Netflix ha ufficialmente rinunciato alla sua offerta da 83 miliardi di dollari per acquisire Warner Bros. Discovery, compreso lo studio cinematografico, HBO e il servizio di streaming HBO Max.
La decisione, annunciata giovedì dai co-amministratori delegati Ted Sarandos e Greg Peters, segna la fine di una trattativa avviata nel dicembre scorso e ridisegna completamente gli equilibri tra i grandi attori del settore dell'intrattenimento digitale.
La motivazione ufficiale è di natura strettamente finanziaria. «La transazione che avevamo negoziato avrebbe creato valore per gli azionisti con un percorso chiaro verso l'approvazione normativa», hanno dichiarato Sarandos e Peters, aggiungendo però che «al prezzo richiesto per pareggiare l'ultima offerta di Paramount Skydance, l'accordo non è più finanziariamente attraente».
Al centro della disputa c'è la contro-offerta presentata da Paramount, guidata da David Ellison, che ha proposto un'acquisizione ostile dell'intera Warner Bros. Discovery — non soltanto delle sue componenti selezionate come previsto dall'accordo originale con Netflix.
Dopo una serie intensa di rilanci e persino un contenzioso legale, WBD ha concesso a Paramount l'opportunità di presentare la propria offerta definitiva e migliore.
WBD ha ora dichiarato che la proposta di Paramount a 31 dollari per azione interamente in contanti rappresenta un'offerta "superiore".
L'accordo prevede che Paramount si faccia carico di una penale regolatoria da 7 miliardi di dollari qualora la fusione non dovesse concludersi, oltre alla penale di 2,87 miliardi di dollari dovuta a Netflix per l'abbandono del contratto precedentemente sottoscritto.
L'intesa include inoltre una clausola tecnica di notevole interesse finanziario: una cosiddetta "ticking fee" giornaliera pari a 0,25 dollari per trimestre, che inizierà a maturare a partire dal 30 settembre 2026 fino al perfezionamento dell'operazione con Paramount.
Un meccanismo pensato per incentivare la chiusura rapida della transazione e tutelare gli azionisti di WBD dai rischi di una trattativa prolungata.
Vale la pena ricordare che, nel corso delle ultime settimane, Netflix aveva già modificato la propria offerta originale convertendola in un'operazione interamente in contanti, in risposta alla crescente pressione esercitata da Paramount.
Sarandos si era addirittura presentato davanti al Senato degli Stati Uniti per rispondere alle preoccupazioni sollevate attorno a quella che molti analisti avevano definito una megafusione potenzialmente problematica dal punto di vista della concorrenza.
I vertici di Netflix hanno voluto chiudere la vicenda con una nota che suona quasi come un commiato: «Crediamo che avremmo saputo essere ottimi custodi dei marchi iconici di Warner Bros. e che il nostro accordo avrebbe rafforzato l'industria dell'intrattenimento, preservando e creando nuovi posti di lavoro nella produzione negli Stati Uniti».
Con il ritiro di Netflix dal campo, si apre ora una nuova fase: la fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery potrebbe creare un colosso dell'intrattenimento in grado di sfidare Disney e le ambizioni globali di Netflix stessa sul terreno dei contenuti originali, della proprietà intellettuale e della distribuzione in streaming.
I prossimi mesi saranno cruciali per verificare se le autorità regolatorie statunitensi ed europee daranno il via libera a un'operazione che ridefinirà strutturalmente il settore.