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Immagine di One Piece World Seeker Recensione, il cuore non basta

Recensione

One Piece World Seeker Recensione, il cuore non basta

Una lettera da fan a fan

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Avatar di Matteo Bussani

a cura di Matteo Bussani

Pubblicato il 14/03/2019 alle 19:14
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  • Pro
    • Graficamente piacevole
    • Ritmo di esplorazione efficace
  • Contro
    • Narrativa terribile
    • Alcuni elementi di gameplay ininfluenti nelle meccaniche di gioco
    • Gestione delle secondarie
    • Sezioni stealth

Il Verdetto di SpazioGames

5.3
One Piece World Seeker è un capitolo che cerca di recuperare lo stile della saga da cui si ispira, ma è vittima di una semplificazione e guida, soprattutto narrativa, che impattno fortemente sul risultato finale. Il fan di One Piece, che incarna in pieno il target di questo gioco, al termine dell’avventura potrebbe trovarsi allo stesso tempo deluso e soddisfatto. C’è un’infrastruttura che rievoca altre saghe della serie, sia nella narrativa, sia nel gameplay, e che ti lascia con l’idea di aver giocato a qualcosa di autentico, ma poi si perde nella sostanza, quella che nei fatti dà il valore aggiunto all’opera di Oda che molti altri shonen possono solo sognarsi. Non possiamo dare la sufficienza a un prodotto di questo tipo, ma da fan possiamo però dirvi che One Piece World Seeker nei suoi pochi momenti di gloria sa darvi un’esperienza impagabile, che potrebbe anche giustificare tutto il prezzo del biglietto, ma solo a patto di sapere pienamente ciò a cui andate incontro.

Disponibile su: PC, PS4, XONE

Informazioni sul prodotto

One Piece World Seeker era riuscito ad illuderci che dall’unione di Ganbarion e One Piece sarebbe potuto uscire qualcosa di buono, o meglio, di migliore di quello che finora avevano partorito. Un’idea di fondo entusiasmante, quella di partire alla ventura prendendo le parti di Rufy, che aveva preso vita nella nostra testa, per colpa di diverse congiunzioni astrali. Prima di tutto c’era il maestro Oda alla guida della scrittura del progetto, anche se della storia fino ai recentissimi story trailer si sapeva pochissimo. A livello di gameplay quel poco che si era visto in fiera ci era piaciuto, pur dandoci a più riprese quella sensazione di incompiutezza che speravamo fosse propria dello stato di sviluppo dei lavori della demo, più che dalla visione di gioco generale. E per concludere, la promessa di una minisaga di One Piece in grado di proiettarci all’interno delle atmosfere piratesche del manga, rimaneva una delle prospettive più belle per tutti i videogiocatori che si sono affezionati nel tempo alle scorribande della ciurma di cappello di paglia. In tutta onestà, con queste premesse era facile cadere nella tentazione dell’hype.

Non è per un caso se anni dopo l’inizio della pubblicazione del manga, siamo ancora qui a leggere gli albi di Rufy, Zoro, Sanji, Nami e compagnia, alla ricerca di One Piece, che rischia di fare la fine dei tartari. E sperare che per una volta potesse esistere un capitolo videoludico finalmente degno di questa eredità, era un dovere, ancora prima che un diritto, di tutti i fan.  Nella categoria di fan rientro anch’io, e sarà difficile durante la recensione riunire l’anima dicotomizzata tra la parte che vorrebbe trovare solo il bello che questo capitolo ha da dare e quella più oggettiva e pacata dettata dal ruolo di recensore, che potrebbe perdersi in tecnicismi e sminuire il punto di partenza fondamentale, ovvero che One Piece è pur sempre One Piece.

Ma torniamo a noi e al nostro One Piece World Seeker.

One Piece World Seeker

Le basi narrative

Tutto ha inizio con Rufy che cade dal cielo, da una prigione celeste che si dice custodisca un bottino che ai pirati della ciurma di cappello di paglia fa tanta gola. L’isola sopra cui si estende questa prigione volante è stata fortemente influenzata dalla presenza di questa installazione della marina nel corso del tempo, tanto da aver generato due fazioni opposte pro e contro di essa. Dall’essere un’isola prospera, anche grazie alle attività minerarie su cui si reggeva tutta l’economia, è diventata così una terra di scontri e di dissidi. Da questa situazione che fa da sfondo a tutta l’avventura, si dipana una trama incentrata sulle figure originali di One Piece World Seeker, Jeanne e Isaac, e che porterà a raccolta pirati e, soprattutto marine, presi a piene mani da quelli che abbiamo conosciuto negli anni di militanza in fumetteria.

