Una conferenza stampa convocata in tutta fretta, voci di licenziamenti imminenti definiti da chi lavora nell'industria come una vera e propria "carneficina", e un gruppo di sviluppatori di videogiochi che si rifiuta di aspettare in silenzio il proprio destino.
Questo è lo scenario che si è materializzato attorno a Microsoft Xbox nelle ultime ore, con i dipendenti sindacalizzati dell'azienda che hanno deciso di alzare la voce pubblicamente attraverso la CWA, la Communications Workers of America, uno dei principali sindacati dei lavoratori delle comunicazioni negli Stati Uniti. L'episodio riporta alla memoria quanto accaduto appena un anno fa, quando Microsoft aveva già tagliato circa 9.000 posti di lavoro in tutta l'azienda, cancellando numerosi progetti e chiudendo studi storici.
Tra le vittime di quella precedente ondata di tagli c'era The Initiative, lo studio che stava sviluppando il reboot di Perfect Dark, franchise storico di Xbox rimasto in lavorazione per anni senza mai vedere la luce.
Lo studio venne chiuso senza aver mai pubblicato un solo gioco. Ora la storia rischia di ripetersi, con studi come Double Fine e Ninja Theory segnalati come potenzialmente a rischio, insieme a Compulsion Games, il team canadese autore di South of Midnight, titolo che ha recentemente ricevuto il prestigioso Peabody Award, riconoscimento dedicato alla narrativa di qualità nei media.
La beffa, per i lavoratori di Compulsion, è che la nuova responsabile di Xbox, Asha Sharma, aveva pubblicamente celebrato quel premio scrivendo sui propri canali social che si trattava di "un riconoscimento meritatissimo per una narrazione che conta davvero", pochi mesi prima che emergessero le voci sulla possibile chiusura dello studio.
Sharma ha nel frattempo diffuso internamente un memo in cui parla di un "reset" necessario per riposizionare l'azienda in vista del futuro, senza però confermare apertamente né licenziamenti né chiusure di studi.
Durante la conferenza stampa della CWA, i portavoce dei lavoratori hanno descritto una situazione di crescente frustrazione nei confronti di Microsoft, accusando l'azienda di non aver concesso ai rappresentanti sindacali il tempo necessario per avviare una negoziazione vera.
Un membro del sindacato ha riferito che Microsoft aveva ignorato per quattro mesi una proposta avanzata dalla CWA. Un piccolo spiraglio positivo è arrivato però dal fronte Blizzard, dove il team di negoziazione legato a World of Warcraft ha ottenuto "risultati concreti" nel corso del fine settimana precedente.
Le richieste avanzate dai sindacalizzati sono precise e articolate: preavviso adeguato in caso di licenziamenti, due anni di diritto al reintegro qualora una posizione eliminata venisse riaperta, buonuscite adeguate, possibilità di ricorrere a uscite volontarie per evitare i tagli coatti, e soprattutto il trasferimento dei lavoratori colpiti ad altri studi o ruoli all'interno del gruppo Microsoft.
I dipendenti chiedono inoltre che queste tutele vengano estese a tutti, non solo a chi è già sindacalizzato.
Microsoft ha risposto tramite un portavoce, dichiarando di rispettare il diritto dei propri dipendenti a farsi sentire e di star lavorando in buona fede con la CWA per raggiungere accordi soddisfacenti, citando i diversi contratti già conclusi con il sindacato come prova di una collaborazione consolidata. Una risposta istituzionale che, tuttavia, non ha placato le preoccupazioni espresse dai lavoratori durante la conferenza.
Morgan Goin, senior encounter designer presso ZeniMax Online Studios, ha descritto con parole nette la condizione psicologica di chi lavora in questi studi: "Ci rifiutiamo di essere tenuti all'oscuro mentre l'azienda decide di ristrutturarsi in modo che ci riguarda profondamente. Veniamo trattati come usa e getta: valorizzati una settimana e tagliati la successiva. Come può uno sviluppatore dare il meglio di sé in queste condizioni?"
Goin ha poi puntato il dito contro una delle contraddizioni più evidenti della situazione attuale: Microsoft, pur dichiarando che i dipendenti costano troppo, ha annunciato l'ennesimo aumento del prezzo delle console.
L'incremento è stato giustificato con una carenza di RAM sul mercato, scarsità che però sarebbe stata in parte causata proprio dagli investimenti massicci di Microsoft stessa nel settore dell'intelligenza artificiale. "Mentre ci dice che siamo troppo costosi da tenere, alza i prezzi ai giocatori citando una carenza di RAM che essa stessa ha aggravato", ha detto Goin. "Circolano voci di licenziamenti, i giocatori pagano di più e i dirigenti chiamano tutto questo un reset."
Mahreen Fatima, senior environment artist di Diablo, ha ribadito il concetto con dati alla mano: "I vertici citano ricavi e margini per giustificare i tagli, poi alzano i prezzi delle console per la terza volta dal 2025. Non è un problema di soldi: guardano i miliardi che investono nell'intelligenza artificiale. Stanno semplicemente scegliendo di non proteggerci."
Il riferimento è ai colossali investimenti di Microsoft nel settore AI, paragonabili per portata ai grandi piani industriali che in Italia conosciamo nel settore energetico o delle telecomunicazioni.
Alison Veneto, senior editor di Blizzard, ha spostato l'attenzione sulle conseguenze creative di questa instabilità: i colleghi vogliono solo fare bei giochi, ha spiegato, ma l'ansia costante per possibili nuovi tagli prosciuga le energie che dovrebbero alimentare la creatività. Veneto ha chiesto che i licenziamenti vengano considerati come ultima risorsa assoluta, non come uno strumento rapido per aggiustare i conti trimestrali, e che vengano accompagnati da protezioni concrete per tutti i lavoratori coinvolti, non solo per quelli al tavolo delle trattative.
A chiudere la conferenza, le voci di Andrew Snell, tester QA di Activision, e di Fatima hanno allargato la prospettiva oltre i cancelli degli uffici Microsoft: le scelte aziendali non ricadono solo sui dipendenti, ma anche sui milioni di giocatori che acquistano le console a prezzi sempre più alti e che vedono scomparire i team dietro ai loro giochi preferiti. "Lavoratori e giocatori stanno dalla stessa parte", ha detto Snell. "Non siamo disposti a continuare a pagare per i fallimenti dei dirigenti."