Negli ultimi mesi, Valve si trova al centro di una serie di vicende legali che ne mettono a dura prova la reputazione. La più recente e forse la più grave riguarda un'indagine formalmente avviata dall'FBI, su sette giochi pubblicati sul suo store che sarebbero stati veicoli di malware, ovvero programmi malevoli progettati per colpire gli utenti ignari.
Non si tratta di un caso isolato: Steam, con le sue decine di migliaia di titoli pubblicati ogni anno, è da tempo una piattaforma difficile da controllare capillarmente, e questa dimensione colossale ha finito per favorire l'infiltrazione di contenuti pericolosi.
I sette giochi sotto la lente degli investigatori americani hanno nomi che ai più diranno poco: BlockBlasters, Chemia, Dashverse/DashFPS, Lampy, Lunara, PirateFi e Tokenova. L'FBI ritiene che questi titoli possano essere riconducibili a un unico soggetto o a un gruppo coordinato, e che gli attacchi si siano concentrati in un arco temporale preciso, tra maggio 2024 e gennaio 2026.
Tra questi, BlockBlasters aveva già fatto parlare di sé in precedenza: era stato accusato di aver sottratto denaro a un noto streamer sulla piattaforma Twitch, il servizio americano di live streaming molto popolare tra i videogiocatori.
L'indagine non mira soltanto a identificare i responsabili, ma anche a mappare le vittime. Secondo la legislazione federale e statale degli Stati Uniti, chi ha subito danni potrebbe avere diritto a un risarcimento, e per questo l'FBI ha esplicitamente invitato gli utenti colpiti a farsi avanti, fornendo dettagli utili: come hanno scoperto il gioco, chi glielo ha segnalato, e se e quanto denaro è stato loro sottratto. In alcuni casi, le vittime potrebbero essere ricontattate per approfondire le circostanze dell'attacco.
La vulnerabilità di Steam non è una novità. La piattaforma è strutturalmente aperta, e questo vale in particolare per lo Steam Workshop, la sezione dedicata alle mod.
È proprio attraverso questo canale che in passato si sono diffusi contenuti dannosi, come i malware individuati in alcune mod del gioco Schedule 1. Valve è intervenuta più volte rimuovendo titoli truffaldini, presentati come giochi legittimi ma in realtà concepiti per rubare dati o denaro agli utenti, ma la vastità dell'offerta rende il monitoraggio sistematico un'impresa complessa.
Il dossier giudiziario che circonda Valve, però, va ben oltre il fronte dell'FBI. Alla fine di febbraio, il procuratore generale dello Stato di New York, Letitia James, ha avviato una causa contro l'azienda di Seattle su un tema molto diverso ma altrettanto delicato: le cosiddette loot box, i pacchetti premio casuali presenti in giochi come Dota 2 e Team Fortress 2.
Secondo l'accusa, questi meccanismi costituirebbero una forma di gioco d'azzardo illegale rivolta ai minori, una questione che in Italia e in Europa è già stata oggetto di dibattiti normativi. L'azione legale chiede sanzioni fino al triplo dei ricavi che Valve avrebbe ottenuto attraverso queste funzionalità.
Non finisce qui: lo Stato di Washington ha intentato una causa analoga sempre sulle loot box, mentre la Performing Right Society del Regno Unito ha trascinato Valve in tribunale per presunte violazioni del copyright legate alla musica presente nei suoi giochi.
Un fronte su più piani, dunque, che vede l'azienda impegnata contemporaneamente su questioni di sicurezza informatica, tutela dei minori e diritti d'autore.
La situazione solleva interrogativi più ampi sul modello di governance delle grandi piattaforme digitali di distribuzione. Steam ospita una quantità di contenuti paragonabile a quella di un grande marketplace generalista come Amazon, ma con risorse di controllo che non sempre reggono il confronto con la mole di pubblicazioni.
La pressione legale accumulata in questi mesi potrebbe spingere Valve a rivedere in modo strutturale i propri sistemi di verifica, una riforma che molti osservatori del settore considerano ormai non più rinviabile.