Nintendo, Capcom e Konami conservano oltre il 97% del personale: è il dato citato dall'esperto Satvat nel confronto sulla salute dell'industria videoludica giapponese rispetto a quella occidentale. Nelle sue valutazioni, la maggiore stabilità occupazionale si accompagna a differenze nella dimensione dei team, nelle scelte produttive e nei compensi dei vertici aziendali.
Secondo Satvat, le squadre giapponesi tendono a essere più piccole e snelle. Queste aziende avrebbero evitato di farsi trascinare dalla corsa ai live service e dai progetti mastodontici con 500 persone al lavoro: due direzioni produttive che l'esperto contrappone al modello seguito dalle società citate.
Il confronto riguarda anche gli stipendi dei dirigenti. Satvat osserva che i vertici delle aziende giapponesi ricevono comunque compensi elevati, ma indica un ordine di grandezza di due o tre milioni di dollari, contro i trenta milioni che possono caratterizzare le retribuzioni dei grandi gruppi occidentali.
Gli esempi riportati sono quelli di Andrew Wilson e Shuntaro Furukawa. Il dirigente di Electronic Arts ha ricevuto 38.649.984 dollari nell'esercizio fiscale citato, circa 305 volte la retribuzione mediana dei dipendenti. Per il presidente di Nintendo, invece, il compenso complessivo comunicato nello stesso periodo ammontava a circa due milioni di dollari.
Su scala globale, le proiezioni di Satvat stimano 57.628 posti eliminati tra il 2022 e il 2026. Nello stesso arco temporale, però, sono stati creati posti di lavoro in quantità sostanzialmente equivalente: nel bilancio complessivo descritto dall'esperto, l'occupazione del settore è cresciuta molto modestamente, nell'ordine di poche migliaia di persone.
La distribuzione geografica dei tagli mostra uno squilibrio marcato. Nei dati del monitoraggio relativi al 2026, il Nord America concentra il 66% degli episodi di licenziamento e il 79% dei lavoratori coinvolti. Sommando anche l'Europa, la quota raggiunge il 96% degli episodi registrati.
Satvat cita inoltre un intervallo compreso fra dodici e diciotto mesi durante il quale, secondo le sue stime, oltre metà dei licenziamenti mondiali si sarebbe concentrata nella sola California.
Per gli sviluppatori impiegati negli studi tripla A tradizionali del Nord America e dell'Europa occidentale, l'esperto arriva a paragonare la gravità della situazione al crollo del 1983, individuando proprio in questa parte dell'industria l'epicentro della crisi occupazionale.