Planet Zoo, un gestionale dall’animo verde – Recensione

Dopo l'ottimo Planet Coaster e Jurassic World Evolution, Frontier Development ci mette alla guida di zoo moderni e sostenibili.

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 6 Novembre 2019 - 11:06

Guardare oltre le meccaniche di gioco per arrivare al messaggio, più facile con Death Stranding, molto più complicato con Planet Zoo. Il nuovo simulatore sviluppato e pubblicato da Frontier Development riesce invece a comunicare sfruttando i suoi complessi schemi e punta i riflettori su temi che esulano dai propri confini ludici. In quello che si presenta come l’erede spirituale di Zoo Tycoon – non la versione del 2013 per Xbox creata dalla stessa Frontier Development, ma la prima versione del 2001 – i protagonisti sono gli animali, vere e proprie star dei parchi tematici e non semplici attrazioni per compiaciuti visitatori pronti ad interferire con le abitudini e i ritmi di lupi, leoni, ippopotami, anaconde e tutte le altre cinquanta specie già presenti al lancio.

Planet Zoo, un gestionale dall’animo verde – Recensione

Save the Planet Zoo

Planet Zoo è a tutti gli effetti un gestionale di stampo classico in cui far fruttare gli investimenti per gonfiare il portafoglio, guadagnare nuovi clienti con attrazioni differenti e innescare un ciclo economico fruttuoso. Questa è solo una parte della storia, perché lo scopo ultimo è decisamente più nobile e, se vogliamo, educativo. Lo si nota innanzitutto dalla ricche schede informative sugli animali. Le nozioni abbracciano un contesto che va al di là dell’utilitarismo legato al cosa fare e cosa non fare nel gioco e comprendono spiegazioni sul rischio di estinzione, sulla popolazione rimanente, sull’habitat e tante altre curiosità scientifiche. Stesso discorso per la presenza di un seconda valuta, indispensabile per acquistare esemplari più rari e legata al rilascio di un animale in natura e alla salvaguardia delle specie a rischio. La preservazione avviene tramite un ciclo di vita in perenne movimento, con le generazioni future che alimentano spontaneamente lo zoo e rimpiazzano le morti.

Per tutti i gusti

Planet Zoo non si ferma ovviamente al discorso ambientalista. È un manageriale oggettivamente ben costruito – perdonate la bruttissima espressione – ricco di contenuti e capace di adattarsi ad ogni esigenza. La partita sandbox è il luogo ideale per sbizzarrirsi nella realizzazione di parchi senza preoccuparsi troppo delle restrizioni economiche, perfetta per le sessioni più rilassanti; la carriera è pensata per i giocatori alla ricerca di un’esperienza più strutturata, con una campagna suddivisa in scenari caratterizzati da obiettivi e missioni; la sfida mette alla prova le doti manageriali di chi sta dall’altra parte dello schermo e testa con più forza le capacità di problem solving; infine, l’inedito Franchising è una sezione always-online in cui collaborare assieme alla community e condividere le proprie capacità di direttore di zoo.

Planet Zoo, un gestionale dall’animo verde – Recensione

Ogni modalità di gioco offre spunti diversi e mette in luce i tanti pregi di un titolo che riprende il meglio di Planet Coaster e Jurassic World Evolution, rispettivamente la totale libertà creativa e la bellezza quasi realistica degli animali. Gli zoo sono dei quadri vivi in costante mutamento, un effetto diorama che viene esaltato da librerie virtuali senza fondo da cui attingere a piene mani per produrre strutture e attrattive di ogni tipo. Planet Zoo è quanto di più simile ci sia ad una scatola di lego, con un intero menù dedicato alle costruzioni libere, con pezzi base da incastrare, colorare e combinare a piacere.

