Highguard è già arrivato al capolinea. Lo sparatutto free-to-play sviluppato da Wildlight Entertainment spegnerà definitivamente i server il 12 marzo, appena 45 giorni dopo il lancio avvenuto a fine gennaio. Un ciclo vitale brevissimo, che supera di soli 31 giorni quello di Concord, altro live service finito rapidamente nel dimenticatoio.
L’annuncio è arrivato il 3 marzo attraverso un post ufficiale dello studio, accompagnato da un blog dal titolo inequivocabile: “Highguard’s final update arriving soon. Thank you for playing with us”. Nel messaggio, gli sviluppatori parlano di una “decisione difficile”, ringraziando gli oltre 2 milioni di giocatori che hanno provato il titolo dal day one. Nonostante l’interesse iniziale e il supporto della community, il team ha ammesso che il gioco non è riuscito a costruire una base utenti sostenibile nel lungo periodo.
Prima della chiusura definitiva arriverà un ultimo aggiornamento, previsto tra la notte e le prossime ore, che introdurrà un nuovo Warden giocabile, un’arma inedita, progressione dei livelli account e alberi delle abilità. Un canto del cigno che suona quasi simbolico per un progetto che, fin dall’inizio, ha faticato a trovare una propria identità nel mercato affollato degli sparatutto competitivi.
La parabola di Highguard è stata rapida e turbolenta. Presentato come gran finale dei Game Awards 2025, il titolo – sviluppato da ex membri dei team di Titanfall e Apex Legends – non ha convinto fin dal primo impatto. Lo stile artistico percepito come generico e l’ennesima formula multiplayer 3v3 free-to-play hanno acceso critiche immediate sui social. In breve tempo il dibattito online è degenerato, mentre lo studio sceglieva il silenzio.
Secondo alcune ricostruzioni, il piano originale prevedeva un lancio a sorpresa in stile Apex Legends, ma l’occasione di chiudere lo show di Geoff Keighley si è rivelata troppo ghiotta per essere rifiutata. Dopo il debutto del 26 gennaio su Xbox, PlayStation e PC, Wildlight ha tentato di correggere la rotta con aggiornamenti sostanziosi, tra cui una modalità 5v5 e una variante focalizzata sui raid alle basi nemiche, uno degli elementi più apprezzati del gameplay. Tuttavia, nessuna modifica è riuscita a invertire la tendenza.
I numeri parlano chiaro: dopo un picco iniziale di circa 97.000 utenti contemporanei su Steam, il titolo non si è mai avvicinato nuovamente a quelle cifre. Il crollo dell’utenza ha portato anche a licenziamenti interni poche settimane dopo il lancio, segnale di un progetto già in forte difficoltà.
Ora Highguard si prepara a entrare nel “cimitero digitale” dei live service falliti, un elenco che negli ultimi anni si è allungato in modo preoccupante. Se non altro, può rivendicare una sopravvivenza leggermente più lunga rispetto a Concord, fermatosi a 14 giorni. Un primato amaro, che sottolinea quanto sia fragile l’equilibrio tra hype mediatico e reale sostenibilità di un gioco come servizio.
“Da tutti noi di Wildlight, grazie per aver giocato, per averci supportato e per aver fatto parte della storia di Highguard”, ha scritto lo studio su X. Una storia breve, intensa e già conclusa, che riaccende il dibattito sulla saturazione del mercato multiplayer e sui rischi sempre più evidenti dei modelli live service.