PlayStation Classic: alcune considerazioni importanti

Era in qualche modo inevitabile, ce lo aspettavamo un po’ tutti e l’annuncio è finalmente arrivato.

PlayStation Classic, la “PlayStation Mini” per gli amici, è realtà. Si tratta ovviamente della riedizione della prima console Sony della storia, classe 1994, fenomeno mediatico e di culto in tutto il mondo, softeca piena di grandi classici, ricordi, nostalgia, e tutto il resto. PlayStation Classic è riprodotta in maniera fedelissima per quanto riguarda l’estetica, solo che è il 45% più piccola, con tanto scatola che strizza l’occhio alla confezione originale.

All’interno due controller cablati (senza analogico, ne riparleremo), cavo HDMI ed ovviamente cavo di alimentazione.

Andando al sodo, per €99.99 troveremo installati i canonici venti giochi. Non è nota la lista completa, ma tra questi troveremo Final Fantasy VII, Jumping Flash, Ridge Racer Type 4, Tekken 3 e Wild Arms. L’uscita è ovviamente fissata per essere una bestia da vendite natalizie, ovvero il 3 dicembre 2018.

Ovviamente, l’annuncio è stato accompagnato dal giubilo tipico delle operazioni nostalgia di questo tipo.

Ormai siamo abituati tra NES, SNES, Mega Drive, Commodore 64, Atari, e addirittura NEO GEO, tutte console che sono state riproposte negli ultimi anni in queste versioni a metà tra l’oggetto di arredamento e la memorabilia dei tempi che furono. Le valutazioni in questo senso lasciano sempre il tempo che trovano, le cifre richieste per acquistare questi prodotti sono oggettivamente sempre elevate, ma sono comunque oggetti da collezione ed emulatori semplici da utilizzare per chiunque che si collegano al televisore del salotto. Quindi, al solito, va bene così.

Perché, quindi, parliamo di considerazioni da fare? Semplicemente, i titoli 3D dell’epoca sono invecchiati molto male rispetto ad altri, e PlayStation Classic nasconde delle criticità che potrebbero sfuggire inizialmente.

I titoli 3D dell’epoca sono invecchiati molto male rispetto ad altri

Non ne facciamo ovviamente una questione di campanilismo. Anche alcuni titoli 3D per Nintendo 64 oggi rischiano di risultare molto più vecchi di quanto potessimo ricordarli tali noi. Un Nintendo 64 Mini genererebbe le stesse perplessità, e giusto un improbabile GameCube Mini o una PlayStation 2 Mini potrebbero suscitare meno preoccupazione.

Il 3D, da sempre, ha una vita molto inferiore al 2D, in pixel art o meno che sia. Vi basti pensare ai tanti titoli odierni in due dimensioni o costruiti con più o meno tonnellate di pixel, ma anche a prodotti di qualche anno fa riproposti oggi in qualsiasi forma. Per questo, oltre allo stesso fattore nostalgia che ha smosso gli animi all’annuncio di PlayStation Classic, le versioni Mini di NES e SNES hanno fatto furore.

Titoli come Super Mario World (ma anche produzioni che non sono per forza capolavori o cult irraggiungibili) reggono il confronto a livello estetico e di gameplay per la loro (apparente) semplicità, che oggi non cozza con gli avanzamenti tecnologici e di game design che l’industria dei videogiochi ha raggiunto.

Il 3D inteso come grafica, costruzione poligonale e soluzioni di gameplay, invece si è evoluto con una velocità esorbitante, e i giochi della fine degli anni ’90/inizio ’00 sembrano al limite del preistorico. Provate a pensare il porting 1:1 di Final Fantasy VII (presente in PlayStation Classic) giocato sullo stesso pannello Ultra HD dove un istante prima vi stavate godendo Spider-Man in 4K, potrebbe essere un’esperienza meno esaltante del previsto.

Le considerazioni di cui sopra, quindi, sono relative all’impatto che i videogiochi 3D potrebbero avere oggi. Ovviamente PlayStation Classic è un’operazione commerciale che è già un successo, e nessun giornalista con un minimo di sale in zucca potrebbe asserire il contrario. Tra la nostalgia del passato, il feticismo sempre più diffuso per gli oggetti da collezione dell’epoca ’80-’90, ed il rinnovato potenziale del brand PlayStation (già importante di sul, soprattutto relativo alla prima console) che Sony è riuscito a costruire negli ultimi anni, è plausibile pensare che PlayStation Classic riuscirà a vendere molto di più di NES e SNES.

È pericoloso, però, perché i ricordi di molti potrebbero infrangersi. Anche un titolo come Metal Gear Solid, che era incredibilmente avanti per l’epoca, rischia di risultare indigesto se giocato su un emulatore nel 2018. Soprattutto, l’avevamo accennato sopra, con dei controller senza levette analogiche. Tra le novità che i titoli 3D introdussero c’era anche la possibilità di muoversi in maniera più precisa e fluida, e rigiocare quelle produzioni senza la periferica peculiare potrebbe essere sgradevole

Chi compra PlayStation Classic è, nella maggior parte dei casi, qualcuno che sa perfettamente a cosa va incontro: un piccolo emulatore che contiene la storia dei videogiochi di un’epoca che, nonostante tutto, è più lontana di quanto la ricordassimo. Per questo è bene riflettere sulle differenze fondamentali tra retro-console 2D e 3D, perché queste ultime nascondono alcune piccole insidie che, magari annebbiati dalla comprensibilissima nostalgia, potrebbero sfuggire inizialmente. A prescindere dalle considerazioni personali, e in attesa di conoscere la lista completa dei titoli presenti, PlayStation Classic è comunque un’offerta molto più che valida in quello che ormai sta diventando il consolidato settore delle retro-console.