Sony ha dichiarato di non essere tenuta a trasferire ai consumatori una parte del rimborso ottenuto per i dazi applicati negli Stati Uniti. La posizione è contenuta in una memoria depositata presso il tribunale federale del distretto settentrionale della California, nell'ambito della controversia avviata dagli acquirenti di console.
La società giudica illogica la richiesta avanzata dai consumatori, sostenendo che ogni cliente abbia scelto volontariamente di acquistare una PS5 al prezzo proposto. Secondo i legali, gli acquirenti non avrebbero inoltre dimostrato che i dazi siano stati la causa principale degli aumenti applicati all'hardware.
La difesa insiste sul concetto di prezzo di mercato: pagare una cifra ritenuta equa per un prodotto acquistato volontariamente non costituirebbe un danno riconosciuto dalla legge. Su questa base, il gruppo ritiene di non avere alcun obbligo di distribuire ai clienti il rimborso tariffario ricevuto.
La somma al centro della disputa ammonta a circa 500 milioni di dollari e, stando agli atti citati, sarà recuperata dalla divisione gaming di Sony. L'impatto complessivo dei dazi sui ricavi della società era stato precedentemente quantificato in circa 680 milioni di dollari.
I dazi statunitensi introdotti all'inizio del 2025 sono stati dichiarati illegali nel febbraio 2026. Da quel momento alcuni giocatori hanno chiesto ai produttori di console di restituire parte delle somme recuperate, affermando che il peso delle tariffe fosse già stato trasferito sui prezzi pagati al dettaglio.
La vicenda si inserisce in una fase segnata da ripetuti rincari dell'hardware PlayStation e XBOX a partire dal 2025. Il testo indica tra i fattori che hanno ridotto il potere d'acquisto dei consumatori anche la crisi delle memorie e diverse tensioni geopolitiche, elementi che hanno inciso sui costi dell'intero settore.
Una causa analoga è stata presentata anche contro Nintendo, mentre gli altri produttori hanno adottato una linea difensiva simile: chi ha comprato una console avrebbe accettato volontariamente il prezzo richiesto. Spetterà ora ai giudici stabilire se questa argomentazione escluda un danno risarcibile e se i consumatori possano rivendicare una quota dei rimborsi ottenuti dalle aziende.