Bastano quattro giorni per trasformare un ritorno tanto atteso in un incubo digitale. Activision ha rilasciato la settimana scorsa le versioni rimasterizzate di Call of Duty: Black Ops e Black Ops 2 su PS4 e PS5, proponendo port diretti senza aggiunte particolari al prezzo di quaranta dollari ciascuno. Nonostante l'assenza di contenuti inediti, milioni di giocatori in tutto il mondo hanno risposto con entusiasmo, spinti dalla nostalgia per uno dei capitoli più amati della saga sparatutto.
La promessa di server completamente nuovi aveva alimentato aspettative concrete: Activision aveva confermato che le riedizioni sarebbero girate su infrastrutture inedite, lontane dai problemi che avevano afflitto le versioni originali su tutte le piattaforme nel corso degli anni. Una garanzia che sembrava poter tenere lontani hacker e cheater almeno per un periodo ragionevole. Quella speranza si è rivelata, con amarezza, prematura.
Il fenomeno più preoccupante riguarda le partite in modalità Domination del primo Black Ops. Chi si trova in una lobby con un giocatore già al livello massimo dovrebbe abbandonare immediatamente la partita senza effettuare nessuna eliminazione.
Le conseguenze di una singola kill in queste circostanze sono due: nel migliore dei casi si riceve una quantità abnorme di punti esperienza che porta istantaneamente al livello 50; nel peggiore, i punti esperienza vengono registrati con segno negativo, portando il profilo al di sotto del livello 1. Poiché il livello minimo richiesto per accedere al multigiocatore è proprio l'1, questo secondo scenario blocca di fatto l'account, rendendo impossibile continuare a giocare online.
Gli hacker coinvolti sembrerebbero operare manipolando i file di salvataggio del gioco, una tecnica che consente loro anche di ottenere accesso permanente ai cosiddetti Pro Perk, potenziamenti avanzati che alterano significativamente l'equilibrio delle partite. Non si tratta dunque dei classici wallhack o aimbot ma di exploit capaci di compromettere l'esperienza di gioco in modo molto più profondo e duraturo.
Le ripercussioni si avvertono sull'intera struttura delle sessioni di gioco. I cheater entrano e abbandonano continuamente le partite, generando anomalie nei punti di respawn e destabilizzando le lobby. Il risultato è che modalità pensate per ospitare nove giocatori per squadra, come il Ground War, si ritrovano ridotte a scontri da due contro due o tre contro tre, perché gli utenti onesti abbandonano non appena individuano un hacker.
Sul fronte delle buone notizie, i port supportano il crossplay tra PS4 e PS5, smentendo alcune indiscrezioni precedenti che negavano questa funzionalità. Inoltre, i possessori dei DLC possono fare matchmaking anche con chi non li ha acquistati, una scelta che amplia il bacino di giocatori disponibili.
Al momento non esiste alcuna correzione ufficiale per questi exploit.