La collocazione geografica dei parchi viene inoltre contestualizzata da edifici a tema che richiamano le savane africane, le lande gelide del nord o, ancora, l’esotico oriente, canovacci su cui improvvisare per soddisfare i gusti del pubblico e appagare il proprio estro artistico. Come se non bastasse, già dal day one è presente il supporto allo Steam Workshop, fucina costantemente attiva di novità e buco nero che risucchierà i megabyte del vostro hard disk con creazioni sempre nuove. L’unico vero dubbio è collegato, come ben conoscono i fan di Planet Coaster, ad un editor piuttosto macchinoso e scarsamente introdotto durante un tutorial che glissa con rapidità su tutto ciò che riguarda la disposizione dei sentieri e l’abbellimento e il ritocco delle strutture.

Planet Zoo, un gestionale dall’animo verde – Recensione

Visitatori oltre che direttori

Un avviso di cuore: munitevi di uno spazio di archiviazione esterno. Planet Zoo equivale ad una continua ricerca dello scatto perfetto, che sia un macaco intento a giocare fra i rami, due antilopi che si rincorrono, un branco di iene che lotta per il dominio territoriale o la folla che si accalca per vedere un panda appena nato. Personalmente ho perso il conto dei minuti passati a visitare le attrazioni in prima persona a bordo di un trenino elettrico. È impossibile resistere a quella cornucopia e il merito va ascritto al Cobra Engine, capace di ricreare in modo fedele e dettagliato il lungo elenco di specie, con i singoli animali che si differenziano per colori e modelli grazie ad un sistema di ibridazione. La realizzazione degli esemplari va oltre alla bellezza estetica e comprende anche un modo di agire verosimile, comportamenti dettati da una AI in grado di gestire la presenza di altri coinquilini, degli sguardi invadenti dei turisti e di un clima che si aggiunge ai già numerosi fattori che rendono ogni creazione un piccolo gioiello, a patto che ci dedichiate pazienza e attenzioni.

Un discorso analogo va fatto per il pubblico. Ogni visitatore ha la sua scheda che fornisce preziosi suggerimenti sulle eventuali modifiche da apportare, ma già le loro reazioni trasmettono un feedback diretto: può capitare così che il parco venga invaso dai manifestanti a causa della scarsa cura per uno struzzo o che un ragazzo un po’ troppo vivace si irriti e prenda a calci un cartellone didattico spento perché staccato dalla corrente. Planet Zoo è la perfetta coniugazione tra estetica e funzionalità.

Planet Zoo, un gestionale dall’animo verde – Recensione

Un lavoro duro e appagante

Come detto poco sopra, destreggiarsi con i tool di editor non è affatto facile e la manualità viene raggiunta solo dopo ore sprecate fra progetti sgraziati e un dispendioso esborso di click a vuoto. Il discorso è invece opposto per quel che riguarda le istruzioni più operative. Le meccaniche vengono sviscerate con attenzione in una manciata di scenari introduttivi volti a spiegare il funzionamento e il ruolo delle principali anime del gioco: gli animali e i loro habitat, il pubblico e lo staff. Planet Zoo rivela in modo elegante le proprie sfaccettature in una serie di menù perfettamente disegnati e figli dell’esperienza accumulata da Frontier Development in fatto di gestionali. A facilitare la lettura delle interfacce interviene anche la gradita presenza della lingua italiana.

Il primo impatto con Planet Zoo può lasciare spiazzati, ma presto ci si accorge della comprensibilità delle interfacce e si entra in un loop di azioni logiche e coordinate. Per riassumere con un’ingiusta sintesi, la creazione di un parco parte dalle recinzioni in cui ospitare gli animali, spazi che vanno specializzati per seguire le richieste degli ospiti. Attorno a questi vanno poi posti ristoranti, cassette per le offerte, toilette, info-point per i clienti e le stanze per lo staff, come il centro di ricerca, il veterinario o la camera per la quarantena. Il concetto appare semplice ma è solo la superficie, forse anche meno.