Nonostante la guida di Oda, però, dobbiamo ammettere che la trama è l’elemento più debole del titolo. Oltre a essere estremamente banale (e ringrazieremmo il cielo fosse solo questo il problema ), è statica e monotona. Cerca di giustificare con estrema goffaggine la presenza di antagonisti stranoti e di altissima levatura della serie, ma non riesce nemmeno a dare il giusto peso alla ciurma che viene appena investita da un ruolo secondario che non le pertiene. In poche parole, la profondità narrativa del gioco si ferma a quella di Rufy che ingenuamente dev’essere l’eroe di tutti, perché sostanzialmente lui è fatto così.

L’avremmo in parte giustificata se fossimo ancora agli albori della storia di One Piece, ma essendo l’avventura ipoteticamente intorno gli avvenimenti di Dressrosa, non troviamo proprio valide motivazioni.

Solitamente per Oda, nelle saghe del manga, questo buonismo di Rufy costituisce il punto di partenza. L’autore costruisce da lì un mondo di conseguenze che mette alla prova l’intera ciurma e che poi è il vero fulcro dell’interesse del lettore. In One Piece World Seeker questa “piccola” parte è stata completamente dimenticata, se non negli ultimi 45 minuti di gioco, dove l’intreccio cerca di risollevare un attimo la testa, china fino a quel punto.

In totale l’avventura, prestando attenzione alla sola campagna, si esaurisce in circa 8 /9 ore, e non ha fattori di rigiocabilità da considerare. In questo quadro, ciò che salviamo della narrativa di World Seeker è proprio la vena di fan service che traspare dall’ambientazione e dalla presenza di personaggi che, tra buoni e cattivi, amiamo. Che poi compaiano e spariscano alla velocità della luce, questo è un altro discorso.

One Piece World Seeker

Open world seeker

Dove personalmente non mi sento di aggredire particolarmente One Piece World Seeker e, anzi, dove voglio dargli il merito di aver cercato di incarnare le atmosfere tipiche del manga è sul fronte dell’esplorazione del mondo di gioco. L’open world non è particolarmente ricco o vasto, ma lascia Rufy libero di spostarsi senza vincoli, in città purtroppo non particolarmente popolate di attività. Il giocatore si ritrova a correre per la mappa, sconfiggere qualche gaglioffo o i membri della marina, mentre cerca di capire cosa stia succedendo sull’isola. Questo incessante correre ci riporta ai tempi di Enies Lobby e, a livello di ritmo, sostiene il gioco molto di più di quanto riesca a fare la narrativa, e ci ha convinto. Gli spostamenti, una volta sbloccate le giuste abilità sono fluidi e si può saltare per la mappa grazie ai poderosi arti gommosi del nostro. Ci si può anche fermare per completare delle quest secondarie, ma non vi consigliamo di farlo. In pratica consistono in missioni di raccolta o recupero, con poche ulteriori alternative. In realtà quegli stessi oggetti richiesti dalle attività dopo qualche ora li avrete naturalmente nella borsa, e basterà attendere la metà dell’avventura per completarne molte senza nemmeno perdere tempo a cercarli.

One Piece World Seeker

Fightin’ on the ground… ah no

Tra una corsa e l’altra vi imbatterete in numerosi nemici sulla mappa di gioco. Non ce n’è una gran varietà e sono tutti abbastanza ottusi, attaccano e attendono di essere attaccati. Il combat-system è basilare e ripetitivo, prevede un tasto per le combo, un altro per poter scegliere gli attacchi speciali e uno per la schivata/parata. Senza considerare quello per l’attivazione del Gear Fourth. Lo si gode con facilità a patto di non chiedergli nulla che sia concettualmente tecnico, anche perché i tempi di invulnerabilità dei nemici dopo i colpi bloccano tutte le velleità di combo e i boss hanno pattern di attacco abbastanza anonimi. Ci sono due stili di combattimento fra cui scegliere: armatura e osservazione. Armatura rende Rufy lento ma anche più forte e rumoroso, mentre di contro osservazione ne aumenta l’agilità, riducendo il danno in attacco. In entrambi c’è una barra che riempita una, due o tre volte, apre all’utilizzo delle abilità speciali. Il gioco invita anche ad affrontare determinate sezioni in modalità stealth, non ne capiamo il motivo, non c’entrano molto con il titolo e non funzionano.

