Nonostante le critiche feroci e un’accoglienza tutt’altro che calorosa, Christophe Gans non sembra avere alcuna intenzione di dire addio a Silent Hill. Il regista di Return to Silent Hill, terzo capitolo cinematografico ispirato alla celebre saga horror di Konami, ha dichiarato di essere più che disposto ad adattare un altro gioco della serie per il grande schermo.
In un’intervista rilasciata a Variety, Gans ha raccontato come la percezione del primo Silent Hill del 2006 sia cambiata nel tempo. All’epoca stroncato dalla critica, il film avrebbe guadagnato negli anni una sorta di rivalutazione, soprattutto presso quella che il regista definisce la “generazione 2.0 degli amanti di Silent Hill”, un pubblico cresciuto con una sensibilità diversa verso l’horror psicologico e simbolico della serie.
“Se avrò l’opportunità, torneremo ancora una volta a Silent Hill”, ha spiegato Gans, sottolineando come per lui il franchise non sia solo un videogioco, ma una vera e propria opera d’arte moderna, sperimentale e disturbante. Il regista ha lasciato intendere che esistono capitoli della saga “estremamente validi” e profondamente diversi sia dal primo film sia da Return to Silent Hill, che meriterebbero una trasposizione cinematografica.
Gans ha anche ricordato il clima tossico che accompagnò l’annuncio del primo film: vere e proprie minacce di morte da parte di fan convinti che avrebbe rovinato un classico intoccabile. Una pressione enorme, che secondo il regista ha reso ancora più pesante la responsabilità del secondo e del terzo film, cercando al tempo stesso di rendere Silent Hill accessibile anche a chi non ha mai giocato i videogiochi.
Ironia della sorte, Return to Silent Hill non sta vivendo un destino migliore dei suoi predecessori: i punteggi su Metacritic e Rotten Tomatoes lo collocano tra i film peggio recensiti dell’ultimo anno, nonostante la recente rinascita del brand grazie a Silent Hill 2 Remake e Silent Hill f.
C’è qualcosa di paradossale nel fatto che Gans voglia tornare ancora una volta su queste nebbie mentre la critica lo respinge. Ma forse è proprio questo il punto: Silent Hill non è mai stato rassicurante, né pensato per piacere a tutti. Il problema non è tanto se Gans stia “facendo un buon lavoro”, quanto se il cinema sia davvero il mezzo giusto per tradurre un orrore che vive di interattività, silenzi e colpa personale. Tornare ancora? Possibile. Necessario? Qui, la nebbia si fa davvero fitta.