Il dibattito sulla ricezione di Starfield non accenna a placarsi, e stavolta a riaccenderlo è proprio chi ha contribuito a forgiare l'identità di Bethesda Game Studios.
Bruce Nesmith, figura chiave nello sviluppo di Skyrim e veterano della casa di sviluppo, ha espresso una teoria provocatoria durante un'intervista con Press Box PR: il gioco spaziale di Bethesda soffrirebbe non tanto di problemi qualitativi intrinseci, quanto piuttosto del peso schiacciante del marchio che porta impresso sulla confezione.
Secondo Nesmith, l'asticella delle aspettative posizionata da Bethesda Game Studios sarebbe talmente elevata da risultare praticamente irraggiungibile.
Il designer, che ha abbandonato lo studio a metà dello sviluppo di Starfield, ipotizza uno scenario alternativo intrigante: se lo stesso identico gioco fosse stato presentato da un team emergente e sconosciuto, probabilmente sarebbe stato accolto come una rivoluzione nel panorama videoludico.
La firma Bethesda, paradossalmente, si sarebbe trasformata da garanzia di qualità a fardello insostenibile.
La riflessione tocca un tema cruciale nel settore videoludico moderno: la gestione delle aspettative del pubblico. Nesmith sottolinea come questo dovrebbe essere il compito primario di qualsiasi reparto marketing efficace, ma quando il nome dello studio evoca automaticamente capolavori come The Elder Scrolls V: Skyrim o la saga di Fallout, qualsiasi comunicazione diventa insufficiente.
Il pubblico costruisce mentalmente un'opera perfetta ancor prima di vedere un singolo frame di gameplay.
Interessante notare come Nesmith si ponga ora nella stessa prospettiva dei giocatori comuni, avendo lasciato la compagnia quando lo sviluppo era ancora nel vivo.
La sua esperienza con il prodotto finale è autentica: ha completato l'intera campagna fino al controverso finale, un'impresa che lui stesso definisce "una vittoria per Bethesda", pur ammettendo di avere perplessità e preoccupazioni specifiche sul risultato complessivo.
L'ex designer mantiene tuttavia una visione ottimistica sul futuro del franchise. Seguendo un copione già visto con altre serie Bethesda, ritiene che un eventuale Starfield 2 potrebbe raggiungere vette qualitative notevolmente superiori.
Il primo capitolo ha dovuto affrontare la sfida titanica di costruire da zero sistemi di gioco, meccaniche e strutture narrative in un contesto completamente inedito per lo studio. Un seguito avrebbe il lusso di perfezionare ciò che esiste già, liberando risorse creative per innovazione e rifinitura.
Un director dello studio ha pubblicamente ammesso che intraprendere il progetto Starfield è stata un'idea assolutamente folle, riconoscendo implicitamente le enormi difficoltà incontrate nel percorso.
La questione sollevata da Nesmith apre uno squarcio interessante sulla psicologia delle aspettative nell'intrattenimento digitale. Quando un marchio raggiunge uno status quasi leggendario, ogni nuovo prodotto viene inevitabilmente misurato non contro gli standard oggettivi del mercato, ma contro l'idea idealizzata che il pubblico si è costruito.
Un paradosso in cui l'eccellenza passata diventa il nemico del successo presente, e dove un gioco tecnicamente solido e contenutisticamente ricco viene percepito come deludente semplicemente perché non riesce a materializzare aspettative che forse erano irrealistiche fin dall'inizio.