Planet Zoo, un gestionale dall’animo verde – Recensione

Prendiamo ad esempio in considerazione il pavone e il drago di Komodo, due esemplari abbastanza comuni: il primo necessita di compagnia, il secondo preferisce la vita solitaria; il primo predilige le piante provenienti dall’Africa temperata, il secondo quelle delle zone tropicali dell’Asia; il primo adora le distese erbose, il secondo si trova a suo agio sulla terra e sulla sabbia; ciascuno ha la propria dotazione per bere e mangiare ed entrambi non disdegnano una pozza in cui rinfrescarsi, specchio d’acqua da monitorare onde evitare il pericoloso proliferare di batteri. Il tutto si conclude con una manciata di pannelli didattici e altoparlanti dedicati ai due animali. Questa rapida disamina va elevata all’ennesima potenza, con tanto di clienti e impiegati che protestano, malattie da scoprire e debellare, esemplari che scappano, cancelli, generatori elettrici e pompe dell’acqua che si rompono e recinzioni da adattare ad uccelli, agili felini o timide tartarughe. Non disperate, perché ogni cosa è al suo posto: l’uso del verde e del rosso, il ricorso ad avvisi e tooltip, le mappe di calore, i filtri, fino ad arrivare al linguaggio del corpo dei lavoratori e del pubblico, tutto ha il suo perché e restituisce indicazioni sulle correzioni da apportare.

Planet Zoo, un gestionale dall’animo verde – Recensione

Tanta profondità ha un rovescio della medaglia. Senza toccare vette di pura frustrazione, la gestione del parco richiede parecchie attenzioni, con una microgestione che viene solo parzialmente lenita dalla possibilità di organizzare le mansioni dello staff suddividendole per le zone del parco, evitando così che un custode faccia della strada inutile per recuperare il cibo da un capanno situato all’estremo opposto rispetto ad un habitat. Più cresce il parco e maggiori sono gli interventi su cui dover agire di persona. I molteplici parametri di cui tener conto per ciascun animale rischiano di risultare uno scoglio troppo arduo per i neofiti del genere, che potrebbero lasciarsi alle spalle i propri parchi davanti all’ennesimo leone ferito a causa di un combattimento o per via di un’improvvisa epidemia che ha fatto strage tra i boa constrictor.

La prospettiva si ribalta agli occhi di chi – come il sottoscritto – è alla ricerca di una vera sfida. A differenza dei suoi predecessori, e soprattutto se si esclude la modalità sandbox, Planet Zooè un titolo impegnativo che dà valore anche alle azioni più comuni, come la realizzazione di una strada che può rivelarsi un pericoloso ingorgo o una piazza felice in cui le famiglie amano fermarsi per una bibita e un panino.

Ci sono le campagne di marketing, le pretese dello staff, la loro specializzazione, le ricerche per gli animali, per le recinzioni e per gli abbellimenti estetici, si possono firmare prestiti o cambiare il colore dei palloncini per aumentare le vendite e l’elenco delle opzioni potrebbe andare avanti per molto: se tutto ciò non vi spaventa, Planet Zoo è il perfetto compagno di giochi e professore di zoologia, la celebrazione di una gamification finalmente positiva.

+ Animali realizzati con devozione maniacale, sia nell'estetica che nei comportamenti
+ Le modalità di gioco lo rendono potenzialmente infinito
+ Un gestionale ricco e profondo...
+ Supporto immediato per lo Steam Workshop
+ Ottima UI
+ Ha una valenza didattico-educativa
- ... Forse fin troppo impegnativo per alcuni
- Qualche traccia di microgestione
- Ulteriori aiuti per la costruzione dei parchi non avrebbero fatto male

8.5

Planet Zoo ci insegna a non trattare gli animali come giocattoli. L’apparenza è quella di un tenero panda, magari proprio quello che abita uno dei vostri parchi e sui cui state scattando l’ennesima foto riprendendo dall’alto l’incantevole diorama. Dietro a questa facciata si nasconde però un’anima meno accondiscendente, un intricato labirinto basato su schemi di gioco finemente ricamati. La complessità di fondo ha finalmente le sembianze di una sfida degna di questo nome, un compito che potrebbe forse essere indigesto per chi è alle prime armi ma che per fortuna è sostenuto da menù e interfacce ottimamente disegnate e per di più in italiano.




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