Koji “IGA” Igarashi ha un proposito molto chiaro per il 2026, e non riguarda solo lo sviluppo del suo prossimo videogioco. Il celebre producer legato indissolubilmente alla storia di Castlevania ha dichiarato che la sua priorità per il nuovo anno sarà una sola: restare fuori dall’ospedale.
In un’intervista concessa a Famitsu, Igarashi ha ammesso senza giri di parole di aver dato per scontata la propria salute nel corso del 2025. Un errore che gli è costato caro, considerando i numerosi ricoveri affrontati negli ultimi dodici mesi. Per questo, pur restando focalizzato sul lavoro, il suo obiettivo personale è ora quello di cambiare stile di vita e prendersi finalmente cura di sé.
“Naturalmente voglio pubblicare il mio nuovo gioco, Bloodstained: The Scarlet Engagement”, ha spiegato Igarashi, “ma dopo essere stato ricoverato così spesso nel 2025, sento il bisogno di rivedere le mie abitudini e prestare maggiore attenzione alla mia salute”. Parole semplici, ma che raccontano molto del peso che l’industria dello sviluppo videoludico continua a imporre anche ai suoi autori più affermati.
The Scarlet Engagement rappresenta un progetto particolarmente importante per Igarashi. Si tratta infatti del seguito diretto di Bloodstained: Ritual of the Night, uscito nel 2019 e accolto come un vero e proprio erede spirituale dei Metroidvania che lo hanno reso una figura leggendaria durante gli anni in Konami. Titoli come Symphony of the Night, Aria of Sorrow e Order of Ecclesia continuano ancora oggi a definire il genere.
Il contesto rende queste dichiarazioni ancora più significative. Nel giugno scorso, Igarashi aveva rivelato che il creative director del progetto, Shutaro Iida, altro veterano di Castlevania, sta affrontando una battaglia contro il cancro. Una notizia che ha gettato una luce diversa sullo sviluppo del gioco e sulle condizioni di lavoro del team di ArtPlay.
In un’industria che spesso celebra la dedizione estrema come virtù assoluta, le parole di Igarashi suonano come un promemoria necessario. I videogiochi possono attendere, la salute no. E se il 2026 dovrà essere ricordato per qualcosa, tutti sperano che sia per buone notizie, sul fronte creativo ma soprattutto umano.