezzò non poco, tanto che il gioco seppe guadagnarsi una conversione (eccellente, peraltro) per Sega Saturn a solo qualche mese di distanza.

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Con Sengoku Ace Episode III (Sengoku Cannon) le cose si fanno un tantino più complicate: pubblicato nel 2005 esclusivamente su PSP in Giappone, si tratta del primo sparatutto con modelli poligonali in tre dimensioni della serie, e, a nostro avviso, quello invecchiato peggio tanto a livello grafico quanto di gameplay, visti la minore precisione del control scheme e un frame rate non sempre solido come nel caso dei due predecessori.
Non bastò il fanservice, insomma, visto il ritorno di diverse facce note della serie che i fan tanto amavano, da Koyori ad Ayin, passando per l’enorme Tengai.

Secondo trio

Con i due Gunbird, sicuramente i titoli più noti anche in occidente tra quelli contenuti in questa compilation, si torna indietro nel tempo, precisamente al 1994, quando il capostipite debuttò nelle sale giapponesi, dove venne apprezzato non solo per l’estrema giocabilità ma anche per il cambio di setting rispetto ai canoni della casa madre (stavolta si combatteva nei cieli europei del diciannovesimo secolo) e per l’aumento delle cutscene tra uno stage e quello successivo, nel tentativo di fornire il titolo di un comparto narrativo che potesse fungere da qualcosa in più che semplice riempitivo.

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Lo scrolling verticale (storicamente preferito dai giocatori occidentali) e l’ambientazione mitteleuropea furono tra i motivi per cui Gunbird e il suo seguito vennero esportati con maggiore convinzione da Psikyo: il primo capitolo, in particolare, entrò a far parte della ludoteca di Sega Saturn (versione da noi preferita) e Sony PlayStation, oltre al successivo sbarco su PSN e su Steam nella prima decade del nuovo millennio.

Se possibile, Gunbird 2 (1998) riscosse ancora più successo del già apprezzatissimo prequel: pubblicato da Capcom praticamente ovunque (arcade prima, poi Dreamcast, PS2, Android, iOS), questo secondo capitolo proponeva sette eroi selezionabili per sette stage di difficoltà crescente, la possibilità di inanellare combo lunghissime, con effetti benefici tanto sui record quanto sulla potenza dei colpi, e un comparto grafico migliorato, che lo poneva al vertice del genere all’epoca, anche confrontandolo con altre produzioni Psikyo.
Pad alla mano, si tratta del più moderno tra gli shooter contenuti in questa raccolta, e sicuramente quello che sente meno il peso degli anni.

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In generale, comunque, parliamo di titoli invecchiati benissimo, tanto dal punto di vista artistico (God save the pixel art!) quanto da quello delle semplici meccaniche di gioco, che mantengono tutta la loro efficacia nonostante i venti e passa anni dalla prima pubblicazione.
Chiude il cerchio il più particolare dei titoli inclusi, che di sparatutto ha ben poco: parliamo di Gunbarich, puzzle game di chiara ispirazione breakoutiana, in cui il giocatore è chiamato a distruggere una serie di blocchi entro un tempo limite utilizzando una pallina che rimbalza per lo stage, in stile flipper.

Pubblicato nel 2001 in sala giochi, Gunbarich risolve brillantemente la ripetitività congenita a certi tipi di puzzle game con un gran numero di nemici differenti, trappole assortite, e, per quanto facile da apprendere nelle sue dinamiche di base, riesce ad essere diabolicamente complicato negli stage più avanzati.
La sua inclusione in questa raccolta, che probabilmente farà storcere un po’ il naso ai puristi degli shoot’em’up Psikyo, ci è sembrata invece azzeccatissima: non solo perché il gioco spezza un po’ la monotonia che altrimenti avrebbe afflitto la compilation, ma anche perché, esattamente come per gli sparatutto, Gunbarich è capace di generare dipendenza, complice anche la portabilità di Switch.

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Pochi lustrini

Come già accaduto con la collezione Alpha, Psikyo Shooting Stars Bravo è un pacchetto tanto ricco a livello contenutistico, con sei titoli accomunati da una longevità variabile ma anche da un grado di rigiocabilità altissimo, quanto piuttosto povero in quanto ad extra e materiale inedito.

Non c’è quasi nulla che celebri la storia dietro questi titoli: bozzetti preparatori, interviste al team di sviluppo, foto dell’epoca, brani tagliati dalla colonna sonora finale – nulla. Il problema si pone solamente per quanti preferissero acquistare in digitale, perché la versione fisica, al costo di circa sessanta euro, include invece materiale estremamente invitante per i collezionisti, dalla colonna sonora spalmata su più dischi alle stampe d’epoca, passando per un artbook per nulla banale.

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D’altro canto, alla pochezza di extra in digitale, fanno da contraltare alcuni accorgimenti che impreziosiscono il pacchetto: la cooperativa locale per due giocatori rende i giochi praticamente infiniti, e può generare, da sola, una mole di divertimento notevole.
Nel nostro caso, sebbene il secondo giocatore non fosse dei più navigati (per usare un eufemismo), il tasso di divertimento si è impennato ogni volta che abbiamo potuto condividere la partita.
Da non sottovalutare anche la presenza del sempre apprezzatissimo Tate mode, che consente di ruotare Switch (o la vostra tv, se preferite) per apprezzare gli shooter verticali per com’erano in sala giochi.

Anche riducendosi a un mero calcolo matematico, sempre un po’ freddo quando si parla di videogiochi, il pacchetto digitale risulta conveniente: cinque dei sei titoli contenuti in questa raccolta sono disponibili anche come acquisti singoli sullo shop digitale Nintendo, al prezzo di circa sette euro l’uno, per un totale di trentacinque euro.
Se ne deduce, quindi, che acquistando Psikyo Shooting Stars Bravo invece dei titoli uno ad uno, si risparmia una manciata di euro, che magari gli appassionati di sparatutto tra i possessori di Switch potranno reinvestire in uno degli altri titoli meritevoli sulla console, da Steredenn Binary Stars a Danmaku Unlimited III.

Psikyo Shooting Stars Bravo: stelle nel firmamento degli sparatutto – Recensione

+ Cinque classici ed un gioco discreto a prezzo budget
+ Tate mode, coop locale e porting 1:1
+ Extra succosi nella versione fisica...
- Sengoku Ace Episode III non al livello degli altri titoli
- ...ma latitanti in quella digitale

7.6

Psikyo Shooting Stars Bravo non è un prodotto per tutti, a causa della notevole difficoltà media dei giochi inclusi, del loro scarso appeal grafico e, in ultimo, della totale assenza di extra celebrativi, quantomeno in versione digitale. Nondimeno, soprattutto in modalità cooperativa, questi “giochini” di venti e passa anni fa ci hanno tenuti attaccati allo schermo di Switch per ore, alla ricerca dell’high score e della perfezione.

Se, quindi, amate il genere di riferimento, l’acquisto è praticamente obbligato, magari nella splendida versione fisica; altrimenti, potreste comunque dare una possibilità a questi classici al primo taglio di prezzo della versione scaricabile da eShop. In ogni caso, a nostro avviso, è un bene che le nuove generazioni di videogiocatori non perdano contatto con la storia del medium.




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