Mentre nel 2026 chi era bambino all'uscita di Skyrim compirà quindici anni, Bethesda continua a offrire aggiornamenti che non aggiornano nulla sul sesto capitolo della saga fantasy. Le recenti dichiarazioni rilasciate a Game Informer da alcuni dirigenti dello studio, tra cui il celebre Todd Howard, rappresentano l'ennesimo esempio di comunicazione fumosa su un progetto annunciato ormai nel lontano 2018.
Il paradosso di The Elder Scrolls VI potrebbe entrare negli annali come il caso più eclatante di annuncio prematuro nella storia dei videogiochi.
Tra qualche mese si celebreranno otto anni dall'ufficializzazione del titolo senza che sia emersa una singola informazione concreta sul gameplay, l'ambientazione o anche solo una finestra di lancio indicativa. Un silenzio che contrasta nettamente con le aspettative di una community che ha fatto di Skyrim uno dei fenomeni culturali videoludici più duraturi dell'ultimo decennio.
Todd Howard, capo dello studio, ha cercato di rassicurare affermando che il lavoro procede "davvero molto bene" e che ora la maggior parte del team è concentrata sul sesto capitolo.
Tuttavia, le sue parole rivelano un approccio produttivo che privilegia la sovrapposizione di progetti e lunghe fasi di pre-produzione. "Siamo abituati a sovrapporre le fasi di sviluppo e ad avere lunghi periodi di pre-produzione, così da essere pienamente soddisfatti delle decisioni che prendiamo", ha spiegato, aggiungendo che "tutti vorremmo che andasse un po' più veloce" ma che si tratta di un processo che lo studio vuole condurre "nel modo giusto".
Angela Browder, director dello studio, ha preferito concentrarsi sugli aspetti più filosofici dello sviluppo, elogiando i progressi tecnologici dell'industria. "L'hardware, il rendering e tutte queste tecnologie offrono opportunità incredibili", ha dichiarato, ammettendo che a volte osserva ciò che il team sta realizzando pensando che "l'Angela dei tempi di Skyrim non avrebbe mai potuto immaginare di vedere queste cose".
Un parallelismo interessante quello tra l'Oblivion originale e la sua edizione rimasterizzata, citato come esempio dell'evoluzione tecnologica, ma che lascia i fan a bocca asciutta quanto a dettagli concreti.
Emil Pagliarulo, direttore del design di Bethesda, ha tentato di giustificare i tempi biblici dello sviluppo ricorrendo a metafore culinarie.
"Cosa vogliono davvero i fan? Un gioco che esce prima del dovuto e non soddisfa le aspettative, oppure il tacchino lasciato in forno il tempo necessario per essere delizioso quando finalmente viene servito?", ha chiesto retoricamente. Il designer ha sottolineato come la pressione esterna dei giocatori sia diversa da quella che lo studio si auto-impone, citando anche i recenti rinvii di GTA come esempio di saggezza produttiva.
La strategia comunicativa di Bethesda sembra oscillare tra l'entusiasmo generico per le potenzialità tecnologiche e la richiesta di fiducia cieca da parte della community.
Browder ha descritto il progetto come "un insieme praticamente infinito di possibilità" promettendo che "sarà una bomba", mentre Pagliarulo ha ribadito la necessità di tempo per la rifinitura e la correzione dei bug. Parole che suonano ragionevoli in astratto, ma che dopo quasi un decennio dall'ultimo capitolo principale della serie rischiano di apparire come vuote promesse.
Il silenzio prolungato su The Elder Scrolls VI diventa ancora più stridente se confrontato con i ritmi forsennati dell'industria videoludica contemporanea, dove franchise anche più complessi riescono a mantenere cicli produttivi più prevedibili.