One Piece World Seeker

Ci sono due ulteriori considerazioni da fare sul gameplay, la prima su abilità ed equipaggiamento e la seconda sulla difficoltà. Rufy, completando missioni nel corso dell’avventura, guadagna punti abilità, con i punti abilità si migliora in cinque categorie diverse, apprendendo nuove tecniche di attacco, di spostamento o di difesa. Il cambiamento del Rufy dalla prima ora di gioco all’ultima è enorme e, sebbene avessimo preferito un maggior numero di “attacchi speciali” fra cui scegliere non ci sentiamo delusi. Un abbozzo di profondità viene data dall’equipaggiamento che con un massimo di tre oggetti, una volta sbloccati gli slot, migliora le caratteristiche del pirata. C’è dunque un’importante crescita del personaggio dalle fasi iniziali a quelle finali.

Questa viene un po’ vanificata dalla difficoltà: ci sono 5 livelli. Fino all’ultima sezione dell’avventura il gioco è fin troppo facile, poi inizia a presentare picchi di difficoltà ingiustificati in concomitanza di alcuni scontri; e dopo di essa non ha più nulla da dire. Alcuni nemici iniziano ad avere dei colpi totalmente OP, anche dalla distanza, e contro di essi ci si può fare poco se non morire e ritentare. Per fortuna la morte non influisce in alcun modo sulla partita ed è solo il preludio a un caricamento. In alcuni casi sarà necessario abbassare il livello di difficoltà ma, forse consci di questo aspetto, si può in ogni momento aprire il menù ed effettuare il cambio. Personalmente ho giocato la prima parte a Molto difficile, con discese fino a normale nell’ultima sezione (cambiando anche di due livelli la difficoltà). Dopo la messa in disparte narrativa della ciurma, praticamente irrilevante a conti fatti, succede la stessa cosa anche per il gameplay. In poche parole ad alcuni membri, come Usop o Franky, è affidato il ruolo di creatori di equipaggiamento. Tutti raccolgono risorse, spronati alla ricerca di materiali più o meno rari dalla qualità dei manicaretti di Sanji. L’idea dietro alla costruzione di un sistema di gestione interessante c’è, peccato che la pratica venga chiamata in causa pochissime volte durante l’avventura, esattamente come i personaggi che la interpretano e che non interverranno mai in battaglia con il nostro.

One Piece World Seeker

Bello e senza problemi.

Dove ci sentiamo di approvare senza grosse remore il lavoro di Gambarion è sul fronte grafico. La resa dei personaggi, personalmente, è ottima per ricalcare la natura manga di One Piece, le animazioni sono fluide e gli FPS su PS4 pro stabili. Ci sentiamo particolarmente buoni, ma approviamo anche l’utilizzo di una modellazione 3D e texture più realistiche nella resa dell’erba o delle rocce e di altri elementi dell’ambientazione: ha il suo fascino ed è ben realizzata. Si esaltano i colori e la vividezza dell’immagine a schermo, che risulta in fin dei conti piacevole senza pretese. Sicuramente il 90% dell’immersione del gioco deriva proprio da questa componente che dà forza all’ambientazione.

Il sonoro vanta qualche traccia davvero d’impatto, ma lascia dei buchi di assordante silenzio in alcuni dialoghi. Il doppiaggio dei dialoghi (non delle cutscenes) è monco. Prevede l’incipit parlato ma poi si zittisce e in molte occasioni non trova nemmeno una musica di sottofondo.

Per fortuna a livello tecnico di bug e glitch non ne abbiamo trovati durante la nostra esperienza di gioco, nonostante la natura open world del titolo.

+ Graficamente piacevole

+ Ritmo di esplorazione efficace

- Narrativa terribile

- Alcuni elementi di gameplay ininfluenti nelle meccaniche di gioco

- Gestione delle secondarie

- Sezioni stealth

5.3

One Piece World Seeker è un capitolo che cerca di recuperare lo stile della saga da cui si ispira, ma è vittima di una semplificazione e guida, soprattutto narrativa, che impattno fortemente sul risultato finale. Il fan di One Piece, che incarna in pieno il target di questo gioco, al termine dell’avventura potrebbe trovarsi allo stesso tempo deluso e soddisfatto. C’è un’infrastruttura che rievoca altre saghe della serie, sia nella narrativa, sia nel gameplay, e che ti lascia con l’idea di aver giocato a qualcosa di autentico, ma poi si perde nella sostanza, quella che nei fatti dà il valore aggiunto all’opera di Oda che molti altri shonen possono solo sognarsi. Non possiamo dare la sufficienza a un prodotto di questo tipo, ma da fan possiamo però dirvi che One Piece World Seeker nei suoi pochi momenti di gloria sa darvi un’esperienza impagabile, che potrebbe anche giustificare tutto il prezzo del biglietto, ma solo a patto di sapere pienamente ciò a cui andate incontro.

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