L'ultimo aggiornamento di Tomb Raider I-III Remastered, pubblicato giovedì scorso dalla software house Aspyr, ha innescato critiche feroci, polemiche online e persino la presa di distanza pubblica di uno degli artefici originali del progetto.
Al centro della bufera ci sono dieci nuovi costumi per Lara Croft e una nuova modalità sfida, ma la qualità visiva delle skin ha lasciato i giocatori quantomeno perplessi.
Sul popolare forum Reddit, nella comunità dedicata alla saga, gli utenti non hanno usato mezzi termini: "Come fan e come clienti non possiamo accettare questo livello qualitativo." Le immagini dei nuovi abiti, circolate rapidamente sui social, mostrano un risultato che stona vistosamente con il lavoro di restauro compiuto in precedenza sul remaster.
Molti si sono chiesti se dietro la realizzazione delle nuove risorse grafiche ci sia l'impiego di intelligenza artificiale generativa, un sospetto che PC Gamer non è ancora riuscito a confermare ufficialmente, avendo contattato Aspyr in attesa di risposta.
La voce più significativa a farsi sentire è quella di Giovanni Lucca, il lead artist originale del remaster. In un post su X, Lucca ha dichiarato apertamente di non essere stato coinvolto nella direzione artistica di questo aggiornamento, precisando che nessuno degli sviluppatori originali di Saber ha partecipato alla sua realizzazione.
Due giorni dopo, ha ricondiviso un video che definiva la patch una "mostruosità", accompagnandolo con una emoji di un pagliaccio, lasciando poco spazio all'interpretazione.
Non si tratta, del resto, della prima volta che Aspyr si ritrova al centro di controversie legate all'uso di contenuti generati con l'IA. Lo scorso settembre, la stessa serie era finita sotto i riflettori per via di alcune linee di doppiaggio (definite "non autorizzate") realizzate con tecnologia AI e successivamente rimosse tramite una patch correttiva.
La questione, insomma, ha radici che vanno oltre questo singolo aggiornamento e si inserisce in un dibattito più ampio sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella produzione di contenuti videoludici.
La saga di Lara Croft, nata nel 1996 e capace di attraversare indenne quasi tre decenni di storia del gaming, merita attenzione proprio per il peso culturale che porta con sé. Un remaster mal gestito non è solo un problema tecnico: è una questione di fiducia tra chi produce e chi gioca, un rapporto che, una volta incrinato, è difficile da riparare.
La community dei fan di Tomb Raider lo sa bene, e stavolta non sembra disposta a voltarsi dall'altra parte.