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Il papà di Katamari Damacy vuole più giochi folli

Keita Takahashi riconosce che To a T non ha venduto abbastanza, ma invita l’industria a puntare su giochi più divertenti e bizzarri.

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Il papà di Katamari Damacy vuole più giochi folli
Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Staff Writer @SpazioGames

Pubblicato il 15/12/2025 alle 14:30

La notizia in un minuto

  • Keita Takahashi, creatore di Katamari Damacy, rivela che il suo ultimo gioco To a T è stato un flop commerciale, costringendolo a trasferirsi nuovamente in Giappone dopo anni in Nord America
  • Il designer non possiede i diritti di Katamari Damacy, rimasti a Bandai Namco, evidenziando come i talenti creativi spesso perdano il controllo delle loro creazioni più iconiche
  • Takahashi sottolinea che sta diventando sempre più difficile portare avanti progetti sperimentali e lancia un appello per trovare investitori disposti a supportare Uvula, il suo studio indipendente

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Il mondo del gaming indipendente torna a fare i conti con una realtà sempre più difficile da affrontare: anche i nomi più celebri del settore non sono immuni ai fallimenti commerciali.

Keita Takahashi, il visionario creatore di Katamari Damacy, ha recentemente rivelato che il suo ultimo titolo To a T non ha raggiunto i risultati sperati, costringendolo a trasferirsi nuovamente in Giappone dopo anni trascorsi in Nord America. 

In un'intervista a Games Radar, Takahashi non ha usato mezzi termini nel descrivere la situazione: il gioco non ha venduto abbastanza e si è rivelato un flop commerciale.

To a T, pubblicato da Annapurna Interactive e sviluppato dallo studio personale del game designer, Uvula, rappresentava un progetto ambizioso e atipico anche per gli standard di Takahashi.

Il titolo segue le avventure di un bambino bloccato in una T-pose, quella posizione rigida e cruciforme tipica dei modelli 3D non animati nei videogiochi, trasformando una stranezza tecnica in un concept narrativo incentrato sulla disabilità e sulla diversità.

L'insuccesso commerciale di To a T ha avuto conseguenze dirette sulla vita personale del designer giapponese. Dopo aver vissuto tra Vancouver e San Francisco per oltre un decennio, Takahashi ha dovuto fare i bagagli e tornare in Giappone.

"Questo è il rischio di essere indipendenti", ha dichiarato con una lucidità disarmante, sottolineando come la scelta dell'indipendenza comporti rischi finanziari considerevoli che lui stesso è disposto ad accettare.

Chi conosce la carriera di Takahashi sa bene che il designer ha lasciato Namco nel 2010, dopo aver dato vita alla serie surreale di Katamari Damacy, quel peculiare gioco in cui i giocatori devono rotolare una palla sempre più grande per raccogliere oggetti di dimensioni crescenti.

Tuttavia, come ha rivelato nell'intervista, Takahashi non possiede i diritti intellettuali di Katamari Damacy, che rimangono saldamente nelle mani di Bandai Namco. L'editore giapponese ha infatti continuato a sviluppare e pubblicare nuovi capitoli della serie senza il coinvolgimento del creatore originale.

Questa mancanza di controllo sulla sua creazione più iconica evidenzia uno dei problemi strutturali dell'industria videoludica: i talenti creativi spesso non mantengono ownership delle IP che hanno contribuito a plasmare.

Una dinamica che spinge molti sviluppatori verso l'indipendenza, ma che, come dimostra il caso di To a T, comporta incertezze economiche significative.

Takahashi ha respinto l'etichetta di "creatore di giochi di nicchia", spiegando che nessuno sviluppatore parte con l'intenzione di realizzare un prodotto destinato a un pubblico ristretto.

"So che i miei giochi sono lontani dal mainstream", ha ammesso, ma ha sottolineato che la questione centrale non è se un gioco sia di nicchia o tradizionale, bensì se piaccia o meno al pubblico. Un'osservazione che tocca il cuore del dibattito sullo sviluppo indipendente: l'equilibrio tra visione artistica e sostenibilità commerciale.

Il designer giapponese ha spiegato che l'ispirazione per To a T è nata dall'atmosfera cupa e deprimente del luogo in cui viveva, spingendolo a creare qualcosa di positivo e ridicolo come contraltare.

Il risultato è un titolo che mescola gioia e umorismo con una riflessione profonda sulla disabilità e sull'accettazione, un tema raramente esplorato nel medium videoludico con questa sensibilità. 

Nonostante le difficoltà, Takahashi rimane ottimista sullo spazio per nuove idee nel panorama videoludico, anche se ammette candidamente che sta diventando sempre più difficile per lui portare avanti progetti sperimentali.

La sua richiesta finale è un appello diretto: chiunque sia interessato a investire in Uvula è invitato a farsi avanti per continuare a creare giochi divertenti e bizzarri.

Il gioco è stato pubblicato su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S il 28 maggio, ma evidentemente non è riuscito a trovare la sua audience. Resta da vedere se Takahashi riuscirà a trovare partner disposti a supportare la sua visione creativa unica, o se dovrà scendere a compromessi con le logiche di mercato per continuare a sviluppare videogiochi.

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Fonte dell'articolo: www.eurogamer.net

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