Bully 2 è stato a lungo uno dei grandi “mai realizzati” di Rockstar Games, oggetto di desiderio per milioni di fan sin dal lancio del primo capitolo nel 2006.
Oggi arriva una spiegazione più concreta sul perché il progetto non abbia mai visto la luce: lo stesso Dan Houser, ex capo e co-fondatore dello studio, ha chiarito che le ragioni vanno ricondotte a semplici problemi di risorse e organizzazione interna.
Il titolo originale, incentrato sulle vicende di Jimmy Hopkins, un ragazzo ribelle che si muove all’interno di un severo collegio, rappresentava un esperimento molto diverso rispetto a Grand Theft Auto.
Accolto con entusiasmo dalla critica, ma anche con numerose polemiche per i suoi contenuti controversi, Bully è rimasto un punto fermo nella memoria collettiva dei videogiocatori. Da allora, più volte si è parlato di un possibile seguito, alimentato da voci e rumor mai confermati.
Durante un’intervista concessa a IGN e rilanciata durante il Comic Con di Los Angeles, Houser ha ammesso che l’idea di realizzare Bully 2 c’era, ma che lo studio non riusciva a sostenerla. «Penso che fosse solo una questione di “bandwidth issues”», ha dichiarato.
«Se hai un team creativo ridotto e un gruppo dirigente ristretto, non puoi portare avanti tutti i progetti che vorresti». Una spiegazione che conferma ciò che molti sospettavano: Rockstar, impegnata su produzioni mastodontiche come GTA e Red Dead Redemption, non aveva lo spazio necessario per lavorare a un titolo aggiuntivo di quella portata. Houser, che ha lasciato Rockstar nel 2020 per fondare Absurd Ventures, oggi è impegnato in nuovi progetti multimediali.
Intanto lo studio da lui creato è interamente concentrato su Grand Theft Auto VI, atteso per il 26 maggio 2026. Quanto al ritorno di Bully, rimane ancora incerto. Con il 20° anniversario del gioco all’orizzonte, i fan sperano almeno in un remaster o in un remake, ma al momento non ci sono conferme.